Dopo l’attentato subito da Veronica proprio nel giorno del loro matrimonio, il commissario Buonvino, straziato dal dolore, indaga insieme agli intrepidi e scombinati agenti del commissariato di Villa Borghese per capire se, colpendola, gli ignoti criminali hanno voluto mandare un segnale a lui o se nella vita di sua moglie si nasconde qualcosa che giustifichi una vendetta tanto efferata. Intanto, a piazza di Siena viene ritrovato il corpo di un uomo crivellato di proiettili, come se si fosse ritrovato davanti a un plotone d’esecuzione. Scavando nel passato della vittima, Buonvino risale fino a un tragico evento accaduto nel clima torbido e avvelenato dagli intrighi della Roma del 1944, in procinto di essere liberata dagli Alleati. Mentre la moglie, ancora in coma, lotta tra la vita e la morte, nel commissario nasce presto il sospetto che quelle due vicende possano essere legate da un filo invisibile.
Walter Veltroni è nato a Roma il 3 luglio 1955. È stato direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, sindaco di Roma, fondatore e primo segretario del Partito democratico. Oltre al primo capitolo delle indagini del commissario Buonvino, Assassinio a Villa Borghese, pubblicato sempre da Marsilio nel 2019, ha scritto vari romanzi, tra i quali La scoperta dell’alba (2006), Noi (2009), L’isola e le rose (2012), Ciao (2015), Quando (2017), tutti editi da Rizzoli. Ha realizzato diversi documentari tra i quali Quando c’era Berlinguer (2014), I bambini sanno (2015), Indizi di felicità (2017), Tutto davanti a questi occhi (2018) e la serie sulla storia dei programmi televisivi Gli occhi cambiano (2016). Nel 2019 è uscito il suo primo film, C’è tempo. Collabora con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.
Eh, no, stavolta non ci siamo proprio... Dispiace vedere come ad ogni nuovo libro la serie del Commissario Buonvino continui verso il declino. Questo quarto volume è davvero imbarazzante: l'omicidio sembra buttato lì per caso nel flusso narrativo, quasi per dire: "E' un giallo, dev'esserci per forza un morto su cui indagare!", 3/4 del racconto sono dedicati all'introspezione del protagonista, il colpo di scena finale, oltre che assurdo e credibile quanto una banconota da 1 Euro, spazza via quel minimo (davvero minimo, eh!) di mistero che si era cercato faticosamente di creare in tutte le pagine precedenti. La sensazione finale per il lettore è di essere stato preso in giro, e se finora ho atteso l'uscita del prossimo racconto con curiosità e con la speranza che, pur non essendo un maestro del giallo, Veltroni riuscisse comunque a proporre una storia almeno gradevole come quella del primo libro, adesso temo proprio che il bluff sia stato svelato e che non ci sia più alcun motivo per andare avanti a leggere questi racconti, se non l'ostinazione a voler completare una serie che si è iniziata. A questo punto, se mai uscirà un nuovo episodio, auspico che serva per chiudere qualsiasi filone narrativo rimasto aperto e per regalare a Giovanni Buonvino una dignitosa uscita di scena.
Walter Veltroni sa scrivere, a volte seleziona qualche termine un po' inusitato e desueto e vi si affeziona come uno studente che lo ha appena scoperto e deve esercitarsi ad utilizzarlo per non dimenticarlo; sono belle le sue descrizioni ed il suo amore per la città di Roma, le sue citazioni cinematografiche/letterarie/musicali in cui si ritrovano emozioni di pezzetti della propria vita; il ritmo e la narrazione di un giallo non gli appartengono però e questo atipico e scialbo Commissario Buonvino, che è solo spunto immaginativo per un altro tipo di narrazione, non piace e risulta oltre che banale anche noioso. Alla fine è bocciato senza possibilità di esami di riparazione. Al quarto capitolo della serie e con una declino sistematico è il caso di staccare la spina.
Superlativo! È tutto ciò che un giallo non dovrebbe essere, e in più ci sono delle incredibili affermazioni che contraddicono i precedenti romanzi della saga. Wow!
Recensione: Buonvino tra amore e morte di Walter Veltroni, Marsilio Lucciole.
È tornato, il commissario Giovanni Buonvino, personaggio nato dalla penna di Walter Veltroni.
Buonvino è un investigatore dal sorriso hollywoodiano, alla Cary Grant, denti bianchi. Sorriso che, talvolta, ricorda il felino di Lewis Carroll: "Il sorriso di Giovanni era rimasto nella grande stanza del commissariato come quello del Gatto del Cheshire di "Alice nel Paese delle Meraviglie". Buonvino è un tipo malinconico e contemplativo.
Mite, non urla. Segni particolari: fobia dei rettili, un terrore che sfocia in crisi di panico. Idiosincrasie: detesta i rebus.
Li detestava "fin da bambino. Fin da quando sua madre, preoccupata per i suoi improvvisi e frequenti mal di stomaco, lo portava con una cadenza quasi regolare dal medico, che alla fine di ogni visita emetteva sempre la stessa, apodittica sentenza: «Acetone»". La passione per le indagini? Ha origini lontane, risale agli anni dell'infanzia, quando gli capitava tra le mani "La Settimana Enigmistica"; la leggeva nelle sale d'attesa degli studi medici. Era attratto dai giochi con i puntini, quelli che davano vita alle figure: "Col tempo si era convinto che la sua passione per le indagini fosse nata proprio in quelle estenuanti attese, nella cura con cui, puntino dopo puntino, cercava di immaginare la natura del disegno che poi avrebbe completato".
