In un’epoca in cui dare sentenze e valutazioni è immediato, facile e gratuito, mentre la curiosità è diventata merce rara e preziosa, i personaggi dei libri prendono la parola e, con l’affilata e illuminante saggezza di chi non ha una reputazione da difendere, fanno emergere i pensieri più profondi che dovrebbero interpellare la nostra umanità attuale. Sam Gamgee è deluso dalla paura che abbiamo di mettere un piede fuori casa, don Chisciotte si sente ferito nell’orgoglio quando vede la nostra mancanza di autoironia. Il Socrate di Platone dissente da chi è sempre intento a gettare un velo di verità assoluta sui dubbi che dovrebbero guidarci. E poi ancora, il pianeta Solaris è disgustato dalla nostra incapacità di guardarci dentro, così come Dracula rimane perplesso di fronte alla nostra fascinazione per il male. Nove personaggi letterari dicono la loro, innescando attraverso i dialoghi satirici con Rick appassionanti ragionamenti filosofici su chi siamo, dove stiamo andando, da cosa rifuggiamo, a cosa diamo valore. Con vena tagliente e pungente argomentazione, La parola a don Chisciotte è un tentativo di ricordarci che dovremmo spogliarci dei nostri pregiudizi. E che i libri sono vivi, sempre, e spesso più vivi di noi.
Dal filosofo più irriverente del web, nove dialoghi immaginari con illustri personaggi letterari, per mettere il dito, e provare a curare le “piaghe” della nostra umanità zombificata.
Riccardo Dal Ferro è filosofo, scrittore ed esperto di comunicazione e divulgazione. Direttore della rivista di filosofia contemporanea ENDOXA, porta avanti il suo progetto di divulgazione culturale attraverso il suo canale Youtube “Rick DuFer” e lo show podcast “Daily Cogito”. Performer ed autore teatrale, ha girato l’Italia con i monologhi “Seneca nel Traffico” e “Quanti GIGA pesa Dio?”. Nel 2014 esce il suo romanzo d’esordio “I Pianeti Impossibili”; nel 2018 esce “Elogio dell’idiozia” (che vedrà una seconda edizione ampliata e rivista nel 2021); nel 2019 per edizioni De Agostini esce “Spinoza & Popcorn”, un saggio sulla filosofia pop; nel 2020 esce “I racconti della vera nuova carne” per Poliniani, raccolta di storie gotiche illustrate da Ary De Rizzo.
Mi sono avvicinata a “La parola a Don Chisciotte” di Riccardo Dal Ferro seguendo un flusso d’interesse un po’ casuale che mi ha fatto passare dal canale YouTube di Roberto Mercadini, ad una cogitata tra lui e DuFer, alle produzioni dei Cogito Studios, per approdare infine alla scrittura del ‘filosofo digitale’. La valutazione finale - tre stelle - vuol essere non tanto riferita alla qualità delle argomentazioni in sé, quanto alla personale esperienza di lettura. Forse proprio a causa della casualità che mi ha portato ad aprire questo libro, o per via dei riferimenti che avevo sentito sia da parte di Mercadini che di Dal Ferro, o per via della prefazione del Mercadini all’inizio del libro stesso, mi aspettavo qualcosa di diverso, più orientato verso la narrativa. Pensavo che, delle tre voci che Mercadini ha sapientemente individuato nella prefazione, il “Rick intervistatore” fosse quella preponderante, e che il libro fosse quindi costruito sul dialogo. Al contrario, i colloqui immaginari coi personaggi sono solo brevi spunti da cui Rick muove più lunghi e variegati ragionamenti. Al di là della sorpresa iniziale, questo ha sortito in me una sensazione che, parafrasando Rick stesso, definirei “Rumore argomentativo”. I personaggi sono tanti - nove - e per questo il libro è per suo fondamento plurale, vasto. Ma per ogni personaggio Rick individua più o meno tre chiavi di lettura, moltiplicando questa moltitudine: 3 alla terza. E all’interno delle cogitate stesse, in alcune più che in altre, Rick espande ed enfatizza i propri commenti da voce fuori campo, a volte però - mi è sembrato - parafrasando e ripetendosi. Il risultato finale è stato per me ambiguo e duplice, riuscito e non riuscito. Riuscito perché l’impressione che ne ho ricavato è proprio quella del podcast, in cui giri di