Cosa fanno i più giovani quando guardano incantati i propri smartphone? Di cosa parlano fra loro? Cos’è che li entusiasma, e quali sono i loro consumi culturali?Vincenzo Marino indaga le passioni e i trend della cosiddetta Gen Z – quella che comprende i nati fra i tardi anni Novanta e l’inizio degli anni Dieci – esplorando con sincera partecipazione ma anche con sguardo critico e disincantato i meccanismi dei nuovi media e della celebrità digitale. Meccanismi spesso impenetrabili per le generazioni precedenti, subito retrocesse a “boomer” (“sei vecchio, non puoi capire”). Ed è proprio nell’intrattenimento online e nella costante interazione con i social network – da Instagram a TikTok, da Twitch a YouTube – che la Gen Z trova uno specchio di sé e vede racchiuso il proprio universo contenutistico o meglio il proprio content. Tra chi trasmette in diretta streaming durante il sonno, capre promosse a influencer e panini virali, Sei vecchio racconta una generazione, attraverso storie che colgono lo spirito del tempo più di quanto immaginiamo – e che rischiano, talvolta, di somigliare a distopie grottesche.
Come abita l’online la generazione Z? Cosa guarda, cosa emula, di cosa ha invidia? L’autore ci descrive un panorama di contenuti da diverse piattaforme, Tik Tok e Twitch sopra tutti. Dentro, descrive i fenomeni, i trend, le persone diventate famose senza possedere un perché (e la mancanza di questo perché è uno dei punti più indagati del libro): ci sono pecore, panini, condomini di creator. C’è il reportage di un mondo dove io, che sono persino più vecchia dell’autore, faccio fatica a comprendere le dinamiche: Marino offre appigli teorici, degli spunti disseminati lungo il libro in termini di link e studi. E poi episodi e fenomeni osservati a lungo, e poi descritti. Manca un robusto apparato teorico che localizza i fenomeni in modo più ampio: non credo fosse l’intento del libro, che rimane un’ottima fotografia di un universo che, per chi non lo abita, appare indecifrabile. Marino lo ha abitato per noi, che quindi, per fortuna, possiamo rimanere nella nostra vecchiaia.
Libro scritto bene, solo che me lo aspettavo diverso. Mi aspettavo un’analisi più sociologica sul fenomeno sul rapporto Gen Z e mondi digitali.
Ho trovato noiosi i dettagli delle vite (banali a mio avviso) sui social di questi poveri disadattati che in cerca di fama fanno la qualunque: dal fare maratone di ore senza fare nulla a tagliare panini in diretta… poi ci stupiamo se in situazioni come Crans-Montana anziché scappare davanti alle fiamme o aiutare chi ne ha bisogno, la gente riprende le fiamme e balla…