La stella artificiale Meti prometteva energia eterna per il pianeta, ma dopo essersi accartocciata su sé stessa ha causato la fine del mondo per come lo conosciamo. Da due secoli la Terra è in mano agli Arcolai, una casta di potenti che utilizza i Resti, ammassi entropici di ricordi cristallizzati, come energia. La popolazione non conosce l’aspetto del sole, e la volta celeste è un ammasso di meccanismi fasulli. Uomini e donne sono sfruttati come pezzi di ricambio e forza lavoro, o assoldati come pescatori entropici di Resti. Eppure, tra le pieghe del tempo sembra esserci la soluzione. Alessia Principe crea un intreccio di voci e ricordi all’interno di un mondo che si affanna per ritrovare ordine e pace, dal passato fino al presente di Tito e Giosuè, due bambini in attesa di ricevere un trapianto, fortuna che spetta ormai ai più privilegiati.
Stelle meccaniche racconta di desideri che per avverarsi sfidano l’entropia e il caos, e come sopravvivere a un disastro senza mai perdere di vista la propria umanità.
3,5⭐ Un libro che sa tenerti incollato alle pagine ma che non è in grado di rispondere ai quesiti che sorgono per tutta la durata della lettura. Tante cose accadono o funzionano in un determinato modo "perché si". Peccato, secondo me ha un potenziale altissimo che non è stato sfruttato al massimo!
Il mondo di Alessia Principe è complesso e stratificato, come i ricordi e i fogli del passato, che sollevati con cura espongono vecchie storie ed eredità che è impossibile sconfiggere. Eppure i fogli continuano ad accumularsi, o no? Storia da sottolineare per tenere traccia degli eventi (se siete persone che scrivono sui libri) e forse (se siete persone che piangono) fazzolettini.
Il libro prometteva un worldbuilding articolato, dalle tinte post-apocalittiche, e ho deciso di acquistarlo un po’ perché la quarta di copertina mi aveva intrigata tantissimo e un po’ per provare un libro di fantascienza italiana. Avendo letto e recensito qualche fantasy italiano, volevo buttarmi anche sullo sci-fi. Sono partita in quarta, ma purtroppo le mie aspettative sono state deluse. E adesso vi spiego perché.
Stelle Meccaniche è stato pubblicato a inizio 2023 dalla casa editrice Moscabianca e ci trascina in una Terra in cui il sole si è spento. Dopo l'implosione della stella artificiale Meti, che prometteva energia eterna, il mondo per come lo conosciamo ha smesso di esistere. Anche il tempo è cambiato, infatti la narrazione è piuttosto frammentata e l'autrice ci racconta la storia attraverso flashback e flashforward. Una storia costruita su più livelli, insomma. Stelle Meccaniche non è un libro semplice e richiede molta concentrazione durante la lettura. Un aspetto sicuramente apprezzabile!
Il worldbuilding all’apparenza è intricato e affascinante. Purtroppo, però, non viene spiegato quasi nulla e sono arrivata alla fine della lettura con più domande che risposte. Sono passati due secoli dall'implosione di Meti e nessuno ricorda l'aspetto del sole. Ciò che rimane dell'umanità è in mano agli Arcolai. La fonte di energia principale è costituita da frammenti di ricordi, detti Resti, che galleggiano nella volta celeste. Le cose importanti non finiscono qui. In questa realtà distopica le persone sono carne da macello pronte per essere rottamate. I più privilegiati hanno la possibilità di ricevere trapianti di organi e arti, mentre gli altri devono accontentarsi di organi e arti artificiali, fino a quando non resta nulla di loro. In generale non ho capito molto sulla società in cui vivono i protagonisti. Non ci viene spiegato nulla sugli Arcolai — chi sono, come sono arrivati al potere, ecc. — e nemmeno sui Resti. Come viene estratta l'energia da questi resti? Perché in duecento anni non è stato trovato un altro modo per produrre energia?
Lo stile di scrittura mi è piaciuto e penso si sposi appieno con la storia che l'autrice vuole raccontare, anche se ogni tanto si perde in liricismi che appesantiscono un po' la narrazione. Inoltre, ho apprezzato molto i dialoghi: in generale sono ben costruiti e ogni personaggio ha la propria voce ben distinta, soprattutto Tito.
