Ma cosa si era messo in mente? Un semplice operaio che lotta contro il Führer? È come se una zanzara volesse combattere contro un elefante
Lo scrittore tedesco Rudolf Ditzen, noto come Hans Fallada, tossicodipendente, alcolizzato, finito più volte in galera e in manicomio, scrisse nel 1946 in soli 24 giorni le 700 pagine del romanzo, basandosi sui fascicoli provenienti dalla Gestapo sulla vera storia dei coniugi Otto ed Elise Hampel (Quangel nel libro), lui operaio e lei casalinga, che decisero di opporsi al nazismo semplicemente lasciando per le vie di Berlino cartoline che invitavano i tedeschi a ribellarsi al nazismo.
Un atto che sembra semplice e banale ai nostri occhi, ma che a quel tempo portava senza indugi alla pena capitale.
Cosa facevano gli abitanti di Berlino quando trovavano casualmente le cartoline scritte e lasciate faticosamente dai Quangel? Le consegnavano immediatamente, terrorizzati, alla Gestapo, vanificandone di fatto l’effetto. E infatti il momento più drammatico per Otto, una volta catturato, non fu quello delle percosse e delle torture, quanto quello in cui capì che quasi tutte le cartoline prodotte erano state inutili.
La lettura del romanzo è stata per me certamente tra le più coinvolgenti ed interessanti in assoluto. Sottolineerei alcuni punti che emergono dalla lettura:
La paura, i delatori, la solitudine. Quello che si evince dal romanzo è che tutti in Germania avevano paura. Una paura totale. Una paura che faceva mancare il respiro, che attanagliava quando ci si rendeva conto che poteva succedere davvero di tutto. Una paura permanente, perché nulla poteva assicurare di non ritrovarsi, in qualunque momento, sbattuti in una prigione con le ossa rotte. Una paura che invadeva tutti, perfino i nazisti, perché il vento poteva cambiare repentinamente.
In agguato c'erano il carcere, la tortura, la deportazione.
La gente sapeva di poter essere arrestata per un qualsiasi motivo: “tutti hanno qualcosa da nascondere, basta tirarlo fuori” era il credo della Gestapo. E quel “tirarlo fuori” nascondeva torture di ogni tipo, ovviamente. La vita umana non valeva praticamente nulla.
Il regime era oppressivo tanto da rendere quasi impossibile l'opposizione. Solo l’unione tra gli individui avrebbe forse potuto fare la differenza, eppure tutti avevano troppa paura anche solo per leggere fino alla fine le cartoline dei Quangel. La paura aveva creato un popolo di rassegnati delatori, vigliacchi pronti a tutto pur di farsi belli agli occhi dei superiori, a loro volta terrorizzati da possibili delazioni e indiscrezioni che li riguardassero. I delatori erano ovunque e si doveva stare attenti a parlare e anche a non parlare, perché anche tacere poteva essere indice di mancanza di fedeltà al regime.
Intorno alle figure dei coniugi Quangel c'erano anche molti altri personaggi. Persone normali, parenti, brave persone, prostitute, ubriaconi, scommettitori, commissari, militari. Tutti inevitabilmente soli, perché nessuno poteva fidarsi a condividere i propri pensieri. Quasi tutti questi personaggi morirono, anche quelli innocenti. Morirono in assoluta solitudine, senza conforto, senza giustificazione, senza comprendere a fondo le ragioni della propria morte, senza poter condividere con nessuno i propri pensieri.
"Perché tu devi sapere che allora saremo molto soli nelle nostre celle, senza poterci mai scambiare una parola, noi che per più di vent'anni non abbiamo mai trascorso una giornata lontani uno dall'altra. Ma ognuno di noi saprà che l'altro non cede, che ci possiamo fidare l'uno dell'altra nella morte come ci siamo fidati tutta la vita. Dovremo morire anche da soli, Anna!"
La resistenza tedesca. Dal libro si comprende che la maggioranza dei tedeschi era d'accordo col regime nazista. Ognuno tirava avanti come poteva, allineandosi all’ideologia imperante. "Ognuno muore solo" racconta la ribellione di pochissimi uomini, poveracci che hanno una propria dignità, che sono consci di rischiare la vita per principi morali che li porteranno alla morte. Uomini che cercano di comportarsi “bene” per non disprezzarsi, per avere rispetto di sé stessi.
“Sarebbe stato naturalmente mille volte meglio se avessimo avuto un uomo che ci avesse detto: dovete agire così e così', questo o quello è il nostro piano. Ma se ci fosse stato un uomo simile in Germania, non avremmo mai avuto un 1933. Così abbiamo dovuto agire ognuno per conto suo, e siamo stati presi uno per uno, e ognuno di noi morrà solo. Ma non per questo siamo soli, Quangel, non per questo moriamo inutilmente. A questo mondo nulla accade inutilmente, e poiché combattiamo per la giustizia contro la forza bruta, saremo noi i vincitori, alla fine."
La resistenza tedesca probabilmente non fu efficace a causa del regime di sospetto instaurato nel Reich, dalla crudeltà della Gestapo, della magistratura completamente asservita al potere dominante, ma forse anche alle caratteristiche del popolo tedesco, che vedeva in Hitler l’uomo che avrebbe restituito alla Germania il predominio, dopo l’onta della sconfitta subita nella prima guerra mondiale.
La crudeltà dei nazisti. Fallada descrive la crudeltà delle SS, dei commissari nazisti, della Gestapo, delle guardie, in un modo che fa accapponare la pelle. Non vuole scandalizzare, ma solo far capire che la cattiveria, la sopraffazione, la prepotenza, l'arroganza, la stupidità, erano normali in quel periodo in Germania.
Il nazismo non viene visto ed analizzato nelle sue cariche più importanti, che erano ovviamente inavvicinabili per la gente comune; esso viene descritto attraverso le figure emblematiche dei commissari e degli ufficiali della Gestapo che cercano di risolvere il caso delle cartoline e alcuni membri della gioventu hitleriana, spietati, duri, rozzi, efficaci e sbrigativi.
Il libro. "Ognuno muore solo" è un romanzo terribile, che tratta temi importanti come il comportamento che si può e si vuole tenere quando le condizioni della vita divengono moralmente inaccettabili. Che si traduce nella scelta tra la paura della morte e la disperazione della vita. La narrazione della fine dei coniugi Quangel, con la descrizione degli ultimi attimi di vita, dei loro terrori e dei loro segreti è tanto meravigliosa, dal punto di vista letterario, quanto terribile e drammatica dal punto di vista umano.
E' un romanzo trascinante che si legge benissimo, nonostante i temi dolorosi, non tanto per sapere come va a finire, quanto perché le vicende psicologiche dei personaggi sono coinvolgenti al massimo.
Fallada usa un linguaggio istintivo, emotivo, semplicissimo e lineare, quasi banale, quasi ingenuo; un linguaggio che però è perfettamente funzionale alla narrazione. Il paragone dei personaggi del romanzo con uccelli, topi e volpi è semplicemente geniale.
Forse è grazie al sacrificio di quelle due brave persone, ai due coniugi Quengel, se oggi possiamo capire un pochino di più la Germania nazista; le cartoline non saranno servite a ribaltare il regime nazista, ma forse (chissà, spero...) saranno servite a impedire il ripetersi di situazioni come quelle raccontate.