Philip K. Dick: “la realtà è ciò che non sparisce quando smetti di crederci”. Ma qual è la realtà? Arriveremo mai a comprenderla? L’umanità si è sviluppata in un periodo nella storia del cosmo che può essere considerato estremamente interessante oppure immensamente demoralizzante: l’universo osservabile è smisuratamente esteso, e ciò induce molti spunti di ricerca e spalanca le porte all’immaginazione; eppure, il fatto che oggi sembri impossibile arrivare a capire tutto è davvero frustrante. Molte teorie sono state formulate per dare un senso a ciò che ci circonda. C’è stato un momento in cui l’uomo ha smesso di preoccuparsi per le piccole cose quotidiane, ha alzato la testa e osservato il cielo. Ed è davvero stupefacente quanto sia stato possibile mettere insieme grazie alle menti più grandi del passato. Ma molti interrogativi permangono, avvolgendo l’universo in un’aura di mistero che è difficile dissipare. Perciò Amedeo Balbi, astrofisico e professore associato all’Università di Roma Tor Vergata, ne “L’ultimo orizzonte”, libro pubblicato nel 2019 dalla casa editrice UTET, tenta di spiegare in maniera semplice ciò che sappiamo dell’universo e ciò che invece c’è ancora da scoprire.
L’autore ripercorre la storia delle scoperte astronomiche, tracciando accuratamente una mappa delle teorie che sembrano inattaccabili, come quella della relatività, e spiegando al meglio vari fenomeni osservabili, che però appaiono così lontani, come la radiazione cosmica di fondo; egli illustra gli argomenti in maniera lineare, anche attraverso riferimenti alle proprie esperienze e opinioni, senza per questo risultare invadente. Sono usati termini tecnici, per cui il linguaggio è complesso, ma si nota il tentativo di esporre nel modo più chiaro possibile, che possa raggiungere tutti.
Vengono esaminati poi gli orizzonti inarrivabili della conoscenza della realtà, e pare una visione leggermente pessimistica: anche con le tecnologie odierne molto avanzate, sembra davvero improbabile che in futuro si faranno nuove scoperte sensazionali, semplicemente perché andranno oltre la comprensione umana. In ogni caso, non bisogna disperare, perché un grande pregio della scienza è essere sempre aperta a nuove proposte e discussioni. Penso che sia indispensabile andare avanti anche quando si crede di aver raggiunto il limite, perché se si vuole raggiungere qualunque cosa, da qualche parte è necessario cominciare. Dopotutto, se non ci fossimo noi esseri umani, a chi importerebbe dell’universo?
È meraviglioso sapere che lì fuori c’è qualcosa di così vasto da non poter essere catturato neppure dal miglior mezzo che abbiamo a disposizione, l’immaginazione; d’altra parte fa davvero paura. Rispetto all’immensità dell’universo, la vita umana sembra non avere alcun valore, perché non c’è nulla né prima né dopo: “Pulvis et umbra sumus”. Credo sia estremamente complicato tentare di descrivere ciò in cui si crede ma su cui non si ha una certezza assoluta, perché neppure la scienza ha una risposta a tutte le domande, e dove essa non arriva è necessario ricorrere alla filosofia.
Il grande potere di questo libro risiede nel riuscire a sollevare il lettore dal luogo in cui si trova e portarlo in uno spazio indefinito, di idee e pensieri. È ancora tanto ciò che non sappiamo ma è bello sperare che in qualche luogo e in qualche tempo qualcuno potrà raggiungere le conoscenze che ci sono precluse. In fin dei conti siamo figli delle stelle.