parole, divagazioni e ritorni possono essere all’ordine del giorno. Non riuscito perché questo assetto è molto valido se, appunto, costruito sulla conversazione, sul dialogo. Ma qui, lo spazio dedicato alla conversazione col personaggio è proprio piccolino, in confronto allo spiegone. Invece che coi personaggi, Rick dialoga con Rick, su tutto: appunto, “Rumore argomentativo”. A ben pensarci, però, poiché è sempre lui che scrive Voldemort e Samvise Gamgee e il pianeta Solaris, anche ampliando il ruolo dei personaggi nelle cogitate avrebbe orchestrato comunque un dialogo con se stesso. Ma mi resta l’impressione che, se avesse per davvero ampliato i dialoghi e ristretto i commenti, il tutto sarebbe stato più riuscito e forse più accattivante. Avrebbe quantomeno dato più valore a quel “gioco di specchi” che Mercadini preannuncia in prefazione. L’altro motivo per cui ho trovato questo pluralismo poco efficace è che, in quanto lettore, in questo preciso momento della mia vita, non tutte le questioni sollevate da Rick mi possono toccare da vicino, perciò alcuni capitoli mi sono inevitabilmente apparsi un po’ distanti, diciamolo pure: un po’ noiosi. Forse, se invece di Rick mi avessero parlato più a lungo Voldemort e colleghi, l’espediente narrativo avrebbe coperto un poco questa sensazione di non saper condividere o fare mie le questioni messe in evidenza, restituendomi un pizzico di curiosità. Che questa pretesa d’interesse derivi dalla nostra abitudine al mondo digitale, nel quale possiamo camminare sui fili della rete web a nostro piacere e seguendo soltanto le nostre sensazioni momentanee, scartando tutto ciò che contestualmente non accende una scintilla nel cervello, può essere un’interpretazione valida. Forse è una disabitudine al formato libro rispetto al formato internet. Nondimeno, l’impressione finale è quella di un libro goduto a metà, o forse a un quarto, per via dello spazio rubato da Rick commentatore ai protagonisti. Voglio però sottolineare come il capitolo su Winston Smith e quello su Socrate abbiano mosso in me qualche corda in più rispetto agli altri. E come l’aver gettato l’occhio sulla rete di interconnessioni cerebrali di Dal Ferro mi abbia fatto venire voglia di leggere anch’io qualcosa da qualcuno di questi riferimenti,che non conoscevo. Chissà che, in momenti diversi, anche ai capitoli noiosi non faccia ritorno, prima o poi.
Riconoscersi nei personaggi letterari significa ammettere a sè stessi di possedere certi atteggiamenti, reazioni e pregiudizi, e questo è una combinazione di sgradevolezza e utilità. Infatti, sentirsi capiti, rappresentati, inclusi da un lato è confortante, perché aiuta ad affrontare i problemi del momento e della vita; mentre dall’altro ci mette davanti a sfaccettature non sempre positive di noi stessi, dell’idea che abbiamo, e che vogliamo dare, di noi. Raccontare ad altri ciò che ci ha mostrato davvero un libro è ancora più complesso perché porta chi decide di farlo a esibire le profondità del proprio animo. Per me, l'autore è riuscito a mostrare la sua interiorità, svelando paure, rimorsi, incertezze complessi da accettare e rivelare. In tutti i dialoghi si trovano spunti stimolanti da cui partire per nuove riflessioni e, anzi, mi ha fatto scoprire titoli che non vedo l'ora di leggere per trovare una mia personale interpretazione del libro e, chissà, magari una nuova strada in me stessa.
Riccardo Del Ferro scrive queste nove Cogitate ispirandosi al programma radiofonico degli anni 70 "Interviste impossibili", in cui alcuni brillanti autori del tempo (Calvino, Eco, Sagnuineti, Sciascia) avevano dei dialoghi immaginari con personaggi storici del passato (Nerone, Ippocrate, Pascoli, Attila, Cleopatra). Del Ferro in questo caso parla con Lord Voldemort, Don Chisciotte, Dracula, Winston Smith etc inserendo commenti e riflessioni che guidano il lettore e lo accompagnano nella lettura. In entrambi i casi di tratta di una spassosa esibizione di intelligenza e cultura a mio avviso molto gradevole.
