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Solo vera è l'estate

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Venti luglio 2001. Fra il litorale romano e il G8 di Genova, tre ragazzi di trent’anni e una donna che tutti e tre desiderano. È il giorno che ferma la storia, il giorno che cambia per sempre la loro esistenza e quella di tutti.

È il 20 luglio 2001. Tre amici poco più che trentenni sono in auto sulla via Pontina, diretti da Roma al litorale, dove li attende – si direbbe – una serata come tante, la festa di compleanno della cugina di uno di loro. Enzo, Giacomo e Filippo hanno in comune le origini – vengono tutti e tre dal Mamiani, il liceo più politicizzato della Capitale – e si affacciano su una vita adulta più complicata e stentata del previsto; li unisce anche l’ambigua amicizia con Biba, che questa sera non è con loro. Lo stesso giorno, decine di migliaia di altri ragazzi si trovano invece più a nord, a Genova, dove si sta svolgendo il G8: la ferocia gratuita con cui vengono annientati i corpi e le idee dei manifestanti, produce e incarna assieme l’autentico crinale della nostra storia, ma anche un irreversibile punto di passaggio nella traiettoria esistenziale dei quattro protagonisti.
All’alba del 21 luglio, un’alba serena d’estate, niente sembra cambiato ma niente sarà più come prima, per nessuno di loro – e per nessuno di noi.

208 pages, Kindle Edition

First published March 7, 2023

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About the author

Francesco Pecoraro

14 books28 followers
Francesco Pecoraro è uno scrittore e poeta italiano. Architetto e urbanista a 62 anni pubblica la raccolta di racconti Dove credi di andare, che si aggiudica il Premio Napoli.
Con La vita in tempo di pace si aggiudica il Premio Viareggio.

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Profile Image for Orsodimondo.
2,471 reviews2,452 followers
June 16, 2024
DIAZ – DON’T CLEAN UP THIS BLOOD


Luoghi del romanzo: il liceo Mamiani nel quartiere Prati, considerato il più politicizzato, nel senso di “a sinistra”, della capitale. Ricordo gli ampi corridoi con targhe del tipo “Viale dell’Armata Rossa” e avanti così.

Chapeau a Francesco Pecoraro che a 78 anni si rinnova, cambia, esplora, sperimenta.
Questo romanzo è diverso dai due precedenti, anche se la voce del narratore – che in Lo stradone s’era fatta io-narrante – è riconoscibilissima.
Diverso perché in apparenza ha più trama, è più romanzo-romanzo.
Diverso perché i quattro protagonisti non sono Bardani/io-narrante-dello-Stradone/Pecoraro, ma sono quattro trentenni.


Luoghi del romanzo: il liceo Mamiani nel quartiere Prati di Roma. Nel cortile antistante per qualche estate è stato organizzato un’arena cinema.

A questo proposito mi viene da notare che mi sembra che la maggior parte dei critici e commentatori parlino di giovani protagonisti del romanzo: solo che i quattro personaggi sono, appunto, trentenni. Anzi, per la precisione, ne hanno trentaquattro i tre maschi e trentadue Biba (anche se poi nel mezzo del corteo genovese Biba se ne attribuisce ventinove).
Solo a Roma – ma forse solo nel nostro paese – un trentenne può ancora rientrare nella categoria “giovani”, essere all’inizio della “carriera” o stare ancora navigando per inquadrarla. No, questi due ultimi fattori sono senz’altro nazionali, non si possono ascrivere alla sola romanità.
Un futuro non-progettabile, difficilmente gestibile, che li affascina e contro cui provano rancore, perché li trascina violentemente con sé senza dargli il tempo di capire, di organizzarsi, di prendere fiato, di guardarsi intorno e, se non di giudicare, almeno di farsi un’idea. Il presente sfugge al giudizio, si procede incerti come su una lastra di ghiaccio.


Luoghi del romanzo: Lavinio, sul littorale tirrenico a sud di Roma. Qui si svolge la festa di compleanno della “cuginetta” trentunenne di Giacomo.

Romanzo-romanzo, ma Pecoraro non rinuncia e non abbandona i suoi excursus saggistici di impronta storico-sociologica, le parti non-fiction, lo sguardo che allarga, che categorizza.
Non rinuncia agli incipit di sapore tecnico-scientifico: nel primo l’assedio di Bisanzio visto come un’invasione di organismi parassiti e infestanti; nel secondo l’effetto Doppler che consente di osservare la simultanea presenza di galassie così come nello stradone coesistono presenze umane diversissime; qui invece è l’anticiclone delle Azzorre cappa termica pari a un’immensa vescica di aria calda.
Non rinuncia al mater mare, figura che tutto accoglie e tutto crea.


Luoghi del romanzo: Anzio, sul litorale laziale poco a nord di Lavinio. Qui c’è la casa di Enzo dove i tre passano la notte e dove all’alba del sabato li raggiunge Biba di ritorno da Genova.

Giacomo, Enzo, Filippo sono figli di questo torvo zuppone socio-edilizio, di questo mostro immobile fatto di foratini, cemento e carne umana, benigno finché stai alle sue regole.
Poi, entrando più nello specifico, descrivendone uno, parla di tutti e tre:

Il suo atteggiamento verso ogni cosa, che ormai è diventato costante, è una sorta di non-curanza globale, annoiata e tacitamente sprezzante, come se ciò che veramente conta fosse sempre altro e fosse sempre altrove.
Salvo poi risvegliarsi e accendersi per la “Magica”, con la quale s’intende l’AS Roma, cioè i cosiddetti giallo-rossi.


Luoghi del romanzo: Anzio, la spiaggia delle Grotte di Nerone dove si conclude il romanzo.

