«E io gli ho detto: "guarda che rischi a parlare con me". E lui ha detto: "non me ne importa niente".»
«La storia di Lorenzo Perrone è forse il momento più alto della testimonianza di Primo Levi.» Carole Angier
«Questo libro è splendido: una ricerca storica scrupolosa, scritta magnificamente.» Ian Thomson
In Se questo è un uomo Primo Levi ha scritto: «credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi». Ma chi era Lorenzo? Lorenzo Perrone, questo il suo nome, era un muratore piemontese che viveva fuori dal reticolato di Auschwitz III-Monowitz. Un uomo povero, burrascoso e quasi analfabeta che tutti i giorni, per sei mesi, portò a Levi una gavetta di zuppa che lo aiutò a compensare la malnutrizione del Lager. E non si limitò ad assisterlo nei suoi bisogni più concreti: andò ben oltre, rischiando la vita anche per permettergli di comunicare con la famiglia. Si occupò del suo giovane amico come solo un padre avrebbe potuto fare. La loro fu un'amicizia straordinaria che, nata all'inferno, sopravvisse alla guerra e proseguì in Italia fino alla morte struggente di Lorenzo nel 1952, piegato dall'alcol e dalla tubercolosi. Primo non lo dimenticò mai: parlò spesso di lui e chiamò i suoi figli Lisa Lorenza e Renzo, in onore del suo amico. Questo libro è la biografia di una 'pietra di scarto' della storia, di una di quelle persone che vivono senza lasciare, apparentemente, traccia e ricordo di sé. Ma che, a ben guardare, sono la vera 'testata d'angolo' dell'umanità.
Carlo Greppi (Torino, 1982) è uno storico e scrittore italiano. Oltre all'attività di storico e scrittore, è membro del Comitato scientifico dell'Istituto nazionale Ferruccio Parri, ha fondato l'Associazione Deina, collabora con Rai Storia e con Radio 3 e cura la serie Fact Checking: la Storia alla prova dei fatti della casa editrice Laterza. Scrive su Doppiozero, sul supplemento Robinson de La Repubblica e su varie altre testate nazionali. Anima il blog Raccontiamo la storia, raccontiamola tutta.
Il testo di Greppi riporta alla luce la storia di un uomo che, pur sconosciuto ai più, contribuì alla salvezza di Primo Levi C'è la storia dei grandi eventi e la storia delle persone che li determinarono. E c'è anche la storia delle persone che non compaiono sui testi, ma che diedero il loro prezioso contributo in altri modi, in altre circostanze. Non conoscevo la storia di Lorenzo, se non per gli accenni che se ne fanno nelle opere di Levi, ma è stata una piacevole scoperta poterne ripercorrere le vicende e veder riconfermarsi la mia teoria, secondo la quale anche nelle circostanze più buie, si possono comunque trovare spiriti e cuori capaci di affrancarsi dall'ideologia generale e portare un po' di luce. Il testo è corredato da un'ampia bibliografia, che dà solo una pallida idea della lavoro di ricerca svolto dall'autore. Un testo prezioso. Un sassolino in più gettato sul piatto della speranza. Consigliato.
I don't often read biographies - someone's life story reconstructed and told by someone else. But this was really amazing. I really appreciate the humbleness with which Carlo Greppi tells the story of Lorenzo Perone, the man Primo Levi attributed his survival to.
When it comes to Auschwitz, far too many writers exploit its immense moral and emotional load in the hopes that it will somehow rub off on whatever they're writing. As if the mere act of writing about the Holocaust is enough to automatically lend their project a sliver of legitimacy. Greppi stears clear of this.
In fact, a particularly moving thread that runs to this attempted biography is that, despite the immensity of Lorenzo's goodness and courage, in the end, there's really not much to say. Lorenzo Perone was a poor, working class brick layer. Basically illiterate, and a man of actions, not of words - he hardly left any traces. History is not interested in people like Lorenzo - and he was not interested in History.
This reciprocal disinterest provides a real challenge for Greppi, but he handles it with real finesse.
Tre stelline e mezza 5 stelline piene e anche di più per quella che è stata la storia di Lorenzo Perrone, per la grande umanità e umiltà con cui ha aiutato Primo Levi e probabilmente anche altri detenuti di Monowitz (Auschwitz III). Meno stelline per il modo in cui è stata raccontata, le tante ripetizioni ed i continui riferimenti alle varie opere e pubblicazioni di Primo Levi mi hanno fatto un pochino storcere il naso.
