«𝐍𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐯𝐢 𝐡𝐨 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨, 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐭𝐞? 𝐄 𝐝𝐞𝐯𝐨 𝐚𝐦𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝'𝐚𝐯𝐞𝐫𝐯𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐚 𝐟𝐫𝐚' 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨.
ꜰʀᴀ' ɢɪʀᴏʟᴀᴍᴏ - 𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆' 𝒏𝒐𝒏 𝒃𝒓𝒖𝒄𝒊𝒐 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒊 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒉𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒐𝒍𝒊 𝒅𝒊 𝒂𝒓𝒎𝒊𝒈𝒆𝒓𝒊 𝒂𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒂𝒏𝒅𝒐?
ꜰʀᴀ' ᴛᴏᴍᴍᴀꜱᴏ ꜱᴄᴏꜱꜱᴇ ɪʟ ᴄᴀᴘᴏ - 𝐄' 𝐚 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚, 𝐩𝐢𝐮𝐭𝐭𝐨𝐬𝐭𝐨. 𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐭𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐯𝐢 𝐬𝐜𝐮𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚𝐫𝐯𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐨.»
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Ferrara, 1626.
È in questa città, nel ghetto ebraico istituito da poco, che Fra' Girolamo Svampa deve indagare su un omicidio che cela più di quanto in realtà sembra rivelare.
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La scena si apre con un processo, una seduta del Sant'Uffizio alla presenza dei padri giudiziari, tra cui Cesare Borghese, Niccolò Ridolfi e Ippolito Maria Lanci ab Aqua Nigra. Il processo postumo di colpevolezza contro Fra' Gabriele da Saluzzo, rivelatosi un discepolo del Torrefosca, introvabile nemico dello Svampa.
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Fra' Girolamo, irriverente e austero al tempo stesso, si presenta con le solite sfrontatezza, superbia e risolutezza di sempre.
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Dopo il processo, Niccolò Ridolfi lo manda, su istruzione del cardinale Ludovisi, a Ferrara, ad indagare sulla morte di Solomon Codovero, un ebreo ritrovato con la schiena squarciata nel cimitero accanto al convento di San Domenico. Un cimitero che, prima dell'ampliamento del convento stesso, era ebraico.
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Così le indagini di Girolamo Svampa portano ad un altro tassello della sua ricerca, qualcosa che lo conduce in intrighi legati al Sant'Uffizio e alla 𝖖𝖆𝖇𝖇𝖆𝖑𝖆𝖍 ebraica.
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Non vi dico altro, se non questo: leggete questo libro, leggete tutte le avventure di Fra' Girolamo Svampa, perché ne valgono la pena.
La prosa di Marcello Simoni è impareggiabile: lui si documenta, studia, accompagna il lettore in un'indagine che incalza sempre di più, con colpi di scena e rivelazioni che vi tengono incollati alle pagine.
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Ho preso il mio tempo per leggere questo libro, perché Fra' Girolamo è uno - se non il primo - dei personaggi che più amo creato dalla mente e dalla penna di Marcello Simoni. Lo adoro per la sua sfrontatezza, il suo circondarsi di personaggi come padre Francesco Capiferro, con la sua sconfinata biblioteca mentale, la sua memoria eidetica e letteraria che ammiro tantissimo e mi appassiona. O come Margherita Basile, la donna che fa parte della vita di Girolamo nel bene e nel male.
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Grazie a Marcello per questa meraviglia che ho amato, no anzi, adorato.