Chapeau a Francesco Pecoraro che fa ruotare il suo libro, il suo terzo romanzo-saggio, intorno a un weekend dei tre maschi di fuga al mare – e l’eco del capolavoro di Dino Risi Il sorpasso per me è stata forte durante tutta la lettura – mentre l’unica donna del gruppo – del quadrilatero, perché Biba fa sesso con tutti e tre, e se quel cantante romano non aveva considerato il triangolo, io applaudo al quadrilatero – Biba va invece a Genova per il famigerato G8.
Già, dimenticavo: tutta la storia si svolge durante quel weekend lì, luglio 2001, per lei iniziato venerdì 20, il giorno in cui fu ucciso Carlo Giuliani.
E allora, come dicevo, chapeau a Francesco Pecoraro che unico (tra pochi o proprio unico solitario?) racconta quel fatto tremendo, quando i rappresentanti dello stato italiano, in divisa e in borghese, trasformarono Genova in una macelleria sudamericana, in un nuovo Cile.
Biba magari non “partecipa” davvero, ma è nel corteo, assiste, vede il sangue, prova orrore (che Pecoraro sapientemente “raffredda”)


Luoghi del romanzo: Genova, corteo durante il G8 del luglio 2001.

A me non sembra proprio che questa terza narrazione lunga sia la meno riuscita nella produzione letteraria di Pecoraro. Anzi, per chi volesse iniziare ad approcciarlo, consiglierei di partire proprio da qui: la sua inconfondibile voce e il suo stile ci sono tutti, e la lettura è ben più breve (la metà, anche meno, dei due che precedono).


Luoghi del romanzo: Genova, corteo durante il G8 del luglio 2001.

P.S.
Quanto è vero che quella stagione che va da giugno a settembre, ed esplode in luglio e agosto, un tempo stagione splendida, da un po’ di anni grazie al riscaldamento del pianeta e al conseguente cambiamento del clima, è diventata un inferno, ha trasformato palazzi, palazzine, palazzoni e “palazze”, come le chiama Pecoraro, in appendi motori di condizionatori d’aria – queste scatole bianco-grigiastre agganciate fuori da finestre e balconi deturpano ormai qualsiasi costruzione post-barocco – eppure è comunque la stagione che il romano-romano preferisce. Forse perché può tirare fuori sandali e infradito e bermuda e canotta, forse perché sudare-è-bello, forse perché il romano-romano è una mutazione del rettile lucertola.
Perché è dell’Estate che stiamo parlando, cioè della stagione che per noi è stata definita “identitaria”, l’unica che i catto-mediterranei ritengono valga la pena di vivere, eventualmente soffrendo, ma di una sofferenza che è anche piacere.


Luoghi del romanzo: Genova, piazza Aliprando, venerdì 20 luglio 2001.

PS
Diaz – Don’t clean up this blood è il titolo del film di Daniele Vicari che racconta quei giorni e qui fatti. L’ho rivisto durante la lettura del libro: sto ancora cercando di sciogliere il blocco allo stomaco. È un film horror trasformato da film documentario. Bravo Daniele, chapeau anche a lui.
Profile Image for SCARABOOKS.
293 reviews265 followers
March 22, 2023
I racconti e La vita in tempo di pace di Pecoraro sono tra le cose migliori uscite negli ultimi anni in Italia. Lo stesso sguardo disperato ed incazzato, ma anche dolorosamente consapevole lo ritroviamo in questo nuovo libro. Sempre interessante e non conforme il modo in cui Pecoraro guarda la gente, Roma, il mare, l’estate, i fatti del nostro tempo, il modo in cui un po’ tutti siamo diventati. Poi le assonanze tra i fatti del G8 di Genova e quelli di Cutro, la vergogna e l’orrore che suscitano lo rendono utilissimo a riflettere su cosa sta (ri)succedendo in questo paese. Ed è sempre bello leggere la sua prosa ispida, nervosa, precisa mai banale. Ultima annotazione: il titolo mi sembra bellissimo.
Profile Image for zumurruddu.
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Read
June 14, 2024
Trentenni ai tempi del G8 a Genova; Il G8 a Genova, cioè “il movimento”, cioè “un altro mondo è possibile”, cioè “quando hanno ammazzato Carlo Giuliani”.
Io c’ero a Genova. Ero lì il giorno dopo che hanno ammazzato Carlo Giuliani, quando sono scese in piazza ancora più persone, nonostante la tensione e la paura, a manifestare pacificamente, a dire non solo che non volevamo il G8 ma anche che non ci stava bene che in piazza la polizia sparasse ai ragazzi; c’ero e avevo trent’anni (quasi trentuno).
E per me, come per tutti quelli che c’erano, ancora oggi dire semplicemente “Genova”, significa dire tutta quella roba lì, il G8, i black block, Carlo Giuliani, piazza Alimonda, “il movimento” (per inciso: secondo me era chi non se ne sentiva parte che quel movimento lo chiamava no-global, termine che ho sempre percepito con connotazioni negative).

Leggere questo libro mi ha lasciato parecchio amaro in bocca. Non per il pessimismo di Pecoraro, non mi da fastidio il pessimismo, io stessa sono abissalmente pessimista. E magari ha ragione lui, non siamo mai stati davvero antagonisti, siamo sempre stati integrati, quello che non ci piaceva era esattamente quello che ci piaceva. E io, come i protagonisti di questo libro, come tutti o perlomeno molti che si sentivano nel “movimento”, venivo da una piccola/media borghesia, e la mia laurea la stavo usando per farmi pagare da una multinazionale, e insomma nel “sistema” c’ero dentro con tutti i piedi. E quindi forse sì, quel movimento era già morto, prima ancora di riuscire a compattarsi e ad assumere una sua identità e volontà politica, e un qualche tipo di peso politico.
Cioè non è servito a niente, ed è vero che un altro mondo non era ormai possibile, né mai lo sarà.

Eppure.
Eppure io penso che il fatto che ci sia qualcuno che continui anche solo a desiderare un mondo diverso – anche se ci crede poco o niente che sia possibile – una differenza la faccia. Una differenza l’ha fatta. Non argomento ulteriormente, non è la mia specialità. In fondo è solo un mio sentire.

