"Finalmente ho capito che soltanto il delirio può renderci liberi"
Alberto Laiseca, matto vero, è uno degli scrittori argentini più rispettati degli ultimi anni. Nella sua produzione opere di sci-fi, horror, saggistica, poesia, letteratura fantastica, e via così verso l'infinito.
In questo libro ci sono due racconti:
Il primo, molto riuscito, parla di un romanzo atonale, ed è una fiaba moderna. Il secondo, meno centrato, perché di essere centrato non ne vuole proprio sapere, è ambientato in una sorta di medioevo, tra giganti e dinosauri. Re Teobaldo vuole conquistare la Russia ma si trova a combattere magie, le trovate tecnologiche di Archimede, i pitoni lunghi 30 metri, la peste nera e ogni sorta di diavoleria.
Racconto talmente folle che mi ha fatto venire in mente i temi che scrivevo alle Medie, tipo quello su una Mantide gigante imperatrice che obbligava i suoi sudditi a costruirle un'enorme piramide, ma i sudditi vessati si scazzano, si ribellano e via con scene di sbudellamenti e violenza trash che a Laiseca son sicuro sarebbero piaciute. Alla prof di lettere piacevano molto meno, 'sta imbambita tarpa ali.
Alla fine muoiono tutti, sia nei miei racconti di dodicenne che in quelli di Laiseca. Ma non è importante.
L'importante è che Riccardo Piglia ha definito Los Sorias, l'Opus magnum di Laiseca, il più grande romanzo argentino dopo i Sette Pazzi di Arlt.
Qui da noi è ancora abbastanza underground ma la bizzarria dei suoi scritti, le sue invenzioni, la sua volontà di distruggere e reimpastare tradizioni mi fanno venir voglia di recuperare altro di suo.