Appena ho letto il titolo del nuovo libro di Eugenio Borgna, mi è venuto in mente il discorso delle montagna “Beati i miti, perché di essi è il Regno dei Cieli.”
La mitezza e la gentilezza, insieme alla delicatezza e alla tenerezza, sono il nutrimento per lenire le sofferenze psichiche, perché “non bastano farmaci antidepressivi e ansiolitici ad arginare le tristezze e le angosce, la disperazione e la nostalgia di un tempo perduto.”
Mi è piaciuto molto come Eugenio Borgna abbia parlato del tempo sospeso del primo lockdown: di come la pandemia abbia imposto dei confini invisibili che hanno soffocato la mitezza.
Eugenio Borgna invita il lettore a tacere le parole inutili, per dare spazio alle parole davvero necessarie. Infatti, “La mitezza è ferita dalle parole aride e fredde, scostanti e aggressive, che non di rado si accompagnano alle nostre giornate; e come trovare le parole miti e gentili? Non si trovano, se non siamo attenti alla psicologia delle persone, alla loro fragilità e alla loro mitezza; non dimenticandoci mai di una cosa: quella di ascoltare.”
E si ascolta davvero “quando si tengano presenti le attese e le speranze delle persone, e ci si metta in sintonia con la loro esperienza del tempo interiore, del tempo vissuto, che non ha nulla a che fare con l’esperienza del tempo misurabile, del tempo delle lancette dell’orologio.”
Un libro ricco di umanità, di letteratura, di professionalità: un invito a coltivare la mitezza, insieme alla speranza. Perché
“Non si può vivere senza la speranza, diceva Leopardi, ma nemmeno, direi, senza la nostalgia della mitezza.”