A parte tutto questo pippone comunque, com’è ‘sto libro? M’è piaciuto? È scritto bene? Sono contenta di averlo letto? Quante stelle?
Ebbene non lo so.
Ho avuto, leggendolo, alti e bassi. In generale l’ho letto con poco piacere, riconoscendo tuttavia la potenza di certi passaggi.
Riconoscendo che ti fa restare attaccata alla pelle un’atmosfera, una sensazione, che è proprio quella dell’estate al mare, dell’abbiocco dopo la mangiata di pesce con il vinello bianco, con la brezza delle terrazze sul mare che è l’unica cosa che ti può salvare dall’afa e dal torpore schiaccianti, soverchianti. Ecco, il torpore. Come quello che avevamo addosso, senza saperlo, noi che siamo andati a Genova, noi che dicevamo che un altro mondo era possibile, ma che in fondo eravamo solo capaci di andare ad annoiarci da una festa all’altra.
Caro Pecoraro, molto a malincuore devo ammettere che c’hai abbastanza preso.
Profile Image for piperitapitta.
1,057 reviews472 followers
August 8, 2023
La scuola comunista



Sembra quasi che Francesco Pecoraro abbia voluto raffigurare il rovescio della medaglia, trent’anni dopo, di quella scuola cattolica (il Mamiani, qui, il San Leone Magno, di là) da cui uscì tutto il male che nessuno si aspettava e che Edoardo Albinati ha raccontato e provato a condensare (!) nel suo romanzo più famoso: La scuola cattolica, appunto.
La scuola comunista, dunque, uno dei licei più famosi di Roma, dei più politicizzati (ma anche il Giulio Cesare, ma anche il Tasso - anche ques'ultimo detto proprio il Tasso, il nome scompare), quello da cui tre ragazzi e una ragazza trentenni, sono fuoriusciti pieni di ideali e belle speranze e che nell'estate 2001 si confrontano con il G8 e i fatti di Genova, con il loro quieto vivere, con l’assenza di aspirazioni o di comprensione (si può davvero comprendere?) del proprio scopo nella vita.

Non ci riesce, però, a mio avviso, ed è un peccato perché sia La vita in tempo di pace che Lo Stradone sono, a mio avviso, fra le migliori cose espresse in quest'ultimo decennio dalla letteratura italiana, così come lo sguardo di Pecoraro su Roma e sulla sua architettura (che non è solo quella urbana, ma anche individuale e sociale) è sempre un punto di vista laterale, trasversale, utile per osservare nello specchio il nostro rovescio, la parte di noi meno in vista, l’evoluzione (o forse sarebbe meglio dire l’involuzione) della nostra società. Sembra, però, più un blocco di appunti che un romanzo vero e proprio, questo Solo vera è l'estate , quasi che Pecoraro abbia voluto privarsi (e privarci) delle lunghe digressioni alle quali ci aveva abituati, costringendo la sua scrittura in un arco narrativo che se gli è congeniale nei racconti non gli è congeniale, forse, in un romanzo più compatto, meno aperto ad accogliere tutte le sue speculazioni collaterali e derivanti dal nucleo centrale della storia.
Il leifmotiv della bestemmia, poi, ripetuta oltre ogni ragionevole necessità narrativa, credo che me lo abbia reso più fastidioso e ostile di quanto non sarebbe stato altrimenti.
Tre e mezza, via.
Profile Image for Grazia.
511 reviews219 followers
January 22, 2024

Quello che ci piace è anche quello che non ci piace


Salto nel passato. È il 2001, al governo c'è Berlusconi. È luglio ed è il weekend in cui a Genova si svolge il G8.

Probabilmente all'epoca avevo l'età dei protagonisti di questa storia, cioè sulla trentina. L'epoca in cui solitamente la vita prende un certo corso, corso da cui poi difficilmente ci si discosta.

Quattro amici, GEF, acronimo composto dalle iniziali dei nomi propri dei tre uomini del gruppo. E una donna, Biba. Diversi anzi diversissimi ma legati dalla storia in comune, dall'essere stati studenti del liceo rosso di Roma, il Mamiani, e da un inconsapevole menage a quattro.
Menage di cui Biba è il deus ex machina.
Biba sta ufficialmente con G, ma ha rapporti con E, suo ex fidanzato, ma anche, di natura sadomaso, con F.

Il legame tra i quattro va oltre il sesso curiosamente triangolato e condiviso. È un ancorarsi e sorreggersi.

Il desiderio di affermarsi. La necessità di trovare un posto nel mondo forse anche in coerenza con quella che è stata la loro formazione scolastica e politica ante litteram. Per contro, l'attrazione per il potere o per comunque l'opportunità di stare dalla parte del vincente o di chi stabilisce poi come andrà il mondo. Sempre per questioni di interesse economico.

"Ma il capo è il capo, ha potere. Biba non è indifferente al potere, se lo riconosce."