Libro molto riflessivo e quindi interessante. Rick riflette su svariati argomenti con la scusa di interloquire con personaggi di famosi personaggi della letteratura, permettendo a tutti i lettori di seguire il filo del discorso e di fermarsi a pensare, cosa che al giorno d’oggi é molto complessa a causa delle moltissime distrazioni che ci circondano. Per ultimo, ma non per importanza, lo scrittore utilizza spesso termini ricercati che permettono al lettore di arricchire il proprio vocabolario.
Una scoperta meravigliosa. Riccardo crea 9 Cogitate con personaggi poco scontati, ed affrontare temi di attualità che non vengono mai affrontato con così tanta profondità. Trovo alcune Cogitate più belle e centrate di altre, ma la creatività e il duro lavoro che c'è stata dietro la pubblicazione di questo libro traspare, e non vedo l'ora di leggerne altri!
Sì, primo libro di Dal Ferro che leggo e non mi ha deluso. Ci sono dei passi, scritti con una incredibile abilità di espressione, a mio parere molto interessanti e intelligenti che colgono appieno il contesto contemporaneo. Mi è mancato di capire la tematica di fondo, se c'è un comun denominatore che fa da filo consuttore per le tematiche trattate nei rispettivi capitoli.
I dialoghi sono immaginari ma i temi affrontati sono molto reali: la paura di affrontare le avversità, la mancanza di autoironia, l'incapacità di coltivare dubbi e di guardarci dentro, la fascinazione verso il male. Rick DuFer riesce, ancora una volta, a fare filosofia con linguaggio semplice e abbondanza di spunti.
«I grandi libri del passato parlano a me, svelano le mie debolezze, mi impongono di guardare in profondità per scovare difetti e riconoscere me stesso. I libri mi recensiscono da sempre, i loro personaggi muovono critiche e mettono a nudo le mie finzioni.»
Questo passaggio racchiude e descrive perfettamente l’essenza di questo libri: i libri non sono solamente oggetti, bensì potenti strumenti che ci mettono di fronte a noi stessi e sanno rappresentare una grande fonte di spunti di riflessione e di scoperta, sia sulla nostra interiorità che su quello che ne sta al di fuori.
E i personaggi che emergono dalle pagine dei libri hanno sempre tanto da raccontarci, e se potessimo farli parlare avrebbero tanto da dire di noi, sicuramente molto di più di quanto noi possiamo dire di loro.
Dopotutto, un libro può essere non solo un portale su nuovi mondi, ma anche una nuova lente per osservare il nostro.
Così Rick du Fer - che qui si fa esso stesso personaggio - apre le porte dei suoi Cogito Studios e, proprio come fa con gli ospiti reali nel corso della sua trasmissione, invita a sedersi e a "cogitare" assieme a lui (e a noi) nove personaggi della letteratura che è nostro dovere ascoltare.
Lord Voldemort (da Harry Potter, J.K. Rowling) Perché dopotutto anche noi, come Voldemort, cerchiamo continuamente "oggetti magici" con cui tenere a bada la nostra paura della morte e dell'oblio. E perché anche noi, come la su nemesi Harry, dovremmo avere il coraggio di accettare di avere dentro di noi anche ciò che sentiamo di più di diverso e lontano.
Winston Smith (da 1984, George Orwell) Perché forse il "bispensiero" non è una prerogativa distopica del Grande Fratello orwelliano, ma si annida anche nella vita di tutti i giorni con tutte le sue contraddizioni e ha gioco facile specialmente se perdiamo la fiducia in noi stessi, nei nostri valori e nelle nostre idee.