Ci sono tante cose che invece mi hanno lasciata perplessa. Ad esempio, il fatto che le persone vengano usate come pezzi di ricambio. Fatico a trovarne il senso nel momento in cui c'è la possibilità di ricevere arti e organi artificiali. Se c'è la tecnologia per costruirne di artificiali, perché "rottamare" le persone meno privilegiate? Non viene mai spiegato o fatto intuire il motivo per cui ci sia un bisogno così grande di organi e arti. Mi è sembrata solo una cattiveria inutile.
A volte mi capita di leggere un libro perché mi è stato fortemente consigliato da un amico; altre volte la mia superficialità ha la meglio e mi lascio incantare da una copertina particolarmente bella; altre volte ancora, il mio istinto mi dice che la storia promette bene e che mi devo buttare, fare un tentativo, senza fermarmi a domandare secondi pareri… E, credetemi o meno, il mio istinto non fallisce mai.
Questo è un romanzo di genere fantastico e fantascienza distopica… (Come assicurarsi di avere tutta la mia attenzione, in parole povere). Ci troviamo su un pianeta Terra molto diverso da quello nel quale abitiamo oggi: dopo che la stella artificiale Meti, la quale prometteva una fonte eterna di energia, è implosa, il mondo per come lo conosciamo ha smesso di esistere. Al vertice della “catena alimentare” si trovano gli Arcolai e i ricordi degli esseri umani non sono più un concetto astratto, ma degli ammassi cristallizzati chiamati Resti, che fluttuano in un cielo nel quale il Sole non è più visibile. Uomini, donne e bambini sono solo una fonte indifesa di pezzi di ricambio e, in questa realtà nella quale la musica classica è diventata il fulcro del Talento che si ricerca nelle nuove generazioni, solo ai più privilegiati sembra garantita la sopravvivenza.
Ci sono tanti personaggi protagonisti, in ‘Stelle meccaniche’. La storia è raccontata attraverso l’uso di flashback e flashforward, di un susseguirsi di scene che stanno avvenendo, sono avvenute e avverranno. Giosuè e Tito sono forse i personaggi principali del libro; ma c’è Miriam, le cui azioni influenzano direttamente il corso degli eventi quanto i protagonisti degli stessi; il padre di Tito, che ci ha provato come meglio ha potuto; Noè e il piccolo Aristide, che con la loro Nimrod sono andati instancabilmente a caccia di Resti. Tutti loro sono collegati da una trama molto complessa, attraversata da un concetto di “tempo” del tutto nuovo: il Tempo è un ulteriore eroe e antagonista, una forma ora concreta che alcuni riescono a toccare con mano, ma al quale non si può sottrarre l’ultima parola.
Questo libro mi ha creato dentro un buco enorme. Ci sono stati più momenti nei quali mi stavo per mettere a piangere – e non è una cosa che mi capita spesso, leggendo: nello specifico, qualsiasi dettaglio inerente la vita di Tito e di suo padre hanno messo a dura prova la mia sanità mentale; l’amicizia che nasce tra Giosuè e Tito, questi due bambini vittime di un terribile sistema, è stata una cosa bellissima quanto bruttissima da leggere. È con loro che la storia inizia e finisce, perché tutto si ricollega al trapianto che entrambi stanno aspettando e che sarà la goccia, quella che farà traboccare un vaso che si è andato riempiendo pian piano per oltre due secoli.
Mi sono innamorata dello stile di scrittura dell’autrice. Vi è mai capitato di leggere un libro e di pensare che la storia in sé non vi stava appassionando chissà quanto… ma, accidenti, avreste potuto continuare a leggere all’infinito anche solo per come ve la stavano raccontando? Non è questo il caso, perché – anche se rileggerò sicuramente ‘Stelle meccaniche’, in futuro, per chiarirmi meglio le idee – i fatti mi sono piaciuti tanto quanto la forma, ma mi sembrava giusto soffermarmi su quest’ultima: il testo è scritto veramente bene ed è (super) scorrevole; di tanto in tanto si sovrappongono diversi piani temporali e salta fuori quale termine scientifico piuttosto complicato, ma mai al punto da perdere l’orientamento.