E il potere probabilmente avrà la meglio su legami e relazioni. In particolare anche sull'affetto. E sull'amore, ammesso che sia stato tale.
Tre stelle e mezzo.
Profile Image for Gianni.
397 reviews51 followers
August 5, 2023
Potrebbe essere considerato quasi un romanzo di formazione, per certi versi, dove il passaggio all’età adulta è anche un passaggio epocale; la mattanza al G8 di Genova chiude definitivamente, e non solo in Italia, con l’interpretazione plurale del mondo e suggella la supremazia del capitale come pensiero unico.
Le attese di cambiamento culminate con le lotte operaie e studentesche della fine degli anni ’60 sono state in buona parte frustrate negli anni successivi dalla crisi industriale e dalla strategia della tensione, terminando nell’inghiottitoio del riflusso nel privato.
È con la caduta del Muro e il dissolvimento del blocco comunista che diventa palese la progressiva e inarrestabile scomparsa di ogni forma di organizzazione politica di massa strutturata. Da Seattle, prima, a Genova, alla fine, l’opposizione al pensiero unico, necessariamente elevata su scala globale, è stata espressa da un arcipelago di associazioni, gruppi, confessioni, singoli individui, generalmente disarticolati fra loro e annientati definitivamente in piazza Alimonda e alla Caserma Diaz.
Si respira tutto questo in Solo vera è l’estate,nei comportamenti, nei vissuti e nei pensieri di Enzo, Giacomo, Filippo e Biba, amici fin dalla scuola e impegnati in un singolare quadrangolo. La tensione ideale giovanile, quella dei tempi del liceo, è ormai svanita, ne rimangono solo brandelli depoliticizzati e in via di normalizzazione, ”Non credo in Dio, ma non credo che tutto ciò che in questo momento ci circonda meriti un porcoddio, cioè un’imprecazione verso l’increato universale. Rispettare e accettare l’universo di ciò che esiste, anche quando è Anzio, è una delle cose che mi sono imposto. Dire porcoddio è da disadattati, invece occorre adattarsi al mondo, dunque in questo momento anche ad Anzio. E comunque ci vedo anche molta bellezza. Io sono sempre per antipasti di mare, tipo cozze e fasolari, roba così e poi pasta alle vongole verasci e filetto de spigola, o di orata e sono per una falanghina di prezzo medio e Ferrarelle ghiacciata, posso considerare anche una bruschetta di telline, qualora ci fosse e sicuramente le alicette, marinate e non.”
In bilico tra il tedio esistenziale, i sogni frustrati, l’adattamento alla realtà circostante, anche l’amicizia tra i quattro ragazzi è a una svolta.
Sullo sfondo, ma determinanti e pesanti come un macigno, le giornate del 20 e 21 luglio 2001 in cui è ambientato il romanzo. Enzo, Giacomo e Filippo partono da Roma per andare a una scialba festa di compleanno a Lavinio, vicino ad Anzio, per non stare soli; Biba è partita per la manifestazione di Genova, a loro insaputa. Tutti e quattro orfani dell’impegno, più che disimpegnati. È Biba la più vicina e la più pronta a fare il salto, ”Ecco adesso mi sono ripresa, sono in grado di sapere una buona parte di cosa voglio. Per esempio non morire. Ho capito, ma l’ho sempre saputo, che l’eroismo non esiste---che non esistono idee o cause per cui valga la pena morire---ho capito che devo godermi i privilegi in cui sono nata e cresciuta---ho capito che non li merito, che il mio è solo culo e, in quanto culo, va sommamente rispettato---e che non devo sprecarlo, ma usarlo per vivere bene---magari vergognandomi, ma solo un po’, perché enti più forti di me mi hanno determinata---io posso solo modificarmi, coltivare una coscienza, ma senza esagerare---il resto sarà  determinato dal mio ‘essere sociale’ e sticazzi---allo stesso modo che ho le tette di una certa forma invece che di un’altra---quindi abbandonare ogni tensione verso un’ipotesi di mondo diverso---il mondo non può essere diverso, c’è gente assunta per lavorare alacremente perché il mondo resti com’è e anzi peggiori---gente che ti spacca la testa, gente che finisce per godere alla vista del tuo sangue---gente armata che uccide, ti uccide perché esisti in un certo luogo e in un certo momento---e perché stai facendo qualcosa che va nella direzione del Non Consentito”
Questa volta, diventare grandi è essere assimilati dal sistema, consapevolmente o meno non ha più importanza.
Profile Image for Frabe.
1,202 reviews57 followers
May 28, 2023
Pecoraro è acuto e coinvolgente, anche qui l'ho letto volentieri... pur se a tratti disturbato dal suo linguaggio crudo e, più ancora, dal suo pessimismo cosmico.
Profile Image for Fra Cesko.
116 reviews17 followers
November 13, 2023
E' il primo libro di Pecoraro che leggo e non avevo particolari aspettative. Il libro, a mio avviso, è scritto con mestiere, profondità e consapevolezza. Sullo sfondo: il G8, l'estate, l'umanità, in primo piano l'amicizia, il sesso, la gioventù e le bellissime riflessioni di questi trentenni romani. Ecco, a me è rimasto particolarmente questo: la sensibilità e conoscenza di quel conflitto interiore, di quella fase di passaggio alla maturità, il confondersi tra passato e futuro, tra amicizia e sesso, tra coraggio e paura... Il romanaccio presente ma non fastidioso, i dialoghi divertenti e scanzonati ma quasi mai superficiali, il viaggio. Ecco: a mio avviso il focus è li, siamo all'inizio del Viaggio che ciascuno dei 4 protagonisti farà, siamo quando dentro ci diciamo "ora devo partire", Pecoraro con questo libro è li e ci legge, dalla mente di questi ragazzi, tutti i dubbi, le prove di sicurezza, le indecisioni, le ostentazioni di coraggio che si provano. Sullo sfondo un evento tragico che non aiuta. Ma di eventi che non aiutano, purtroppo, siamo sempre più spesso circondati, quindi, ancora, un momento che è tanti momenti.
Sicuramente leggerò altro perché mi sembra che l'autore "ce n'abbia da dì'"!
Profile Image for EMILIO SCUTTI.
243 reviews22 followers
May 13, 2023
Quattro ragazzi anzi tre ragazzi ed una ragazza quattro amici vivono il loro tempo, cercano un’identità, un posto, un ruolo in un tempo violento, l’anno è il 2001, lo sfondo è il g8 di Genova, il berlusconismo imperante e regnante. Cercano un modo di vivere, di come stare al mondo, sono inquieti perché soffrono in pieno la mancanza di ideali, la protagonista fuggita dalle violenze del G 8 è sicura di una cosa : non vale la pena farsi uccidere invece vale la pena durare , vivere per il sole per il mare . I ragazzi sono prodotti urbani, romani, il mamiani è una certezza, Roma centro e poi Lavinio, il mare , la periferia più lontana percepita come estranea, lontana , aliena . Il cerchio si chiude tornando all’amore, all’attrazione fisica in lontananza un barlume di voglia di fare carriera ma senza convinzione d’altronde di nuovo non ne vale la pena .
Profile Image for Ubik 2.0.
1,080 reviews298 followers
April 28, 2024
Con quella faccia un po’ così…

All’inizio sono rimasto deluso dall’assenza, o meglio dal ridimensionamento della voce narrante che caratterizza i due precedenti splendidi romanzi di Pecoraro per le spietate e fulminanti interpretazioni della realtà circostante, con il cinismo e la sfiducia di chi non sa assistere indifferente allo sfacelo della società e al prevalere dell’inautentico, dell’insensato, del malfatto, insomma del brutto in tutte le sue forme e incrostazioni, estetiche e morali.