Carlo Greppi racconta la bellissima storia di Lorenzo Perrone, l'uomo che salvò Primo Levi. È una storia davvero commovente, e apprezzo molto il fatto che Carlo Greppi abbia voluto farla conoscere con la pubblicazione di questo libro. L'unico aspetto che non ho apprezzato è lo stile di scrittura dell'autore, in quanto è piuttosto prolisso in alcuni punti e certi periodi sono molto complessi, tant'è che li ho dovuti leggere più volte per capirne il senso. All'inizio mi è risultato piuttosto difficile leggerlo, anche se poi ci ho fatto l'abitudine. In conclusione, consiglio di leggerlo per chi non conosca la magnifica storia di quest'uomo che ha aiutato così tanti non volendo nulla in cambio.
«Mi sono accorto del muratore di Fossano a un certo punto, molto più avanti. Di nuovo: troppo tempo dopo [aver letto Se questo è un uomo innumerevoli volte]. Non sarò certo il solo, ma mi domando spesso come mai è andata così. E non ho smesso di chiedermi perché questa storia sia rimasta tanto a lungo sottotraccia nella coscienza collettiva». Così scrive Carlo Greppi a pagina 145 del libro Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo. Anche a me è successo lo stesso: non mi ero accorta di Lorenzo, leggendo Primo. Eppure, senza Lorenzo, forse non avremmo potuto avere tra le mani quel capolavoro che è Se questo è un uomo.
Il libro di Greppi, grazie a un immenso e indefesso lavoro di scavo negli archivi, nei ricordi dei famigliari e dei concittadini, nell’opera di Primo Levi, ci restituisce la figura di Lorenzo Perrone, il muradur del Burgué, che si trovava a lavorare nei cantieri della Buna, a Monowitz, quando Levi era ad Auschwitz. Con delicatezza, precisione e sensibilità, il libro ci racconta chi fu Lorenzo, dove nacque, come si trovò a lavorare a millequattrocentododici chilometri da casa, proprio sulle soglie di Auschwitz, di quell’orrore che facciamo fatica a esprimere con le parole, e come incontrò e aiutò Primo Levi.
Lorenzo, da Auschwitz, “Suiss” come lo chiama lui, in qualche modo, non uscirà mai. Resterà un sommerso, anche e soprattutto dopo, quando il rientro e il ritorno alla vita di prima risultano impossibili. La vicenda del “Tacca” – stranome affibbiato a Lorenzo e forse ad altri della sua famiglia prima di lui – racconta di miserie e grandezze, e, intrecciandosi mirabilmente con le riflessioni di Levi, ci impone la riflessione sulla natura umana e sulle possibilità che l’uomo si trova di fronte, oggi come ieri.
«Si è al mondo per fare del bene, non per vantarsene», dirà Lorenzo a Primo, una volta tornati a casa. E il bene lui l’ha fatto. Soprattutto, ha saputo spezzare la catena di contagio del male, dando aiuto a Primo Levi, all’inseparabile Alberto e probabilmente ad altri Häftlinge. Un aiuto che ebbe un ruolo innegabilmente materiale, ma che rivestì un significato altrettanto grande sul piano spirituale e morale, offrendo la prova che la luce, per quanto piccola, squarcia anche il buio più nero.
È difficile riassumere un libro che è molto più della vicenda biografica di Lorenzo, un uomo di poche parole, che mai perse la sua umanità e che, con semplicità e naturalezza, seppe rivoltarsi contro la macchina di annientamento, offrendo ogni giorno – ogni giorno – quanto poteva offrire agli schiavi degli schiavi. Interrogandosi e cercando di ricostruire la figura del muratore di Fossano, Greppi, levianamente, si interroga anche e soprattutto sulla natura umana e sulle sue possibilità di bene e di male.
Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo è un libro rigoroso e toccante, che rende giustizia all’immensa figura di Lorenzo Perrone, e che indaga il ruolo della memoria della Shoah, «un grido incessante e allo stesso tempo un pesante silenzio», come rammenta all’autore Piotr M. A. Cywiński, direttore del Museo di Auschwitz-Birkenau. «L’umanità avrebbe dovuto avere centinaia di migliaia di “Lorenzi”, per non lasciare spazio a questo grido e a questo silenzio, ma non ci sono stati, e va riaffermato; anche per questo la sua storia, così concreta e così simbolica, deve risuonare costantemente. È un monito perenne, che non può scivolare nell’oblio», commenta l’autore. Noi non possiamo che far nostre queste parole, e leggere la storia di Lorenzo, un Giusto di poche parole.
