Il corpo nero è la storia di Anna Maria Gehnyei, in arte Karima 2g. Anna nasce a Roma da genitori liberiani, suo padre è stato il primo uomo Kpelle a cui i capi del villaggio hanno permesso di allontanarsi dalla propria terra, il primo Kpelle ad arrivare in Europa. Nonostante la Liberia fosse “la terra dei Liberi”, ovvero gli schiavi afroamericani rilasciati dagli europei in Africa, i suoi genitori le insegnano ad avere un amore incondizionato verso i bianchi, che per lei si incarnano nei bambini privilegiati di Roma Nord che non la trattano, nelle maestre della scuola che la lasciano sempre in banco con la gemella, nei datori di lavoro che si stupiscono del suo italiano, dei poliziotti che a ogni rinnovo del permesso di soggiorno fanno su chi è in attesa con lei battute razziste. Mentre tutto quello che sa della Liberia sono le storie che sua madre le ha raccontato da piccola. Non conoscendo le fiabe europee, infatti le racconta i giorni della sua infanzia, le descrive una terra magica e ricca di risorse, e i rituali nascosti del villaggio del padre. La Liberia e l’Africa sono tutti gli zii che frequentano la sua casa e i parenti che non ha mai conosciuto, la sua famiglia lontana. Ovunque lei vada, da sola o con le sue sorelle, qualunque età lei abbia, a Roma c’è sempre qualcosa o qualcuno che le ricorda di essere nera, così si trova a negoziare continuamente tra due quella italiana che non l’accetta, e quella africana a cui non appartiene fino in fondo. È troppo nera per parlare bene l’italiano, troppo nera per indossare degli abiti eleganti, troppo nera per essere istruita. Il corpo nero è la storia di una generazione, la seconda, fatta da chi viene visto solo come un bambino immigrato. La storia tutta umana, fatta di ricordi, suoni, amore e vergogna, di chi nonostante il mancato riconoscimento dalle istituzioni e una cittadinanza negata, decide di non cadere nella trappola del vittimismo. Un libro politico per le nuove generazioni che non hanno voce.
Piangersi addosso non rientra nei piani di Anna, lei la ragazza romana di origini liberiane protagonista di questo libro autobiografico che ho amato già dalle prima pagine. Quella che ci viene raccontata è la sua storia vera, autentica, in un Paese che si manifesta antirazzista ma che di fatto -spesso, troppo spesso- non lo è. Sentirsi trasparente tra i bambini che non vogliono giocare con lei e la sorella, lo stupore dei datori di lavoro quando si accorgono che Anna l’italiano lo parla bene, le lunghe attese per il rinnovo del permesso di soggiorno accompagnate da ritornelli razzisti da partedegli agenti. Sembra un film degli anni 50 ma purtroppo è quello che accade ancora oggi, 2023, un continuo boomerang tra le due culture: per l’Italia è troppo nera per parlare correttamente italiano e per l’Africa è troppo italiana per ricordarsi delle sue origini. “Un libro politico per le nuove generazioni che non hanno voce.”
Libro consigliato DA GRUPPO DI LETTURA. Anna Maria Gehnyei e’ una musicista (in arte Katrina 2g) e scrittrice liberiana: qs e’ il suo primo libro alla ricerca della consapevolezza di essere una donna di colore, italiana, figlia di immigrati. Anna nasce a Roma da genitori liberiani, suo padre è stato il primo uomo Kpelle a cui i capi del villaggio hanno permesso di allontanarsi, il primo Kpelle ad arrivare in Europa. Nonostante la Liberia fosse "la terra dei Liberi", ovvero gli schiavi afroamericani tornati in Africa, i suoi genitori le insegnano ad avere un amore incondizionato verso i bianchi. Per lei i bianchi si incarnano nei bambini privilegiati di Roma Nord che non la guardano, nelle maestre della scuola che la lasciano sempre in banco con la gemella, nei datori di lavoro che si stupiscono del suo italiano, dei poliziotti che a ogni rinnovo del permesso di soggiorno ripetono le stesse domande. Mentre tutto quello che sa della Liberia sono le storie che sua madre le ha raccontato da piccola. La Liberia e l'Africa sono tutti gli zii che frequentano la sua casa e i parenti che non ha mai conosciuto, la sua famiglia lontana. Ovunque lei vada, da sola o con le sue sorelle, qualunque età lei abbia, a Roma c'è sempre qualcosa o qualcuno che le ricorda di essere nera. Grazie al viaggio in Liberia trova la forza per accettarsi e diventare cittadina italiana. Un libro politico e attuale.
