Spesso, quando si riflette intorno al rapporto tra media e infanzia, le posizioni si dividono tra “apocalittici” e “integrati”; tra chi li demonizza e vieta, e chi invece ne sdogana del tutto l’uso (fino a sostituire funzioni prettamente umane, come consolare un bambino che piange). L’etichetta “nativi digitali”, coniata nel 2001, ha generato un falso mito che resiste tuttora e che questo libro vuole sfatare: quello secondo cui le giovani generazioni, essendo nate in un contesto caratterizzato dalla presenza degli schermi, sarebbero già alfabetizzate e tecnologicamente competenti. In realtà, a fare la differenza sono le modalità, le strategie e le finalità con cui usiamo gli strumenti digitali: ingredienti che possono valorizzarne le potenzialità in termini educativi, creativi, formativi e ridurne i rischi. Non esistono infatti media educativi o diseducativi in sé (né analogici né digitali), ma esiste la Media Education, che offre ai genitori una possibile strada per costruire insieme a bambini e ragazzi una dieta mediale sana.
È praticamente una guida alla comprensione della situazione attuale. Non vengono date regole o fatti giudizi, ma vengono suggeriti dei comportamenti che potrebbero essere adottati. Da un lato, è un libro istruttivo per l'adulto. Dall'altro lato, è un libro che raccoglie un sacco di attività e di esempi da mettere in pratica insieme ai propri figli e figlie.
Lo consiglio comunque a chiunque segua l'educazione e l'intrattenimento dei bambini e delle bambine, quindi, oltre ai genitori, dovrebbero leggerlo nonni e nonne, fratelli e sorelle maggiori, zii e zie e tutte le persone piu vicine ai più piccoli.
Lato usabilità è ottimo, perché sembra un tascabile. È scritto molto bene e ha delle schede pratiche contrassegnate da una grafica dedicata, quindi facili da consultare e recuperare dopo la lettura completa.