I due racconti di Tolstoj pubblicati in questo volume, sono due esempi classici di stile narrativo del grande scrittore: in questi racconti non viene indicata nessuna "ideologia": si tratta di storie di vite umane che vanno da Zilin l'ufficiale russo catturato dai tatari che non rinuncia all'idea della fuga impossibile, alla ricca signora in fin di vita perché ammalata di tisi che si aggrappa fino alla fine alla speranza della guarigione
Due racconti di Tolstoj apparentemente presi a caso dalla vasta produzione dello scrittore russo perché non vedo comunanza filosofica o temporale o tematica tra i due racconti poiché il primo è compreso nella vasta antologia "I Primi Quattro Libri di Lettura" (1874-1875) mentre il secondo è un racconto del 1858. Aldilà di questa opinabile scelta della casa editrice Rizzoli,
I due racconti, peraltro scritti benissimo, raccontano l'uno l'irriducibile volontà di un ufficiale russo, preso prigioniero dai Tatari in una scaramuccia, di fuggire e riacquistare la libertà, ritornare al suo reggimento, rivedere la madre prima che muoia,
l'altro racconta gli ultimi giorni di vita di una ricca signora gravemente ammalata di tisi ma aggrappata fino all'ultimo alla speranza di guarire, un irriducibile anelito alla vita, a cui si contrappone la morte dignitosa di un anziano postiglione che, rendendosi contro della fine, dona i suoi comodi stivali a un giovane che non ha nulla per proteggere i piedi dal freddo e infine la morte di un giovane olmo abbattuto da quel giovane per costruire una croce sulla tomba del suo benefattore.
Se il primo racconto è avventuroso e intrigante per le connotazioni sentimentali legate al protagonista che si fa benvolere da una giovanissima tatara pur non rinunciando ai suoi sogni di libertà, il secondo racconto acquista valore proprio dall'atmosfera di mestizia e di dolore che si accompagna alla morte dei protagonisti.