"Essere donna è così affascinante. E' un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. ("Lettera ad un bambino mai nato".)
Oriana Fallaci è stata una delle più grandi e irriverenti personalità giornalistiche del secolo scorso. Fiorentina di nascita (1929), viene battezzata alla guerra sin dalla tenera età, unendosi e venendo plasmata nella resistenza italiana. Figlia del partigiano Edoardo Fallaci, vive i terrori e le speranze della lotta alla liberazione dell'Italia dalla dittatura fascista, è forse in quell'incredibile contesto di lotta e privazione che nasce il bisogno, evidentemente indispensabile come respirare, di rendere giustizia a un mondo che ella vedeva in tutte le sue brutture. Inizia a scrivere, passione che aveva coltivato, in un giornale per pagarsi gli studi universitari, fino poi approdare a "L'Europeo" testata giornalistica per la quale rappresenterà la punta di diamante per un grande periodo della sua vita. Abbandonati gli studi e iniziando a dedicarsi completamente alla sua attività giornalistica, tornerà nel suo stato natio, la guerra, divenendo reporter in Vietnam, esperienza che la segnerà per l'intero corso della sua esistenza. Numerosissime sono le vicissitudini che fanno della vita della scrittrice e giornalista un'incredibile testimonianza di alcuni degli avvenimenti più storicamente significativi dell'era moderna. Tra le sue attività nel campo del giornalismo le si riconosce il pregio di aver intervistato alcune delle più importanti personalità mondiali, provenienti dai più disparati ambiti, primi fra tutti quello dello spettacolo, politico e accademico. "Se nascerai donna" racchiude alcune delle pagine più rappresentative, negli anni prima della sua diffusione, dedicate all'universo femminile. In questa opera postuma vengono messe insieme una serie di interviste fatte a importanti figure femminili: dive del cinema, icone della moda, potenti della terra, al fine di rappresentare la versatilità e varietà del ruolo e della condizione della donna. Tra le intervistate: Coco Chanel, Indira Gandhi, Golda Meir, Kate Millett, Mina, Ingrid Thulin e tante altre. La presenza di un così diversificato parterre femminile concede al lettore una serie di opinioni, anche in contrasto tra loro (e con l'opinione della Fallaci) volte a formare una visione organica della consapevolezza di ognuna di queste donne e del loro modo di vivere la loro condizione, non più solo biologica ma soprattutto sociale, dalle femministe più efferate ed intransigenti alle benpensanti istruite alle regole della società patriarcale e del buon costume. Oltre al discorso femminile vengono intavolati numerosi altri topic di vario interesse concessi dalle intervistate a causa delle loro specifiche storie. Fallaci, avendo da sempre incarnato gli ideali di un femminismo concreto, con l'elaborazione di questo libro né ha dato l'ennesima prova.
“Che male c'è a farsi notare? Solo chi commette delitti e striscia lungo i muri non vuol farsi notare. Io voglio esser notata, sollevar sensazione: il lato più sano dei giovani d'oggi è che vogliono esser notati, sollevar sensazione. Un vestito deve costringere la gente a voltarsi, è idiota spendere un mucchio di soldi in qualcosa di cui non si accorge nessuno. Ma se nessuno ti nota, come puoi dire chi sei, cosa vali, qual è la tua personalità, il tuo cervello? Quando un vestito ci attrae lo sguardo bisogna comprarlo, indossarlo, usarlo affinché attragga lo sguardo degli altri: che agli altri piaccia o non piaccia, e se non gli piace peggio per loro. Io non la capisco mia madre che quando compra un vestito chiede il parere di mille persone e finisce col scegliere ciò che piace agli altri anziché a lei, preoccupata com'è di non dare nell'occhio. Chi non ha il coraggio di vestirsi secondo il proprio gusto e di farsi notare per quello che indossa. non ha coraggio per tante altre cose ben più importanti”
“Negare che la società in cui viviamo sia una società inventata dagli uomini, imposta dagli uomini, dominata dagli uomini, sarebbe cretino. Come sarebbe cretino negare che tale società poggi sulla distinzione dei sessi: da una parte il sesso definito forte (perciò costretto a fingersi forte) e da una parte il sesso definito debole (perciò costretto a fingersi debole). Da una parte il maschio col potere e da una parte la femmina senza potere: un sistema che opprime e limita entrambi. Il conflitto dunque esiste già, da millenni, e il rischio che sfoci in una guerra non deve stupire troppo.
L'annuncio è dato dalle donne in rivolta negli Stati Uniti.
Segni evidenti esistono che la rivolta è in atto anche in Cina dove a colpo d'occhio le donne si scambian per uomini, gli uomini per donne, e il nostro concetto estetico della mascolinità e della femminilità ha perso ogni significato.”
“*Sembra tuttavia che ciò ci renda assai meno sexy, che le donne come Milly fossero assai più sexy di quelle d'oggi*.
Certo: facciamo meno sforzo per esserlo. E lo facciamo perché abbiamo scoperto il bisogno di pensare, di fare, di parlare: al di là del sesso. Come un uomo non ci preoccupiamo soltanto di piacere. Ci preoccupiamo anche d'esser stimate, rispettate.
Ci adattiamo insomma a tempi più intelligenti, siamo tutti più intelligenti, e la gran facoltà delle donne è sempre stata questa: adattarsi.”