Buonvino è un uomo sensibile dal 'pianto facile ma nascosto'. Buonvino piange in silenzio. Si commuove per "la storia di un talento, nel canto o in cucina, che riusciva ad affermarsi dopo tanta fatica e tante delusioni, una spiaggia corrosa dal riscaldamento globale, una specie marina che scompariva per sempre, un bel discorso pieno di valori, la sofferenza subita da un discriminato, la solitudine di un soldato al fronte o di una ragazza incarcerata perché ribelle a un potere malvagio". Un tipo affascinante, Buonvino, carismatico, come nella miglior tradizione dei detective della letteratura 'mistery'. Sfreccia tra le strade di Roma a bordo di una spider, una Triumph Spitfire. Ama il mare, la spiaggia di Sperlonga e quella sarda di Piscinas. Legge Alda Merini, Eliot, Ian McEwan. Ha due gatti 'milanisti' che si chiamano Gullit e Rijkaard.
Appassionato di cinema, adora Kubrick e si confida con il poster di Nik Novecento, l'attore bolognese, scomparso giovanissimo nel 1987, che recitò in molti film di Pupi Avati. Veltroni è un ammiratore di Nik Novecento e ha voluto rendergli omaggio, facendone un amico immaginario del commissario. In questo nuovo episodio, 'Buonvino tra amore e morte', il quarto della fortunata serie, il commissario è travolto da una tragedia: la moglie è in fin di vita. Ha subìto un attentato proprio nel giorno in cui lei e Buonvino si sono sposati: 'Poi erano arrivati quei colpi, come dei mortaretti, ma meno gioiosi, più secchi, più cupi. Un suono che Buonvino conosceva bene ma che lì, in quel momento e in quel clima festoso, era del tutto fuori contesto, insopportabilmente volgare. Quando si era voltato verso Veronica l'aveva vista a terra (…) Chi poteva voler uccidere una persona come lei? O magari, colpendo Veronica, in verità volevano punire Buonvino?'.
Indagando, insieme agli agenti del commissariato romano di Villa Borghese, Buonvino risale a un tragico evento accaduto nella Roma del 1944, appena liberata dagli Alleati.
Walter Veltroni (1955). È stato direttore dell'Unità, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, sindaco di Roma, fondatore e primo segretario del Partito democratico. Per Marsilio, oltre a 'Buonvino tra amore e morte', ha pubblicato 'Assassinio a Villa Borghese' (2019), 'Buonvino e il caso del bambino scomparso' (2020) e 'C'è un cadavere al Bioparco' (2021).
Una buona lettura di evasione che a volte divaga a sproposito tra alcuni anfratti della storia che ben poco contano ai fini delle indagini, ma che comunque mi ha fatto passare qualche buona mezz'oretta. Non credo che Veltroni voglia mettersi a paragone con Conan Doyle e penso che questo sia per lui un modo per evadere (così come vuole far evadere i suoi lettori) in compagnia di alcune delle cose che gli sono più care: la storia della prima metà del Novecento, il cinema, la musica e Villa Borghese. Che poi, al contempo, si inventi dei casi gialli poco verosimili e risolti all'improvviso con la comparsa di un deus ex machina (che magari gli investigatori potevano consultare prima, in effetti) non è condannabile: il mercato è pieno di gialli simili e di qualità anche inferiore. Per qualsiasi incongruenza, comunque, accuserei più degli eventuali editor che non il solo autore. Sul finale, un nuovo cliffhanger mi spinge a leggere al più presto l'ultimo romanzo della serie, anche se - come mi è stato fatto notare - un nuovo personaggio apparso sulla scena alla fine è stato "retrocesso"
Continuiamo con la serie, che devo dire mi convince sempre meno. Storia gialla senza infamia né lode, sono riuscita a seguirla più o meno. Ma lo stile inizia a infastidirmi un po'. Al "colpo di scena" finale con conseguente spiegazione, mi veniva proprio da dire: "Sì, va bene, ho capito, ma quanto la fai lunga?!". Molto più che negli altri, per dire, ecco. Ormai sono in ballo e ascolterò anche l'ultimo, ma Walter mio, il giallo mi sa proprio che non fa per te.
Il mio problema è che ho l'ascendente nella Vergine, quindi non sono riuscita a lasciare incompleta la lettura della quadrilogia. Resto dell'idea che l'editoria dovrebbe prescindere dell'importanza del nome. Il giorno che si pubblicheranno solo libri di qualità sarò un lettore (prima) e uno scrittore (poi) felice.
Storia un po’ inverosimile, senza mordente e senza suspense. Tutto davvero poco incisivo ed è un vero peccato perché il primo della serie aveva tutti i numeri per rendere Buonvino un classicone. Alla prossima puntata incrociando le dita!
Il colpo di scena finale è svelato a metà libro. Il “giallo” è una storia completamente separata dal resto. Però mi è piaciuta la scrittura, recupera così una stella
Questo episodio della serie mi è piaciuto molto meno degli altri, nonostante la lettura si porti avanti con facilità. Il giorno del matrimonio Veronica ha subito un attentato che la tiene tra le vita e la morte e mentre la disperazione e la rabbia colpisce un po' tutti, bisogna indagare e trovare i responsabili. La storia però nel suo complesso sinceramente regge e non regge. Un volo di fantasia eccessivo, troppo cinematografico, stile film d'azione americano e poco concreto. Questa volta anche lo stile non mi ha convinto più di tanto: troppi spiegoni, troppe parolone, stavolta anche io ho trovato stonata l'"ostentazione" di cultura dell'autore. Caro Walter diciamo che va bene anche un po' meno 😂
L’ho trovato molto ripetitivo e statico, raffazzonato quel tanto da renderlo poco interessante e con un finale aperto che induce a leggere immediatamente il seguito, cosa che questa volta non ho fatto... mi sono lasciata il quinto della serie per un altro momento o altre sfide. Tre stelle scarse 🤷♀️