Ciò ha condizionato il mio giudizio finché mi sono reso conto che questa volta l’autore ha scelto di svincolarsi da una formula già collaudata con successo per inoltrarsi nel territorio mentale e nel sentimento di una generazione che potrebbe essere quella dei suoi figli, precari e disillusi, inquadrati nell’arco di una giornata del 2001, cruciale sia per il macrocosmo della società civile italiana, sia per il microcosmo della maturazione di quattro individui qualunque, emblematici di quella generazione.

In questo contesto dunque ci troviamo a seguire un terzetto di trentenni diretti al litorale romano, in un luglio del quale Pecoraro rende con efficacia la torrida cappa opprimente e l’indolenza e la pigrizia che ne derivano sugli esseri umani. Sotto il cazzeggio che accompagna la trasferta, traspaiono i ragionamenti, i progetti rimandati, le divagazioni ma anche i dubbi, le frustrazioni e il disorientamento accentuato dai notiziari di cronaca da Genova dove i cortei no-global stanno scontrandosi duramente con la polizia.

A Genova a loro insaputa si trova il quarto enigmatico personaggio, Biba, l’unica donna, la sola ad aver deciso, trascinata più dall’impulso che dalla convinzione, di partecipare alle manifestazioni, giusto il tempo di assistere di persona a un evento terribile per poi fuggirne traumatizzata, prendere il primo treno per tornare a ricongiungersi nel bozzolo della comfort zone con i tre ignari amici.

Dall’insieme del piccolo gruppo, i tre maschi (in cui Pecoraro sembra aver infuso tratti della voce dei primi due libri e quindi di sé stesso, l’esteta, il pragmatico, l’impegnato, qualità peraltro velate e assimilate da una romanità sottolineata dal ricorrente dialetto) e la ragazza che assume il ruolo di catalizzatore, emerge un quadro esistenziale dominato dalla melmosa stagnazione del presente, verso “un futuro non-progettabile, difficilmente gestibile, che li affascina e contro cui provano rancore, perché li trascina violentemente con sé senza dargli il tempo di capire, di organizzarsi, di prendere fiato, di guardarsi intorno e, se non di giudicare, almeno di farsi un’idea”.

Da questo impasse sembra parzialmente affrancarsi Biba che quanto meno ha percepito, forse solo a livello istintivo e premonitore, la rilevanza che quella mobilitazione esprimerà in quel preciso momento storico ma ancor più nei giorni e negli anni a venire. Ma tornerà subito, con la faccia e il cuore di chi ha visto il cadavere insanguinato di Carlo Giuliani e altre atrocità, e proverà ad affogarne il ricordo lasciandosi galleggiare, quasi purificata, nel dolce e accogliente mare al tramonto.
Profile Image for Mingamarco.
69 reviews3 followers
May 20, 2023
Sono molto affezionato a Pecoraro, di cui ho letto tutto quanto ha pubblicato dopo la vita in tempo di pace, e lo considero quasi come un vecchio zio da cui spillare consigli e battute al vetriolo spiando il suo profilo twitter.
Questo romanzo ha come protagonisti dei ragazzi che, nel giorno del tristemente famoso g8 di Genova, erano esattamente miei coetanei.
La loro vicenda è il dramma della mia generazione che non aveva un cazzo da dire, un ideale di cui appassionarsi e ha trasformato il cazzeggio del tempo per farlo passare,macchiato qua e là da qualche perla di saggezza o dramma personale, in un finto superficialismo, che spesso ha fatto diventare quello che sembrava un gruppo di amici in una palestra di endogamia.
E’ il libro di Pecoraro scritto in maniera meno accattivante, ma incredibilmente quello che mi si incista di più nel profondo, la sua prosa dal sapore architettonico e geometrico procede in una lenta risacca, questa volta, trascinandomi nell’ incompiutezza che era il vero sapore dei miei vent’anni.
c’è tutto il senso di inadeguatezza e di piccolezza rispetto a quanto non ci era dato percepire (era il 20 luglio 200) come qualcosa che avrebbe significato una cesura e probabilmente la stura per una generazione che da lì in poi, grazie all’uomo ricoverato al San Raffaele, non avrebbe avuto più uno straccio di valori in cui immedesimarsi, usando come anestetico il sesso, unico collante del gruppetto di protagonisti della storia.
La narrazione sembra procedere come un girato di Bergman, l’ambientazione mi ha ricordato la struttura del capolavoro “la notte” di Antonioni e c’è una scena che, tanto per rimanere nel cinematografico, della protagonista che viaggia in treno che potrebbe essere sotto la regia di Sorrentino ed io quel sapore e quell’odore del treno l’ho sentito salire su dalle pagine del libro.
deduco dalla copertina che anche l’illustrazione in copertina nasce dalla matita dell’autore e già lei da sola si fa rimirare dolcemente dopo l’ultima pagina del libro.
Questa apparente immobilità dei protagonisti della storia mi ha invece smosso tanto nello stomaco.
Profile Image for Lara.
1 review
June 23, 2023
La descrizione dell'unica protagonista donna - Biba, che rispetto alla tipa alta e la pienotta di pagina 75 almeno merita un nome, ma non uno vero come i protagonisti Enzo, Filippo e Giacomo - ricorda la perifrasi usata da Max Pezzali nel testo di "Sei un mito":"Poi il culo. Biba al Mamiani era di quelle famose per il bel culo, ogni scuola ha le sue famose per il culo, vale lo stesso per i maschi." Anche la sua caratterizzazione è in linea sia con il personaggio della nota canzone, sia con la rappresentazione del femminile ampiamente diffusa nel mondo dell'intrattenimento italiano. Se fate parte di un certo tipo di pubblico, potrebbe essere una lettura piacevole.