Se potessi incontrare Anna di persona, le darei un forte abbraccio. Le direi che è una donna bellissima, una forza della natura, un’anima piena di meraviglie. Le direi che deve essere fiera di sè stessa, che non si deve vergognare, ma che al contrario deve mandare a quel paese chiunque abbia mai cercato di sminuirla. Ci pensate a come una ragazzina di 13 anni possa sentirsi dopo che la maestra ha avuto il coraggio di affermare “si sa che gli immigrati sono persone che non sanno fare nulla. Ed è logico quindi che anche i figli degli immigrati non sappiano fare nulla.” Leggendo certe frasi e commenti, ho provato tanta rabbia e vergogna, perché purtroppo questa è la realtà che tante persone devono affrontare quotidianamente. Una realtà della quale non si parla abbastanza: la discriminazione, il razzismo, il sessismo. Oltre a questi temi duri da affrontare, ho anche sorriso tanto: dalle zie di passaggio e i loro culoni ingombranti, ai sorrisi strappati alla mamma, alla passione della musica del papà (che stile!), ai grandi banchetti di famiglia dove tutti si riuniscono, al suo viaggio in Africa.
Anna ci regala la sua storia, il suo viaggio alla scoperta di sè e di cosa significhi veramente CASA Mi sono immersa completamente tra queste pagine e ne farò tesoro per tutta la vita.
L’urgenza di capire a cosa appartiene Anna ha il suono di tum-tum-tum. Quel suono di tamburi che la porta in Liberia a cercare le sue origini, le sue radici che la accolgono in famiglia anche senza averla mai vista. Il suo arrivo a casa è benedetto dalla pioggia, quella pioggia intensa e cristallina che bagna e purifica e fa ballare.
Che fatica la vita quando sei diverso in mezzo a tanti. Nera in mezzo al bianchi; bianco in mezzo ai neri. Il colore della pelle è un ostacolo per chi non sa guardare oltre. Ma come un paradosso, quanto è grande poi il senso di appartenenza al gruppo. Una grande famiglia di zii e zie acquisiti.
Non conoscevo questo libro ma grazie alla sfida libresca librinoexpress mi ci sono imbattuta e mi ha colpito molto. È un memoir dell'autrice e della sua difficoltà a trovare la sua identità tra cultura di origine (liberiana) e quella dov'è nata e cresciuta (romanesca). Ammetto che all'inizio ho faticato a entrare un po' nello stile di scrittura ma andando avanti la schiettezza e le vicende raccontate hanno preso il sopravvento e mi hanno catturata, in particolare la parte riguardante il viaggio in Liberia. Forse la fine è stata un po' velocizzata ma per le tematiche affrontate (identità degli italiani di seconda generazione, razzismo, trovare la propria strada) ne consiglio la lettura.
Il corpo nero è un racconto autobiografico con una forte valenza testimoniale su come ci si sente confusi quando si è 2G, divisi tra il paese dove si è nati e vissuti (l'Italia in questo caso) e il paese di origine dei propri genitori (la Liberia per i genitori di Anna) e su come siano frequenti le parole e i gesti di razzismo nei confronti di chi non ha l'apparenza somatica del "vero" italiano. Per non dire delle vessazioni che gli immigrati e i loro figli subiscono da parte dello stato italiano. Letterariamente il libro non è granché ma la lettura scorre abbastanza piacevolmente.
" ... ho vissuto con la sensazione di non essere nè italiana nè liberiana. Cos'ero, allora? Cosa sono? ..." Un breve racconto in cui vengono descritte le difficoltà, i sogni, le speranze di chi è nato in Italia senza però essere riconosciuto italiano nè dalle istituzioni nè da parte della società civile, di chi vive a metà tra due mondi. Sarebbe meraviglioso poter essere semplicemente se stessi senza doversi inquadrare o etichettare il prossimo.
Mi è piaciuta la storia ma non tanto lo stile di scrittura. Ciononostante in alcuni punti è molto emozionante, in particolare nei capitoli finali. L'ultimo rende il romanzo tale, nel senso che spesso mi sembrava più un reportage, sebbene molto interessante.
Interesting and fast read about finding place for an Italian-born Liberian artist. Ends on a glorious and positive note, but reads like a letter from a friend more than an autobiography.