Non reputo ‘Stelle meccaniche’ un libro per tutti: se di base la fantascienza e le distopie non creano entusiasmo, potrebbe essere un problema bello grosso; ma è stata una piacevole scoperta, un viaggio meschino e toccante che rifarei subito.
“All’alba le nuvole si diradarono, e per la prima volta dopo due secoli apparve il Sole.”
Non do una stella soltanto perché sono riuscita a finirlo, in qualche modo. Che fatica. Che nervoso. Questo libro ha una premessa magnifica, un'idea di fondo molto interessante che mi ha spinto a comprarlo leggendo la quarta di copertina, un worldbuilding che si prospettava affascinante e originalissimo... Ma purtroppo l'idea di fondo resta quello che è, un fondo, e il worldbuilding è praticamente inesistente. Ci sono troppi elementi uno accozzato all'altro (Tempo con la T maiuscola, entropia, multiverso, post-apocalisse, distopia urbana, traffico di persone?, gli hunger games della musica??, superpoteri?!?!?), una prosa faticosa, con troppe, troppe immagini e metafore che distraggono dalla narrazione invece che accompagnarla e elevarla, e personaggi che forse sono troppi e troppo poco sviluppati e che francamente non mi hanno detto nulla.
Ma andiamo con ordine. Il worldbuilding: Questo mondo dove è ambientata la storia è una città senza nessuna caratteristica a parte il fatto molto importante che le luci sono al radion. Perché se non me lo dicevi 500 volte me lo dimenticavo, e di sicuro la specifica chiarisce l'atmosfera della scena nella mia testa di piu di quanto qualsiasi altra descrizione del circondario avrebbe potuto fare. I Resti ancora non ho capito come funzionano. Come li pescano, come sono fatti, come fanno a trasformarli in energia. Era la cosa che mi aveva attratto del libro, e non so niente. Gli Arcolai poi chi sono?? Governano il mondo, ma dove? Come? Per quanto ne sappiamo in realtà non esistono, sono una leggenda metropolitana. Come sono saliti al potere? Perché? Com'era il mondo prima? Com'è il mondo adesso? Dove siamo? Ci sono ancora gli stati in questo mondo? Parlano tutti una lingua comune in tutta la Terra? Posso intuirlo ma chissà... Poi, non ho capito la questione del traffico di pezzi di ricambio per le persone.... non c'è una spiegazione sul perché ci sia bisogno di questa cosa. Hanno la tecnologia per fare protesi avanzatissime, non puoi farle realistiche e non rubare le braccia ai povery? Poteva esserci un pov di una persona nei quartieri ricchi e di come se la vivono loro, per farci capire il senso. Ma chissenefrega di fare worldbuilding, non ti basta se ti dico che la gente povera è povera e muore perché è povera? È così originale!
I personaggi: ci sono 10mila personaggi maschili, che si fa fatica a distinguere tra loro perché sono tutti uguali, e Miriam, che ha come personalità "sono una donna (mi è venuto il ciclo la prima volta che mi hai incontrato, se non ti fosse stato chiaro che sono proprio una femmina con un utero), sono una madre (perché ho un utero e lo devo riempire, ma lavoro lo stesso perché sono più intelligente di tutte le altre, me lo dicono i 3 uomini forti intorno a cui ruota la mia vita), sono francese (?), ho i capelli blu (ma niente pronomi)."
Cose belle: la trama. Ad un certo punto prende una piega multiverso che manco la Marvel, e il modo in cui è raccontata è un puré di frasi e scene che si susseguono e si ripetono cambiando di qualche dettaglio ogni volta. Ed era molto figo. Finalmente si riusciva a seguire le cose che accadevano e a visualizzarle. Però dura un terzo di libro ed è troppo, troppo lungo. Una cosa così particolare non può durare più di un paio di capitoli, diventa faticosa dopo un po'. Però la trama è bella e interessante e originale e mi è piaciuta. Ha un sacco di potenziale. Peccato per l'esecuzione.