59 reviews
December 18, 2023
Tra le cose che meriterebbero probabilmente più stelle:
1) il titolo
2) le prime pagine del libro
Per il resto, e quindi per la maggior parte, mi è sembrata una storia raccontata bene, senza elementi che facciano gridare al capolavoro, con qualche ripetizione di troppo nei dialoghi (che poi magari ci sta, è vero che tre ragazzi mentre raggiungono in auto una festa possono parlare più o meno ripetutamente delle stesse cose, ma lettura ne esce appesantita, a mio avviso).
Profile Image for Meg.
1,393 reviews11 followers
July 3, 2023
recensione a cura del blog “Libri Magnetici" by Meghan

20 luglio 2001.
E’ una data che qualcuno ricorda, ma molti no: l’estate è caldo, sole, afa, mare, libertà. Ma quell’estate del 2001 è anche l’estate del “globale, l’estate di Genova e del G8, l’estate che cambierà la vita di Giacomo, Enzo, Filippo e Beba.Loro, che di quell’amicizia/amore/legame ne hanno fatto un filo nascosto e consapevole che li lega, vivono l’estate come una stagione che valga la pena di vivere, in un senso di vita che è piacere e sofferenza al tempo stesso.Perché è d’estate, in quella Roma deserta, espressione di tutta quella Democrazia che ha guidato il paese dal dopoguerra, che la generazione del liceo Mamiani, delle proteste degli inizi anni Novanta, si rende conto del suo fallimento.E così per Enzo, che vive in una condizione lavorativa che si evolve velocissima e alla cui rapidità non riesce a star dietro; per Filippo, incapace di adeguarsi a qualsiasi cosa, e che ha trovato un suo pezzo di vita in quella solitaria officina di riparazioni di biciclette.Accanto a loro Giacomo e Beba, nella continua ricerca di una loro dimensione: per Giacomo nell’arte e nel legame con lei, e per Beba, in quella strana relazione amorosa con tutti e tre, in cui rispecchia il suo voler sembrare qualcosa di diverso da quello che è.

«Quella che sembra una scelta consapevole e ideologica in realtà nasconde il sentimento velenoso di non potercela fare.»

Come Genova fu un fallimento per i no-global, andando a rafforzare la mancanza di consenso e l’odio della collettività per le violenze e gli abusi, così in quell’estate, i quattro amici restano ancora una volta come fermi, immobilizzati in quell’attitudine a godersi l’attimo, perché non c’è molto altro in cui credere, di cui occuparsi.
Francesco Pecoraro, sempre molto accorto a raccontarci le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le illusioni, ci racconta una storia all’interno di una parte della storia della Repubblica Italiana dei primi anni duemila, e lo fa senza retorica o buonismo, ma con l’amara e disperata speranza dei protagonisti.

«”Credo che l’unica cosa importante sia vivere. Perché se sei morto, come quel ragazzo, sei morto e basta. Semplicemente non esisterai più.”»

Quattro petali e mezzo.
Profile Image for Lungarells.
43 reviews9 followers
August 6, 2024
Indecisa se mettere o no la quarta stellina. Fino al capitolo sulla festa di compleanno a Lavinio ero indecisa se continuare, per eccesso di didascalismo. Poi ho improvvisamente capito dove sarebbe andato a parare (dove fosse andata) col personaggio femminile, una sorta di Angelica desiderata da tutti i maschi del racconto la cui identità è una e trina (al punto da prendere un nome collettivo, i GEF). A quel punto avrei voluto più Genova e meno richiamo sessuale. Ma da Genova noi che avevamo trent’anni esatti siamo scappati in mille modi come Biba. E di vero è rimasta qualche estate.
Profile Image for Cristina Carlini.
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September 16, 2023
Sono mortificata Francesco Pecoraro, ma davvero è uno dei libri più brutti che io abbia mai letto. Wannabe La Grande Bellezza, wannabe riflessione colta su momento storico, wannabe fotografia di una generazione, ma no no no. E che le pagine di Biba le ha scritte un uomo si sente lontano chilometri.
Profile Image for Domenico DiPinto.
78 reviews2 followers
February 24, 2025

💗RECENSIONE💗

Trama
Francesco Pecoraro, con "Solo Vera è l'estate", ci porta nel cuore di un'estate che si imprime nella memoria collettiva e personale dei protagonisti. Il romanzo si svolge il 20 luglio 2001, un giorno segnato dagli eventi tragici del G8 di Genova, ma raccontato attraverso la prospettiva di tre trentenni romani, Enzo, Giacomo e Filippo, in viaggio verso il litorale per una festa di compleanno. La loro amicizia è legata non solo dalle comuni origini scolastiche, ma anche dalla presenza ambigua e desiderata di Biba, la ragazza che tutti e tre amano in modo diverso. Se da un lato il romanzo sembra soffermarsi sulle dinamiche personali e sentimentali di un gruppo di amici, dall'altro si inserisce nella storia più grande, quella della violenza istituzionale e del punto di non ritorno rappresentato dal G8.

Analisi della storia e temi centrali
Pecoraro costruisce una narrazione stratificata che intreccia il personale con il politico. La storia di Enzo, Giacomo, Filippo e Biba non è soltanto un racconto di amicizie, amori e crisi esistenziali, ma diventa una riflessione su una generazione disillusa. Il romanzo affronta tematiche profonde come il senso di appartenenza, la perdita dell'innocenza, l'apatia politica e l'impatto della storia sui singoli individui. Il G8 di Genova, che aleggia sullo sfondo, non è solo un evento, ma un simbolo della frattura tra idealismo e realtà, tra il desiderio di cambiare il mondo e la violenza che ne soffoca ogni tentativo.

Scrittura e caratterizzazione dei personaggi
Lo stile di Pecoraro è preciso, asciutto e carico di una malinconia disillusa. L'autore riesce a dare profondità ai suoi protagonisti senza indulgere in facili stereotipi: Enzo, Giacomo e Filippo emergono con le loro fragilità e contraddizioni, mentre Biba, pur rimanendo una figura più evanescente, funge da catalizzatore delle loro insicurezze e desideri. La caratterizzazione è efficace, sebbene talvolta i personaggi sembrino muoversi in una bolla di inerzia che li rende meno incisivi rispetto agli eventi storici che li circondano.

