Oh, signore... Da dove comincio.
Partiamo dalla valutazione che ho deciso di dargli sotto forma di stelle: ne avrei data una soltanto, ma sono diventate due perché ci sono delle parti scritte decentemente.
Quando leggi questo libro dopo aver già visto la serie tv su Netflix non puoi non fare un paragone, per forza di cose. Premetto che la serie mi è piaciuta, anche tanto. Non ha pretese, scorre a un ritmo piacevole, ha un finale che mi è piaciuto moltissimo e non vedo l'ora che esca la seconda stagione. Ma allora perché ho dato una valutazione così bassa al libro?
Prima di tutto, avevo determinate aspettative, ovvero che il libro fosse più profondo, più introspettivo, più descrittivo di quanto non possa esserlo una serie tv o un film, generalmente parlando. Speravo, inoltre, che avesse molti più elementi, molte più descrizioni e che avesse qualcosa di diverso dalla serie. Purtroppo, invece, risulta solo una breve descrizione di quello che vediamo nei 6 episodi e niente di più. Dato che una serie tv ha un budget, quella diventa per forza di cose perdonabile per certe mancanze, per esempio la limitata quantità di luoghi, la limitata quantità di INSEGNANTI, in una scuola che dovrebbe essere enorme e ha solo tre (3!!!) insegnanti tra cui la preside Dowling, le pochissime lezioni (sembra che i personaggi stiano in gita per tutto l'anno accademico, dove sono le lezioni?), pochi personaggi e poco approfondimento sui personaggi stessi. Queste cose sono comprensibili in una serie tv, soprattutto quando si hanno a disposizione solo 6 episodi, ma NON IN UN LIBRO. Avrei voluto conoscere più insegnanti, "partecipare" a più lezioni, conoscere più personaggi e più rapporti tra vari personaggi. Così, secondo me, il libro perde molto.
Seconda cosa: la maggior parte del libro è scritto in una maniera veramente... cringe. Non sembra di leggere un fantasy (che è ciò che dovrebbe trasmettermi il mondo delle Winx, secondo me), ma un urban fantasy di dubbia qualità. Certo è normale vedere degli adolescenti comportarsi in un determinato modo, è realistico, questo lo concedo. Ma stiamo parlando di adolescenti che vivono nell'Oltremondo, un mondo fatato, che dovrebbe essere pieno di creature interessanti, e gli studenti della scuola migliore per fate che esista dovrebbero avere un loro modo di comportarsi e non gli atteggiamenti di adolescenti americani qualunque. Questa cosa ovviamente la si nota anche nella serie tv, ma stranamente è molto più piacevole da guardare che da leggere. Così, messo nero su bianco, lascia un po' perplessi. Fortunatamente ci sono momenti, come ho scritto all'inizio, che sono scritti abbastanza bene e che si concentrano sulla "lore" del mondo, che è quello che a me personalmente interessa di più in assoluto di questa serie. E' l'Oltremondo a interessarmi, NON le relazioni tra adolescenti. Queste possono, anzi devono, esserci, per carità, ma il rapporto "adolescenti:trama/lore" dovrebbe essere pesato in modo diverso. Più storia, meno roba da teenager.
I momenti più "fantasy" e soprattutto il finale sono quelli che mi hanno spinta a dare una stella in più, meritata, a questo libro.
Ultima cosa che mi ha fatto storcere il naso è il narratore del libro: trovo veramente fastidioso e distraente il cambio tra narratore onnisciente (quando Bloom non è presente) e Bloom in prima persona (quando lei è presente). O mi racconti la storia puramente dal punto di vista di Bloom o mi racconti tutto in terza persona, tutto il resto è solo confusionario e fa perdere il ritmo.
Devo sottolineare che questa recensione riguarda piuttosto il COME è stato scritto questo libro e la totale mancanza di desiderio di ampliare il mondo delle Winx, avendone la possibilità, dato che non ci vuole un budget enorme per scrivere un po' di più, perché altrimenti la storia (quindi la serie tv), a mio parere merita molto e spero in un aumento di budget per le prossime stagioni.
Consiglio spassionato: guardatevi la serie tv per un po' di relax, non fatevi venire il mal di testa con questa perdita di tempo che è il libro perché è UGUALE, non aggiunge né toglie niente alla storia principale, non si prende (purtroppo) nessuna libertà, nessuna differenza, quando aveva palesemente la possibilità di farlo.