Votazioni Trama: 9/10 Leggerezza scrittura: 7/10 Estetica e world building: 10/10 Chiarezza del testo e flow: 7/10 Complessivo: 8
Trama e worldbuilding eccezionali, ci troviamo in un mondo distopico dove boh c'è stata tipo un esplosione catastrofica e la terra non é più come prima e abbiamo l'introduzione del Tempo come oggetto fisico sotto forma di scatole cubiche chiamate "resti", che riescono a fornire propria e vera energia; questi resti si trovano in cielo e vengono raccolti dai pescatori che vanno appunto a pescarle nel cielo, letteralmente, con delle navi volanti (un'immagine terrificantemente meravigliosa).
Ovviamente, specchio del nostro mondo, la società é controllata dagli Arcolai, la classe dirigente che sfrutta questi resti e che comanda il resto della popolazione, che si divide in gente che, avendo ottenuto dei poteri (ci ritorniamo dopo), si salva e riesce a sopravvivere, vivendo una vita agiata, e gente inutile senza poteri che viene utilizzata come pezzi di ricambio, nel vero senso della parola: vengono loro tolti arti, mani, gambe, occhi o orecchie per darle alle persone "gifted" fondamentali per la società (o meglio per lo sfruttamento che avviene da parte degli arcolai). Gli arti recisi vengono sostituiti con arti meccanici di qualità determinata in base alle condizioni delle parti del corpo, mi sembra, e ti pagano pure, non tantissimo però. La gente gifted non è che ottiene i tipici poteri che ci aspettiamo nelle serie ad esempio quelle sei supereroi, ma dei poteri più legati al tempo e all'intelligenza, ad esempio Miriam ha il potere di entrare nei resti, e quindi nei ricordi delle persone, potendole influenzare; la sorella di Giosuè può prevedere il futuro prossimo; Giosuè ha un udito da musicista eccezionale.
Un immagine mi é rimasta impressa: il padre di non mi ricordo quale dei ragazzini che torna a casa che oramai era quasi tutto un robot, molto dolorante per le parti a contatto tra carne/ossa e protesi. É molto rilevante il contrasto che si ha di una società dove si hanno i resti come fonte di energia e una conoscenza chirurgica e meccanica così in avanti e così spaventosa (per quanto é ampia, anche perché dobbiamo tener conto che gli arti meccanici sono funzionanti quasi come se fossero arti veri, cosa a cui non non siamo arrivati minimamente, ci sono le protesi che si tolgono, queste nel libro no) di fronte ad una società che mi sembra molto quella degli anni 90, il periodo pre-telefoni e pre-internet. Si nota questa differenza, ma secondo me proprio grazie a questa la rende maggiormente distopica, fa quasi paura.
L'autrice riesce a descrivere estremamente bene l'estetica e la vibe di questo mondo, riesci proprio a immaginartelo, e proprio per questo riesci quasi a viverlo, che é una cosa degna di nota, non molti ci riescono. L'immagine che ci da nel libro di questo mondo é soprendente, é magnifica, meravigliosa (non ci vorrei vivere eh). Sarebbe perfetto farci un film, perché la cinematografia sarebbe wow, sarebbe così gragica, sarebbe uno dei migliori film esteticamente, e anche di trama (nonostante ce ne siano un sacco distopici come questo...ma allora quindi il bello é proprio che é un libro e non un film?).
Come libro é relativamente corto, anche se per quanto riguarda il modo di scrittura potrebbe risultare un po' difficile, se magari non si è abituati, perché passa da un pov ad altro, e questi pov sono anche temporalmente differenti, uno è il ragazzino, Giosuè, che rappresenta il presente, e l'altra è Miriam che è il passato (ci sarebbe anche il futuro, rappresentato dal figlio di Giosuè). Controllando anche su altre recensioni, e notando che quindi questa è una cosa abbastanza comune, l'autrice si perde dei pezzi, o meglio alcuni passaggi o sono tralasciati o accennati o spiegati un po' male, e ogni tanto mi ha reso difficile la comprensione di alcune cose; c'è da dire a mia discolpa che molte volte lo leggevo che ero stanca, e quindi ci starebbe che magari non capivo bene tutto (dovrei rifare una lettura, magari più avanti).