Ambientazione e atmosfera
Il romanzo è ambientato tra Roma, il suo litorale e la lontana Genova. L'autore cattura con grande efficacia l'atmosfera sospesa di un'estate che sembra procedere come tante altre, ma che porta con sé il peso di un cambiamento irreversibile. Il contrasto tra la leggerezza delle conversazioni dei protagonisti e la brutalità della repressione a Genova è gestito con sottigliezza e potenza narrativa.

Tecniche narrative e progetto complessivo
Pecoraro utilizza una narrazione che oscilla tra il presente e la riflessione interiore, con una struttura che richiama una sorta di flusso di coscienza collettivo. Il ritmo è volutamente dilatato, quasi a voler restituire quel senso di sospensione che caratterizza certe giornate estive, ma anche la distanza tra i protagonisti e gli eventi storici che avvengono in contemporanea. La scelta di focalizzarsi su un microcosmo apparentemente distante dagli scontri di Genova si rivela vincente: il lettore è costretto a interrogarsi su cosa significhi essere testimoni passivi della storia.

Punti di forza e debolezze

Punti di forza:

scrittura evocativa,
la profondità delle tematiche trattate e la capacità di raccontare il senso di smarrimento di una generazione.
Debolezze:

Alcune scelte narrative potrebbero non convincere tutti:
la lentezza della narrazione
l'atteggiamento apatico dei protagonisti crea una distanza emotiva tra il lettore e la storia.
l'equilibrio tra la dimensione personale e quella storica a volte pende troppo verso la prima, lasciando la seconda come un'eco lontana più che un elemento attivo della trama.
Editing e struttura
La struttura del romanzo è ben congegnata, anche se non sempre scorrevole. L'editing è curato e lo stile è coerente con il tono generale della narrazione. La suddivisione in momenti e riflessioni aiuta a dare ritmo al racconto, ma potrebbe risultare dispersiva per chi preferisce una trama più lineare.

"Solo Vera è l'estate" è un romanzo intenso, capace di restituire un'istantanea di una generazione in bilico tra speranze disattese e una storia che si impone con violenza. Pur con qualche lentezza e una certa distanza emotiva tra personaggi e lettore, rimane un'opera di grande valore letterario e storico.

Votazione: 4/5
💓
Domenico Di Pinto
recensione book lovers blog

"Nota: la metrica delle recensioni si basa sul mio metodo di lavoro con case editrici e agenzie. Eventuali similitudini saranno segnalate."
Profile Image for Ruppe.
519 reviews52 followers
July 26, 2025
5 stelle nella prima metà, 4 nella seconda.

Da dove comincio… Un libro bellissimo per la quasi totalità.
Breve, pieno di significato, scritto egregiamente con stile curato e sofisticato, ma non pretenzioso.

Approccia la generazione appena più grande della mia, trentenni durante il G8 di Genova del 2001, momento transizionale fortissimo che all’epoca non ci sembrava tale.
Lo fa con tantissima lucidità e in maniera non banale, rifugge dallo stereotipo del trentenne in crisi; anche se, a tirare le somme, di questo parla.

Ma cerca - in maniera profonda e intelligente - le cause sia intime/personali che socioeconomiche/globali che stanno alla base di questo periodo di transizione.
Riesce a collegare bene il momento politico italiano (per il quale il G8 rappresenta il culmine di un percorso durato decenni, di demolizione dei movimenti collettivi, politici e sociali, e del coinvolgimento attivo che esula dall’individualismo) con
l’aggressività del capitalismo globale, che proprio in quegli anni intraprende i primordi della strada che arriva oggi a noi.
Lo fa utilizzando consapevoli e illuminanti discorsi e dibattiti, informando e ragionando.

Contrapponendo le tematiche global-capitaliste a individualità sempre più involute su se stesse, e alle città e contesto italiano che sono statici e si guardano l’ombelico, non riuscendo a reagire a quello che accade attorno.

Per sottolineare questa dicotomia, sceglie di rappresentare il G8 di Genova da lontano, esattamente come l’ho vissuto io che non ho partecipato direttamente; lo contrappone alle vite di questi ragazzi che stanno cercando una collocazione nella confusione del cambio di mentalità e di approccio economico, e collocando genialmente il tutto fra le palazzine di Roma e le villette cementificate del litorale, a rappresentare proprio la staticità e lo smarrimento del vecchio sistema, rispetto al mondo che cambia.

Questi giovani adulti vogliono cambiare, ma sono giustamente smarriti e spaventati e si ancorano alle poche certezze di privilegi familiari acquisiti, alle cene di pesce lungomare, alle feste in cui si parla alla lontana dei conflitti innescati dalla globalizzazione, ai rapporti di amicizia risalenti a decenni prima, a case al mare stantie.

C’è molta intelligenza nelle righe, nei discorsi, nell’approccio generale: cosa si richiedeva e si poteva pretendere, dai giovani del 2000, nei confronti dei cambiamenti epocali governati da poteri molto più grandi?

Ed ecco che l’autore è abile nel dissimulare, attraverso il racconto di questa fase storica di transizione, anche ciò che accade nel mondo attuale: sono continui i rimandi sottili allo strapotere economico e comunicativo delle grandi aziende globali di oggi, persino i riferimenti alla politica di destra attuale, alla situazione Israelo-palestinese. E allo sbalordimento e senso di impotenza dei giovani, che diventano gradualmente consapevoli dell’impossibilità di cambiare le cose contro lo strapotere di chi governa davvero.

Dopo la prima sezione, il racconto stacca e passa a raccontare dei fatti di Genova attraverso un occhio diverso, quello dell’unica protagonista femminile. E mentre la descrizione dei fatti in sé funziona, è piena di ritmo e orrore e fisicità, l’autore sembra smarrirsi di brutto quando deve descrivere la psicologia di Biba.
Ne viene fuori una donna fumosa, vista chiaramente con occhi maschili, poco riuscita.
Qui l’autore ha fatto un passo più lungo della sua gamba eriesce a rovinare ampiamente il bel lavoro precedente. Peccato davvero, di questo arrovellamento sessual/sentimentale non si vedeva la necessità e non funziona.
Ecco che comprare un tono apologetico verso i maschi e un tono quasi autogiudicante e inutile in alcune pagine dedicate a Biba.