Don Chisciotte (da Don Chisciotte della Mancia, Miguel de Cervantes) Perché se davanti all'ironia di Cervantes ci viene spontaneo ridere di Don Chisciotte e indentificarci invece con il razionale Sancho Panza, in realtà siamo tutti un po' Don Chisciotte, noi che viviamo la nostra vita attorno a narrazioni che hanno senso solo se, nella dimensione dell'intersoggettività, tutti vi ripongono fiducia (pensiamo banalmente, per esempio, al denaro).
Rachel Rosen (da Gli androidi sognano pecore elettriche, Philip K. Dick) Perché forse, piuttosto che scoprire di essere un androide, è molto più difficile convivere con il fatto di essere un essere umano e accettare il fardello del libero arbitrio, della consapevolezza di essere responsabili delle nostre scelte. Per non parlare del venire a patti con la nostra stessa definizione di "essere umano".
Il Conte Dracula (da Dracula, Bram Stocker) Perché nel nostro rincorrere l'amortalità e la conservazione della nostra coscienza, rischiamo di perdere di vista il fatto che è proprio la consapevolezza che il nostro tempo è limitato a dare valore a tutto ciò che, di questo tempo, decidiamo di fare. E che la capacità di amare è strettamente legata proprio alla paura della perdita.
Sam Gamgee (da Il signore degli anelli, J.R.R. Tolkien) Perché Tolkien ci esorta ad accettare l'ineluttabilità dei cambiamenti mettendo il destino della Terra di mezzo nelle piccole mani di quattro Hobbit, proprio loro che per natura cercano di convincersi del fatto che le cose del mondo non li riguardano. Vorrebbero restare nella loro Contea e che le cose rimanessero come stanno, ma sono costretti a mettere il piede fuori dalla porta.
Il Pianeta Solaris (da Solaris, Stanistaw Lem) Perché a volte diventa necessario affrontare il fantasma dei propri rimpianti, venire a patti con la nostra difficoltà nel guardarci dentro e la verità assoluta della soggettività che si nasconde dietro alle - necessarie - maschere che indossiamo. Il Pianeta Solaris assume la forma del vero lo di chi si trova davanti, mettendolo di fronte ai più intimi desideri, ricordi e paure. Viene da domandarsi: quale forma assumerebbe, per noi, se ce lo trovassimo dinnanzi?
Cthulu (da Il ciclo di Cthulhu, H.P. Lovecraft) Perché l'essere umano è attratto dall'ignoto, dal desiderio di estendere la propria conoscenza oltre ogni limite. L'ignoto però, che al tempo stesso tanto ci attrae quanto ci crea angoscia, spesso non arriva necessariamente dai confini del cosmo ma si annida dentro di noi. E noi dovremmo accogliere questa angoscia, usarla per imparare a guardarci dentro.
Socrate (da Dialoghi, Platone) Perché l'ignoranza socratica viene spesso usata come alibi per non voler affrontare problemi che in realtà non circoscritti, per cui si potrebbe trovare una soluzione. Il “so di non sapere" si riferisce invece ai problemi per cui non esistono soluzioni, ai grandi interrogativi dell'animo umano. Questa consapevolezza non dovrebbe però scoraggiarci ed essere usata come scusa, bensì spronarci a "progredire nell avventura della conoscenza" attraverso il dialogo.
«I libri non sono oggetti di carta da postare su Instagram per mostrarsi intellettuali con i propri follower, né collezioni di aneddoti e citazioni per Intrattenere i propri amici al pub: i libri sono occasioni di conversazione aperta, cambio di prospettiva, ampliamento dell'orizzonte.»
Mi è piaciuto molto, potrebbe essere scritto in modo più scorrevole ma mi ha portato a riflettere molto - semplicemente come ogni volta che ascolto Rick. Capitoli su Socrate, 1984 e Solaris (che non conoscevo) pazzeschi.
Mi spiace perché la base c'è e l'idea è interessante, peccato però che nella pratica ci sia una marea di ripetizioni delle stesse identiche cose, il che mi ha dato l'impressione che lo si facesse non per imprimere meglio il concetto ma unicamente per "allungare il brodo".
Che bel libro. Riprendendo molti temi proposti nel suo precedente saggio, Rick riesce con un escamotage narrativo a intervistare 9 personaggi e a comprenderli meglio. Super consigliato.