Mi sarebbe piaciuto tantissimo avere una storia storia per la parte tra il presente il futuro, dove Giosuè porta in atto, da grande, la cosiddetta rovoluzione contro gli Arcolai, nell'obbiettivo di riportare tutti a vedere il vero sole e le vere stelle, non più le stelle meccaniche che gli Arcolai avevano fatto mettere (penso siano stati loro) per far in un certo senso zittire la popolazione, ma il desiderio di vedere le stelle vere non si è mai spento. Il mondo del presente infatti è un mondo inquinato e corrotto, dove però riesci a sentire dai personaggi la speranza, che è ancora viva; ci sono molti pezzi in cui dei personaggi che o guardando il cielo finto mentre lavorano o guardando dei loro cari dicono: "un giorno vedremo anche noi le stelle, le stelle vere, quel giorno arriverà, ne sono sicur". Ed è magnifico. (non mi sto commovendo nel scriverlo nono)
Ritornando all'autrice, si vede che ha si è interessata molto nell'ambito scientifico, tanto che certe volte utilizza termini un po' più sconosciuti di altri, e seconda cosa, si vede che non è esattamente una scrittrice di libri di narrativa, più che altro per le cose che ho detto prima nella parte del "modo di scrittura" (quinto paragrafo). È assolutamente bravissima, ma in termini fi narrativa ci sono alcune cosucce che o magari poteva mettere per rendere le parti più scorribili tra di loro, o dei pezzi in cui per descrivere certe cose mi ha reso un po perplessa (es. pezzo in cui miriam perde la verginità; era necessario? es.2 quando a miriam le arriva il ciclo, o come detto nel libro "il mestruo che le scivolava tra le gambe"; ok era necessario alla storia? no). Poi vabbè, adesso sono contro in generale, ma le interazioni etero, ah che schifo, sorry sorry ma non ce l'ho fatta, poteva non metterle AHAHAHAH, cerco di non contarle nel giudizio complessivo, perché non voglio che mi rovinino tutto il resto. Mi ha un pochino (solo un pochino?) perplesso come i padri fossero sempre messi sotto una luce positiva, l'andamento era "buon padre, vuole una buona vita per i figli, si saceifica per i figli" e basta, diciamo che sono semplicemente dei padri ottimi, non c'è un altro livello alla loro caratterizzazione...mentre per le madri è diverso, soffrono, ci sono mamme che si sacrificano per i figli, ci sono mamme che non si vogliono sacrificare, che in realtà non erano fatte oer essere madri, ci sono donne che hanno emozioni, che piangono, che si preoccupano, che pensano, che risolvono, che aiutano, che provano empatia, donne non tutte uguali (questa cosa l'ho notata adesso, prima mi pareva che le donne venivano messe sempre in cattiva luce, ma mi sono scordata di miriam lol... chiederò pareri e poi aggiornerò). Ah, tra le cose che l'autrice inserisce a caso ma non le sviluppa, c'è anche la parte in cui Giosuè è un musicista e la musica è molto valorizzata, ma solo in una parte specifica, poi ci sono dei sputi qua e la alla fine, ma secondo me era una cosa che o non doveva mettere, perché non si collega bene von tutto il resto, o doveva elaborarlo meglio.