Es Una investigación exhaustiva de una persona anónima, olvidada, a quien le debe la vida un escritor/científico reconocido internacionalmente, sobreviviente de Auschwitz. Siento un respeto profundo por los escritores que se dedican a investigaciones que parecen imposibles sobre los olvidados, pero que sin ellos el curso de la historia hubiera sido distinto ❤️✨📖
En esta obra se resaltan valores fundamentales como el humanismo y la piedad (compasión), enfatizando el valor moral en medio de las condiciones más rudas del holocausto. Es un reconocimiento biográfico a Lorenzo Perrone, un albañil piamontés cuadragenario, que no sólo proveyó a Primo Levi de pan y sopa para ayudarlo a sobrevivir, sino que como declaró en “Si esto es un hombre”, fue su bondad, difícilmente definible, aquello por lo cual merecía la pena salvarse, y lo colocó al mismo nivel que ilustres protectores de víctimas del holocausto que han sido llevados a la pantalla grande. Describe como un relámpago la relación surgida entre un humilde labrador y el químico recién graduado burgués, abyecto e indigno prisionero número 174, 517 de Aushwitz III (Monowitz). Lorenzo vivía junto con sus hermanos Giovanni y Caterina en el antiguo barrio de pescadores de Fossano, cuando se impuso la marea ascendente del fascismo. En mismo Piamonte había armados hasta los dientes por todos lados. Fue para abril de 1942 que llegó el albañil a las márgenes de Auschwitz. Pasaría allí 22 meses y antes de cumplir sus 40, apareció Levi, quién convertido ya en un partisano de 22 años, fuera traicionado por un colaboracionista y capturado en diciembre de 1943 para ser trasladado en febrero de 1944 al lugar donde un puñado de personas ordinarias se convertía en un escuadrón de asesinos. De modo que Levi sobre esos días difíciles que pasó entre 1944-1945, al contrario del reservado piamontés, hablaba y hablaba, porque entendía que “mañana «podemos estar muertos o no volver a vernos», así que se aferraba a lo que cuenta, a lo que nos hace humanos que oscilan hacia el bien y se mantienen lejos de quien «hace el mal por gusto». Y aunque parco de palabras, sea por iletrado o en vista de las circunstancias, quedaron algunos indicios de lo que pudieron ser conversaciones entre Lorenzo y Primo Levi en algunos de sus textos y obras del espectáculo. Por ejemplo, estas palabras fulminantes: ALDO: ¿Y tu mujer? PIETRO: No tengo. (Pausa.) Este mundo... no está enderezado. No quiero traer a este mundo a más desgraciados. ALDO: Y entonces ¿para qué vives? PIETRO: Yo no he pedido nacer. Rechazaba los agradecimientos y en un pequeño diálogo entre ellos, dice Primo Levi —Simplemente, se encogía de hombros: coge el pan, coge el azúcar. Quédate callado, no hay necesidad de hablar: «Y yo le dije: “Mira que, si hablas conmigo, te vas a poner en peligro”. Y él respondió: “Me da igual”». Y otra vez, Levi recordó que le advirtió: «Mira que esto es peligroso, te voy a meter en líos», y él le contestó: «Me importa un pimiento». Por lo demás para Levi carece de sentido hablar de la «verdadera imagen» proyectada en una biografía. Cuenta más lo que uno hace y cómo se comporta. Aun cuando «la perfección no está en las vicisitudes que se viven, sino en las que se cuentan», añade Levi en «Vanadio», Lorenzo está muy cerca de alcanzarla. De hecho, Levi se apresuró a dejar constancia de ello en su primer libro: Lorenzo «era un hombre; su humanidad era pura e incontaminada, se encontraba fuera de este mundo de negación. Gracias a Lorenzo no me olvidé yo mismo de que era un hombre». Entre Julio y agosto de 1945, los dos piamonteses caminaron separadamente durante cuatro meses, por las noches, guiándose por las estrellas y escondiéndose de día para evitar que los alemanes volvieran a atraparlos. Lorenzo viviría desde sus 41 años como un anciano, sin ganas de construir ni de querer vivir, dejado al abandono entre el alcohol y la tuberculosis. Murió desesperado en 1952. Y resulta que Primo Levi terminaría en la misma naturaleza y el mismo silencio que caracterizó a Lorenzo. El 11 de abril de 1987 se precipitó por el hueco de las escaleras de su casa de corso Re Umberto, en Turín. En los decenios siguientes, su fama crecería continuamente: en 2015, The Complete Works of Primo Levi, editadas por su traductora, Ann Goldstein, lo convirtieron en el primer autor italiano cuyas obras completas se habían publicado en inglés. Metido en una espiral de depresión que al parecer lo llevó a un suicidio envuelto en sombras, al menos fue testigo de que la humanidad existe. En aquel lugar donde pocos salían sin perderse a sí mismos, encontró un Justo, al que adjudicó el titulo de su libro «Esto es un hombre». A los que ayudaron a quienes vivieron lo que la imaginación más tosca no llega a comprender, les llegó en rápida sucesión el nombramiento de Justos. A Lorenzo, por poco el último, le llegaría el 29 de julio de 1998, y en su honor se celebró una ceremonia en Alba, una localidad situada a 35 kilómetros de Fossano, el miércoles 3 de febrero de 1999.
