Ogni libro è un viaggio e questo, per me, lo è stato più di altri.
Ho trovato l'ambientazione Hollywoodiana un'ottima scelta. Perché è lì dove il confine tra realtà e finzione e più labile, o forse dovrei dire dove la finzione cerca di prendere il posto della realtà, è lì dove le luci abbaglianti della ribalta accecano e sembrano coprire lo sporco della vita che, una volta abituati gli occhi, diviene più netto il contrasto tra il nero catramoso e vischioso della violenza e della manipolazione e il bianco abbacinante della fama; tutte le sfumature di grigio che vi sono nel mezzo emergono prepotenti, come altrimenti non ci si aspetterebbe.
La parabola della vittima che, avvinta dalle catene che essa stessa si è costruita, diviene anche vittima della sua incapacità di ribellarsi, sprofondando sempre più in una spirale autodistruttiva, è narrata con immensa partecipazione, ma anche con estrema franchezza.
Il dito puntato sull'ipocrisia omertosa e sfruttatrice dello star-system, apre dolorose riflessioni, che si calano perfettamente anche nella nostra vita di tutti i giorni.
Ho trovato perfettamente calzante la scelta dei due protagonisti. L'attore arrivato, all'apice della carriera, Julian, che i ricatti e gli inganni li vive sulla pelle e il neofito, Leo, che ancora non li ha neanche subodorati. Però, man mano che la storia scorre, quella che sembrava essere solo ingenuità da parte di Leo, si tramuta in coraggio e forza, mentre le scelte di Julian mostrano tutta la loro fallacità e la fragilità che si portano dietro.
Ho amato particolarmente il modo in cui Ilari C ci fa entrare nel cuore del romanzo. Attraverso frammenti di vita, istantanee di momenti intensi, cortometraggi che racchiudono gli eventi, i pensieri, le sensazioni di poche ore, ma che svelano emozioni brucianti e travolgenti, in grado di far emergere la verità del sentire e, a volte, la menzogna dell'agire.
Anche con questa sequenza frammentata di immagini e momenti, la narrazione ha assunto una fluidità inattesa, che mi ha stregata.
Non è stata una lettura facile per me. Ho imparato ad amare i due protagonisti lentamente. Con Leo è stato più semplice, perché lui è privo di schermi, le sue reazioni sono vere e istintive, e anche quando accetta un compromesso scomodo, o espone consapevolmente il fianco alla ferita che verrà, non perde la sua integrità.
Con Jiulian è stata tutta un'altra storia. Io ho dovuto spogliarmi di molte sovrastrutture mentali e lui ha dovuto mostrarmi più e più volte la profondità delle sue ferite, perché imparassi ad amarlo.
Ho apprezzato il titolo, che svela le sue radici nel corso della lettura e che, in qualche modo, conferisce corpo e consistenza ai sentimenti che legano i due protagonisti.
Questo libro mi ha donato il brivido di farmi innamorare di lui capitolo dopo capitolo, mentre scoprivo ogni dettaglio e ogni sfumatura della trama e dei vari personaggi.
Bellissima l'immagine di copertina.
Hugs&kisses