Finale un po' strano, mi ha lasciato col vuoto.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Di ucronia, distopia e store che vanno oltre. Avete presente quelle storie che vi lasciano sospesi dopo averle concluse? Come se non ci fosse possibilità alcuna di rendere loro giustizia con parole e votazioni? Tale è stata l'impressione che mi ha lasciato questo #libro: un misto di ucronica, distopia, scifi e riflessioni sul Tempo e, sopra ogni altra cosa, sull'essere umano. Quest'ultime in particolare mi hanno dato tanto, perché mi sono sentita compresa: porre l'uomo come fonte di distruzione e bellezza insieme. Proprio come vediamo nella vita di tutti i giorni. A livello di prodotto mi sono ritrovata estremamente soddisfatta dallo stile: le pagine si mangiano che è un piacere, la costruzione della #storia è affascinante in un modo indicibile 😍 un insieme di passato, presente, futuro e salti. La sola "pecca": il tutto si basa su concetti scientifici molto specifici che chi, come me, non ha la formazione adatta, può faticare un po' a comprendere. Questo però non toglie niente alla storia perché, nel suo complesso, secondo me la si può apprezzare senza intoppi. Una bellissima sorpresa 😍
questo libro ha qualcosa - l'idea, la caratterizzazione dei personaggi, l'atmosfera, la molteplicità di storie - che mi ha spinta a leggerlo d'un fiato, e sono 300 pagine, nel senso che sono rimasta alzata la notte per finirlo, e non capita tutti i giorni (altrimenti sarei morta credo). mi è piaciuto un botto, insomma.
Mi viene davvero difficile parlare di questo libro perché nella mia testa girano pareri totalmente discordanti. In particolare mi rendo conto che non posso dare un punteggio negativo ad un titolo solo perché non è stato costruito come io avrei voluto fosse costruito.
Uno degli aspetti che io amo di più in un libro ambientato in un mondo diverso da quello terrestre è la costruzione del mondo. È l'unico aspetto descrittivo che per me deve essere ricco di descrizioni e di dettagli. Descrizione che nel mondo delineato da Alessia Principe è assente, se non accennato solo in riferimento alle situazioni che accadono. Mi fa strano però pensare di dare un voto negativo ad un opera per un elemento così soggettivo. Anche perché in questo caso credo che la struttura utilizzata da questo romanzo sia perfetta per il suo lettore ideale, ossia un lettore decisamente più giovane di me. Che molto probabilmente ha più interesse nell'azione che non nelle descrizioni sociopolitiche!
Inoltre, a questa carenza per me importante, si associa una trama interessante, in cui l'evoluzione reale dei personaggi è ben strutturata per permettere dei continui colpi di scena che mantengono alta l'attenzione per tutta la lettura.
Per me non il libro ideale, ma in quanto libro per ragazzi è davvero ottimo.
Libro recuperato al SalTo 2024, preso da Moscabianca principalmente perché editato da un editor che seguo online (StoryDoctor, aka Andrea Viscusi). Libro numero 5 nel trend "non mi piace questo tropo/sottogenere/genere ma mi è piaciuto il libro." In questo caso, la distopia. Oh, 4 libri distopici letti e 4 libri distopici apprezzati. Che cavolo XD La storia riguarda il pianeta Terra. Dopo un incidente con una stella che avrebbe dovuto regalare energia infinita al pianeta, c'è stata fondamentalmente un'Apocalisse. Ora le persone con i cosiddetti "Talenti" sono le uniche considerate meritevoli di vivere, le altre vengono utilizzate come pezzi di ricambio (letteralmente, per varie parti del corpo, che vengono sostituite da parti meccaniche.) Le memorie delle persone sono diventate fisiche e distruggerle porta energia. Seguiamo vari POV nel libro (Miriam, Giosuè, Tito) in un libro essenzialmente caotico (in senso buono!) e surreale. Per tutto il libro, o quasi, le atmosfere sono cupe, la speranza di un mondo migliore è tutta nella mente e nei tentativi dei protagonisti. Alessia Principe è riuscita a creare un mondo veramente fatto bene, immersivo. I ricordi (detti Resti) possono essere cambiati e questo porta a capitoli in cui viene modificato ciò che era successo in capitoli precedenti. Se si riesce a tenere traccia di tutto (e devo dire che non è troppo difficile) questo libro è una lettura pazzesca. Ho specialmente adorato i dialoghi di Tito. Gran bel libro, lo consiglio a chi ha la testa di seguire una storia che cambia sè stessa e non ha problemi a vedere i personaggi fare sforzi immani per cercare di cambiare un mondo disgustoso. Bello, bello, bello.