La storia di un Giusto tra le nazioni vale sempre la pena di essere raccontata, soprattutto se si tratta di un Giusto "minore" e non di uno Schindler. Lorenzo era un muratore semianalfabeta e taciturno che per sei mesi portò zuppa e un po' di pane a Primo Levi, permettendogli di sopravvivere fino alla liberazione. Lorenzo era un lavoratore più o meno "volontario", per una delle numerose aziende tedesche, come la IG Farben, che sfruttarono milioni di lavoratori dei paesi occupati, oltre agli internati. Come tale aveva diritto a un misero stipendio, una minima libertà di movimento e razioni di poco superiori agli schiavi dei lager.
La tragedia di Lorenzo, cresciuto povero e abituato alla violenza delle risse di paese e delle botte del padre trova il suo punto più nobile nell'aiuto disinteressato che prestò a Levi. L'autore esprime reiterato stupore sul fatto che Lorenzo abbia aiutato Levi senza voler niente in cambio, ma la generosità senza prezzo di Lorenzo fu provata anche dal fatto che nel dopoguerra Levi cercò inutilmente di sdebitarsi. Lorenzo, travolto dal male del mondo orrendo di Auschwitz, si lasciò morire di sbornie e di disperazione, senza accettare nulla dallo scrittore che aveva salvato.
Il problema della storia di Lorenzo è che c'è poco materiale su cui lavorare, essendo ovviamente i testimoni contemporanei tutti deceduti e non avendo Lorenzo lasciato che poche tracce scritte e fotografiche del suo passaggio su questa terra. Com'è possibile dunque ritrovarsi tra le mani un libro di 240 pagine + 50 (50!) pagine di note e riferimenti?
Allungando il brodo e ripetendo innumerevoli volte il concetto di base, ovvero che Lorenzo "parlava poco", praticamente niente, citando stralci delle opere di Levi a più riprese, ingarbugliando la storia con una struttura semi-lineare e infarcendola di commenti personali.
Quindi, 5 stelline per il contenuto e per l'indubitabile conoscenza che l'autore ha del soggetto ma 1 sola per lo stile ridondante, ripetitivo poco scorrevole, a tratti perfino irritante e per aver dilatato oltre misura una biografia commovente ma minima.
Se conocieron a ambos lados de la verja electrificada en el verano de 1944 y representaban en ese momento dos papeles que la comedia negra del destino había intercambiado. El veinteañero intelectual burgués convertido en esclavo andrajoso y hambriento y el albañil cuarentón semianalfabeto, pero libre y nutrido. Desde entonces, todos los días durante seis meses, Perrone se jugó la vida para llevarle a Levi un pedazo de pan y los restos de la sopa aguada de su rancho, le dio una camisa remendada y escribió por él una carta a Italia haciéndole llegar la respuesta. Nunca pidió nada por ello, "porque era bueno y simple y no pensaba que se debiese hacer el bien por una recompensa".
Qué estupendo librazo que lo tiene todo. Biografía, historia, espanto, esperanza... y lo mejor de todo: llevarte a leer de nuevo a Primo Levi.
