Ecco tutto qui, dal titolo di una canzone contenuta in Foto Ricordo, album del 1979, è la storia appassionata di una vita unica e irripetibile, dove l’artista e l’uomo Enzo Jannacci sono fotografati e raccontati da chi lo ha visto e conosciuto da vicino, sul lavoro, tra gli hobby, accompagnandone la carriera e le avventure di tutti i giorni. Diviso per decenni, dai primi coraggiosi esperimenti degli anni Cinquanta, fino al passo d’addio del 2013, il testo ritrae Jannacci come testimone del suo tempo, un mosaico gioioso e tragico insieme, capace di dividersi tra musica e medicina, tra concerti, dischi e produzioni, tra teatro e televisione, pubblicità, regie e arti marziali, cinema e cabaret, senza mai mancare il una traiettoria di umorismo, nonsense e amare riflessioni sui più sfortunati, sui derelitti, sui dimenticati dalla società. Un mistero buffo, come lo avrebbe definito l’amico e maestro di sempre, Dario Fo. Oltre a un prezioso apparato di fotografie mai pubblicate prima, il libro offre un panorama ricchissimo su lavori e opere passate in rassegna puntigliosamente, con l’ausilio di alcune delle tante persone che gli hanno voluto bene e ancora oggi lo considerano un ineludibile punto di riferimento per il mondo dello spettacolo, e non tra questi Renzo Arbore, Massimo Boldi, Sergio Castellitto, Romano Frassa, Dalia Gaberscik, Ricky Gianco, Gino e Michele, Gino Paoli, Gianni Rivera, Paolo Rossi, Vasco Rossi.
Enzo Jannacci, nella nostra famiglia, era al pari di un nostro famigliare. Io sono cresciuta con mio papà che lo ascoltava dal giradischi prima e dall'auto poi, e con mia mamma che ballava sulle sue canzoni (o piangeva, a seconda del testo). Quindi appena è uscito questo libro, scritto a quattro mani dal figlio Paolo con Enzo Gentile, non ho esitato un attimo a comprarlo.
Ma c'è un ma. Forse le mie aspettative erano troppo alte, forse non avevo capito bene in cosa consistesse questo lavoro. Sta di fatto che non mi è piaciuto. Non dico che non sia un buon lavoro, anzi! In oltre 250 pagine sono riassunti tutti i dischi, tutte le canzoni, tutti gli aneddoti lavorativi riguardanti Enzo e la compagnia di amici che aveva attorno (Giorgio Gaber, Massimo Boldi, Cochi e Renato, Paolo Conte, Milva solo per citarne alcuni), ma mi è mancata la parte "famigliare", quel sentimento che scaturisce quando qualcuno ti racconta storie e particolari di un tuo caro. Mi è mancata la parte da pelle d'oca, mi aspettavo di rivedere nella mia mente scene con una certa canzone e mio padre davanti che lo ascolta, o di immaginarmi attimi privati simili ai miei (sono anche io di Milano e anche io sono cresciuta negli anni del figlio Paolo).
E' un buon lavoro per chi Enzo lo deve ancora scoprire.