Il sole si è spento, il futuro è già avvenuto. In uno scenario in cui sopravvivere è il fine, gli uomini sono intrisi di una speranza che è la vera luce. Alessia Principe scrive una storia e ne racconta almeno tre; quella di un'amicizia che sboccia come un germoglio nel luogo più gelido del Nuovo Mondo, quella del respiro del Tempo che non scorre, ma a un certo punto si strappa, vive, ma, soprattutto, ci parla del potere dei ricordi, tema a me carissimo. Sarò sempre grata per l'immagine bellissima dei pescatori di resti; io, che ho paura di perdere pezzi del passato, adesso, ogni volta che mi aggancio a un ricordo, lo immagino fluttuare in un cielo latteo, vedo galeoni di legno a caccia, e sono certa che l'energia potente di ogni riminescenza risuonerà in ogni mia cellula, per sempre.
"Non tutti vogliono conoscere davvero il futuro, fa troppa paura".
Forse averlo letto tra un aperitivo e un abbiocco post prandiale non ha giovato, ma non ho capito molto delle dinamiche di questa storia: dove si narrasse di ricordi, di passati, di passati alternativi, ma anche del funzionamento del mondo del libro. Ad esempio, chi sono gli arcolai? Perché a fronte di tecnologie sviluppate i poveri vengono usati come pezzi di ricambio? Non mi sono piaciute particolarmente nemmeno alcune espressioni usate nel testo, ma quelle per indole mia (sentì che la sua infanzia era finita... 🙄) Terza stella per incoraggiamento
Io la chiamo fantascienza emotiva. Il libro mette da parte i tecnicismi per raccontare come i personaggi vivono la propria umanità filtrata in un mondo futuristico (distopico, in questo caso). Alla fine rimangono delle domande, ma anche le emozioni che l'autrice è riuscita a trasmetterci.
È stata una lettura interessante, con una serie di flashback che si sono intensificati andando avanti con la lettura. Proprio per questo non è stato facile tenere il filo (considerate che non leggo libri da parecchio tempo) e nonostante questo ne è valsa la pena. Potevano esserci i presupposti per sviluppare uno degli ultimi capitoli come un romanzo sequel ma in fondo è meglio così, il più delle volte quest'ultimo tende a rovinare la reputazione del primo libro e a togliere quel po di mistero che ogni tanto non fa male.
"𝙎𝙩𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙢𝙚𝙘𝙘𝙖𝙣𝙞𝙘𝙝𝙚" è un libro distopico fantascientifico ambientato in un mondo devastato dallo scoppio di una stella artificiale, che ha distrutto quasi l’intero pianeta ad esclusione di una piccola civiltà che ha dovuto reinventarsi. In questo nuovo mondo conta solo avere “il talento” e chi non ne è dotato si ritrova ad essere una fonte di pezzi di ricambio. Un altro elemento centrale, e molto interessante, è il tempo, che in questo nuovo mondo prende forma solida e vaga per l’atmosfera sotto forma di ammassi denominati “resti”, ripescati e utilizzati come energia, ma che alcuni posso anche esplorare e rivivere. Insomma, un 𝘄𝗼𝗿𝗱𝗯𝘂𝗶𝗹𝗱𝗶𝗻𝗴 articolato, interessante ed originale, che viene sviluppato e svelato molto bene durante la lettura.
𝗟𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗺𝗮 si sviluppa su più livelli, alternando il presente al passato, esplorando ora un pov ed ora un altro, anche se tutto pare fin da subito destinato a collegarsi in un unico grande disegno. Se da un lato questo aspetto “articolato” mi è parso molto interessante, dall’altro mi ha chiesto un’attenzione che non sempre sono abituata a dare ad un testo, tanto che la lettura mi è risultata più lenta del solito. Alcuni passaggi li ho trovati anche confusi, ma non saprei dire se sono io che mi sono persa dei pezzi e se effettivamente questi pezzi manchino.
𝗜 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗴𝗴𝗶 sono svariati e, data la trama articolata, non saprei neanche definire esattamente quali di loro siano primari e quali secondari. Quello che è indubbio è che siano tutti scritti bene e con profondità, si entra in empatia è si soffre con loro (si, preparatevi perché qui si soffre parecchio).
In conclusione, lo consiglio a chi piace il genere e a chi ha tempo ed attenzione da dedicargli, diciamo che occorre il momento giusto.