La sensazione che mi rimane alla fine è comunque di un testo da conservare, ricco di saggezza e intelligenza, ma allo stesso tempo malinconico e commovente.
Un bell’esempio innovativo e funzionante di commistione tra fiction e saggio attivista.

Profile Image for dv.
1,401 reviews60 followers
March 31, 2023
In questo libro, che personalmente attendevo molto, Pecoraro si mette alla prova rispetto ai suoi usuali riferimenti, calandosi nei panni di una generazione e di una dimensione amicale che non ha vissuto e trovando una collocazione spazio-temporale particolarmente precisa. P. continua parlare magistralmente della romanità e del suo ruolo simbolico rispetto all'Italianità tutta, qui lavorando sulla gioventù e - vero tema del libro - la relazione fra la vita quotidiana e un evento così dirompente quale è stato il G8 del 2001. E poi, altro tema cardine, la percezione di quel che si fa / dove si arriva rispetto al proprio punto di partenza nel mondo. La struttura frammentaria del testo funziona bene al servizio del racconto, forse c'è un capitolo che rappresenta un parziale giro a vuoto, ma questo non danneggia la forza e la memorabilità dei personaggi, in particolar modo la caratterizzazione del femminile come mondo attorno a cui tutto gira, inevitabilmente vista dal punto di vista di un uomo e con qualche facile oscurità forse di troppo, ma con lo sforzo di costruire del femminile una visione più completa di ciò che non necessariamente è spiegabile.
Profile Image for Gattalucy.
382 reviews159 followers
May 27, 2023
Essere giovani. Dopo il Liceo e Roma che ti danno l'imprinting. Dopo la laurea, e poi che fai, cosa vuoi essere, l'amicizia, il cazzeggio, le feste, e le donne, sempre un passo più avanti.
La sensazione di non avere tutte quelle opportunità che pensavano di avere, figli di quella borghesia che si è fatta il mazzo per farli studiare, per guadagnarsi la casa al mare, mentre ora: "per farsi strada si intende guadagnare abbastanza da vivere... nella costante tensione di doversi guadagnare un futuro."
Molti temi: il problema del lavoro precario, della aziende che delocalizzano, della globalizzazione selvaggia (e sembra una vita fa', ora che stiamo tornando indietro!). E poi il brutto dei villini puro stile geometresco della costa romana: "posti belli e demmerda allo stesso tempo".
il tutto nel folle fine settimana del G8 a Genova, con le notizie, i pestaggi, il mondo che cambia. O cambia un po' per rimanere sempre uguale.
Piaciuto.
243 reviews2 followers
August 18, 2024
- [ ] Solo vera è l’estate - Pecoraro - 7 - si possono raccontare la rabbia ma anche la disillusione, il rimpianto, la sconfitta di una generazione in 200 pagine? Pecoraro è bravissimo a raccontare la sconfitta a manganellate (e non solo) di una generazione attraverso l’evidente ignavia di 3 trentenni, di sinistra perché hanno fatto il mamiani, ma che si approcciano all’età adulta nascondendosi, prendendosi poche responsabilità, non partecipando, nemmeno all’evento che segna la storia di uva generazione ed un movimento, il g8 di Genova. Loro preferiscono il pesce ed una festicciola sul rassicurante litorale romano. Archetipi di ciò che è e sarà. L’amica, di cui sono tutti innamorati in qualche modo, anche se forse non troppo convincente, spiega loro il senso della sconfitta. Ma forse non lo capiranno. Disuilluso
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Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
May 7, 2023
Rispetto allo Stradone o alla Vita in tempo di pace ho sentito la mancanza di un nitido vettore che attraversasse il racconto e organizzasse la materia: al suo posto particelle tra loro irrelate che scorrono le une accanto alle altre e di tanto in tanto si assestano uno spintone. Assente anche lo sguardo saggistico capace di sondare il presente. Forse sono cose volute, una strategia che semplicemente non ho capito.
Nella regola — ma un po’ improduttivo — il cinismo.
Profile Image for Laura Gotti.
600 reviews608 followers
June 28, 2023
Avercene che scrivono come Pecoraro. Io questo lo trovo meno riuscito degli altri che ho letto, ma la qualità di scrittura, di pensiero, di idee e di analisi è sempre una spanna sopra a quasi tutti.
Per il resto, sorry, non sono loquace in questo periodo. Leggo molto, parlo pochissimo, scrivo quasi per niente.
Profile Image for Marco.
35 reviews2 followers
July 2, 2023
Forse il miglior libro di Pecoraro, riesce a abbinare una scrittura efficace con una costruzione empatica dei 3 personaggi, più uno che entra in scena verso la fine pur essendo evocata per il resto del libro. Attraverso una storia oramai quasi remota (più di 20 anni da quell'estate del 2001!) riesce a parlarci in modo doloroso del presente.
Profile Image for Cristina Di Matteo.
1,519 reviews42 followers
July 17, 2023
SOLO VERA È L’ESTATE di Francesco Pecoraro Il nuovo indimenticabile romanzo di uno dei maggiori scrittori italiani, una storia che ci trasporta nell'estate del 2001 e ci fa rivivere tutte quelle sensazioni vissute all'epoca insieme ai tre protagonisti. <3 https://ilmondodichri.com/solo-vera-e...


#soloveraèlestate #romanzo #ponteallegrazie
Profile Image for Irene Marchi.
12 reviews
January 19, 2024
I libri in grado di mescolare la Storia con la S maiuscola e i suoi effetti sulle persone comuni mi hanno sempre affascinata; per i miei gusti, questo romanzo diventa però un po' stucchevole una volta superata la metà nel flusso sui trentenni dei primi anni Duemila.
48 reviews1 follower
July 8, 2025
Retorica affogata in un uso spropositato del dialetto romano e di questo maledetto liceo mamiani che evidentemente ha formato tutti coloro che in questo paese lavorano nella cultura
Profile Image for Maria Sole C..
13 reviews
August 5, 2025
2.5. Qualche considerazione ficcante. Per il resto: Roma qua, Roma là. Sbadigli.
Displaying 1 - 30 of 32 reviews

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