Commuove e anima sapere che di fronte al Male assoluto ci sia stato ad Auschwitz anche Lorenzo Perone, uomo di poche parole. E che, coscientemente e volontariamente, abbia tenuto a bada la Bestia giorno dopo giorno armato di una gamella riempita di zuppa. Sino a salvare più di una vita oltre a quella di Primo Levi. "Salvare una vita significa salvare il mondo intero" si cita nel bellissimo libro che ho appena concluso di leggere. Testardamente e silenziosamente Lorenzo ci lascia, grazie alle appassionate pagine dell'autore, una lezione di vita e più di un monito. Da non perdere, buona lettura.
I contenuti di questa storia e la storia di Lorenzo meriterebbero decisamente più di cinque stelle, e non si può che essere grati all'autore per aver raccontato questa storia e per l'immenso lavoro di ricostruzione che è stato fatto.
D'altra parte, però, è un libro sicuramente difficile da leggere, spesso prolisso e pieno di citazioni di altre opere, che rendono arduo non perdere il filo del discorso. Considerata la scarsità di informazioni relative a Lorenzo, avrei preferito un libro più breve e che non tornasse così spesso sulle stesse questioni.
La storia di Lorenzo, però, andava raccontato e sono lieto che l'autore abbia dedicato anima e corpo per questa missione.
Questo è un libro che avrebbe dovuto essere un longform in qualche rivista. Le poche informazioni sull'operaio italiano che aiutò Primo Levi in campo di concentramento sono diluite, spezzettate, allungate e ripetute per 240 pagine. E nemmeno tanto significative o in grado di gettare una qualunque luce sulle motivazioni del gesto di Lorenzo, che, come da titolo, parlava poco e non ha lasciato alcuna testimonianza. Informazioni per altro inframmezzate da continue citazioni da Levi stesso, tanto per allungare il brodo. Irritante.
Poche parole e pochi dati su questo Lorenzo Per(r)one, il muratore che ha aiutato Primo Levi quando entrambi due erano a Auschwitz, l'uno come lavoratore e l'altro come ebreo deportato. Come lo storico non ha con che faro un libro, la scrittura diventa un racconto dell'indagini fatte e ritorna sempre allo stesso ponto: Primo Levi, ci cui si sanno e i possono dire tante cose. Insomma, una vicenda onorevole, questo intento di rintracciare la vita del muratore piemontese, però mancata dall'inizio.
Detalles de la intrahistoria, de una persona que ayudó a vivir a Primo Levi el testigo más reconocido del Holocausto. Quizás hacía falta reconstruir su vida como homenaje pero no por la necesidad de profundizar en los motivos que le llevaron a actuar de aquel modo. Es descorazonador conocer el final de Lorenzo. "Lorenzo es el bien que existe, el bien que existe pero no vence".
Una storia importante , un autore che ti prende per mano e ti accompagna in questo viaggio , come qualcuno che ti mostra la cosa a cui tiene di più. Meravigliosa „trasposizione“ di fatti realmente accaduti.
A dirci il nome del suo salvatore Lorenzo Perrone è Primo Levi, in diverse occasioni. Ciò che ha fatto Greppi è ripartire dalle parole di Levi, setacciare tutte le fonti e dare a quell'uomo una biografia completa
La storia di Lorenzo è straordinaria e lodevole è il lavoro di ricostruzione dell'autore. Ma lo stile di scrittura non mi è piaciuto per niente: periodi troppo lunghi e complessi, continuamente spezzati da commenti e precisazioni, rendono la lettura difficile e faticosa.
Een docu-verhaal. Ik ga Is dit de mens van Primo Levi herlezen nav dit boek. Door de grote hoeveelheid feiten en verantwoordingen heb ik grote stukken scannend gelezen. Wat een tragiek!! En tegelijkertijd wat een kracht van goedheid en barmhartigheid.
Une enquête sur Lorenzo Perrone le maçon taiseux qui risqua sa vie pour sauver celle de Primo Levi à Auschwitz. Vu le peu d'éléments vérifiables dans cette histoire, le recours à l'interprétation prend beaucoup de place.
Un personaggio che riemerge da un certosino lavoro di ricerca dalle pieghe della storia dove si era ficcato per nascondersi al mondo. Questo è Lorenzo Perrone, un angelo custode molto particolare per Primo Levi, e probabilmente per molti altri, nell'inferno di Auschwitz. Un'opera dai contenuti più storiografici che romanzeschi, che ha il merito di mettere molti punti fermi su un personaggio realmente esistito ma i cui tratti biografici sono evanescenti e rischiano di andare perduti per sempre. A tratti il rigore con cui è stata condotta la ricerca, restituito nel testo, rende la lettura un po' pesante.