A dieci anni dall’esordio di Carlo Monterossi e del resto della banda, disponibili in un unico volume i racconti apparsi nelle antologie dei giallisti di casa Sellerio. Cinque indagini nella Milano nera e feroce di Alessandro Robecchi, tra intrighi finanziari, vizi, segreti, corruzione, piste parallele che convergono.
Carlo Monterossi, il protagonista di questi racconti e dei romanzi di Alessandro Robecchi, è una figura di detective del tutto atipica. Suo punto di partenza è sempre stato «guardare nelle vite degli altri». Pubblicare a dieci anni dall’esordio in un unico volume i racconti sparsi, già comparsi nelle diverse antologie gialle di Sellerio, serve – spiega Robecchi nel testo che li introduce – «a fare il punto sull’evoluzione dei personaggi», a comprenderli a tutto tondo. E infatti si va da un Monterossi quasi naïf del primo racconto, che si fa aiutare da un professionista misterioso come Oscar Falcone, fino a un’agenzia investigativa dell’ultimo, aperta in società con Agatina Cirrielli, ex poliziotta risoluta e sbrigativa già incontrata negli ultimi romanzi della serie. Ma lui, lungo tutto questo arco di tempo, è sempre più riluttante, quasi preda delle diverse storie: una truffa a suo danno e la contro beffa, il rapimento di un chihuahua che chissà cosa nasconde, l’etica di due killer, cartoline di significato misterioso su un interno di famiglia miliardaria, la ricerca affannosa del più sfortunato degli eredi di una fortuna industriale. Perché la cifra di Monterossi è il dubbio: dubita del comodo lavoro di produttore di programmi televisivi di grande successo commerciale, che lui giudica spazzatura, ma dubita anche della sincerità del suo disprezzo per il mondo da cui succhia tanto denaro. Così affronta la sua scettica parte sia tra le belle donne il cui fascino è cesellato da generazioni di privilegi, sia nei bilocali con soggiorno-cucina di chi sa sulla propria pelle che «il merito è sempre il merito dei già meritati». E tutto questo, senza rinunciare al whisky più costoso, all’automobile più silenziosa, all’appartamento più elegante, nutrendo una preferenza per chi riesce a vivere da sfigato. O forse è invidia. Alessandro Robecchi racconta una Milano nera ma «fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i soldi», in modo un po’ cinico e sarcastico, ma soprattutto pietoso.
Il tavolo (2014) Killer (La gita in Brianza) (2017) Doppio misto (2017) Piccola suite borghese (2019) Occhi (2021)
Cinque racconti selezionati dalle varie raccolte Sellerio per festeggiare dieci anni di Carlo Monterossi. Due li avevo già letti, ma li ho riletti volentieri. Comunque i miei preferiti sono stati Piccola suite borghese (una delle riletture) - pubblicato per festeggiare i cinquant'anni di Sellerio, e presente nella raccolta Cinquanta in blu, che celebra il capolavoro Ognuno muore solo di Hans Fallada, pubblicato in Italia proprio da Sellerio - e Doppio misto in cui Monterossi non compare, ma fanno una breve comparsa Ghezzi e Carella... che fanno parte a pieno titolo della Banda Monterossi.
Non sono particolarmente amante dei racconti, ma ogni cosa che scrive Robecchi è tramutata in oro! Monterossi, poi, è un personaggio al quale mi sono affezionata da subito, insieme agli altri che compongono i suoi romanzi e che in alcuni di questi racconti diventano addirittura protagonisti. Quindi anche se il formato narrativo non è il mio preferito, non ho potuto far altro che apprezzarli.
After a long hiatus, nobody like Robecchi gets you back to reading. Five stories to read without letting the book down, one after the other. What a sweet pleasure.
Non c'è niente da fare! Monterossi mi FA IMPAZZIRE. UN vero radical chic, che non si vergogna di esserlo - o forse se ne vergogna un po', ma del resto chi non vorrebbe avere un sacco di soldi, arricciare il naso a cosa questi soldi te li fa "guadagnare" consapevole che comunque rinuncuarci non è mai un'opzione effettiva???
Non è del morto che ti frega qualcosa, ma di come starai tu dopo che quello è morto. Teresa Raquin. «A Natale ti regalo un libro» dice. «Siamo a giugno, hai tempo per ripensarci» dice il biondo.
Una fuga di salotti e salottini, piccoli crocchi di persone, un largo corridoio con specchi dove si incrociavano ospiti eleganti, ma non dell’eleganza rigida e incravattata che ti aspetti in un posto così. Piuttosto collezionisti d’arte, artisti non maledetti, designer, l’intellettuale comodo. Ma guardatelo Carlo Monterossi che fa l’antropologo. Sulla cresta montuosa dei ricchi veri, pensa, si può scivolare di là, nell’orrido senza fondo del burino, ma anche di qua, nella rarefatta ionosfera dell’aspirante intellô che ce l’ha fatta. Le aveva viste le macchine, fuori, la più piccola valeva come un appartamento
C’è ancora, dunque, esiste, è tra noi. E intende: quella aristocrazia lombarda con le ville liberty sul lago, la Ferrari in cortile, l’etica del lavoro degli altri, una ricchezza di generazioni che dice anche gusto, cultura, qualche gradino sopra le brutture del presente, le volgarità dei tempi.
In piena astinenza da Monterossi, ho deciso di recuperare questa raccolta di racconti, con il notevole vantaggio di aver potuto schivare le famigerate raccolte ne-apprezzi-uno-sbadigli-in-quattro Sellerio. Devo dire che questa dimensione ridotta e precisa calza a pennello al protagonista di Robecchi: pochi personaggi, vicende senza troppe digressioni dispersive e, soprattutto, il giusto peso al lato "giallo" della vicenda. Cinque blues per la banda Monterossi è un gran bel libricino, adatto sia ai fan che a chi vuole accostarsi a questo ottimo personaggio per la prima volta. Menzione d'onore per il ritorno dei due meravigliosi killer milanesi: spero che, prima o poi, ricompaiano in qualche romanzo.
3,5 stelle su 5. Recensione in arrivo, probabilmente. Abbiate pazienza. Intanto dico che sono ottimi racconti, ma Carlo Monterossi, come tutta la sua banda, funziona meglio quando ha a disposizione la lunghezza del romanzo.
Sono 5 racconti ambientati a Milano la mia città Natale e dove ho vissuto fino a 26 anni. Sono le indagini di Carlo Monterossi, fra salotti bene e gente di strada.
Storie carine ma sembrano scritte negli anni 80… connotare personaggi chiamandoli “un nero” “un peruviano” ecc ecc manco le barzellette sui carabinieri
In questi cinque racconti qualche assente della banda Monterossi si nota, per esempio Carella e Flora erano in panchina e non sono stati chiamati in campo; Ghezzi ha giocato per pochi minuti e la sua gentile signora non è stata nemmeno menzionata. La Grande Fabbrica della Merda è stata congelata per una sana tregua, ma Bob Dylan – lui che ha capito tutto della vita, più della bibbia - impera ancora, grande e inarrivabile consolatore degli afflitti.