«Mi sono accorto del muratore di Fossano a un certo punto, molto più avanti. Di nuovo: troppo tempo dopo [aver letto Se questo è un uomo innumerevoli volte]. Non sarò certo il solo, ma mi domando spesso come mai è andata così. E non ho smesso di chiedermi perché questa storia sia rimasta tanto a lungo sottotraccia nella coscienza collettiva».
Così scrive Carlo Greppi a pagina 145 del libro Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo.
Anche a me è successo lo stesso: non mi ero accorta di Lorenzo, leggendo Primo. Eppure, senza Lorenzo, forse non avremmo potuto avere tra le mani quel capolavoro che è Se questo è un uomo.
Il libro di Greppi, grazie a un immenso e indefesso lavoro di scavo negli archivi, nei ricordi dei famigliari e dei concittadini, nell’opera di Primo Levi, ci restituisce la figura di Lorenzo Perrone, il muradur del Burgué, che si trovava a lavorare nei cantieri della Buna, a Monowitz, quando Levi era ad Auschwitz.
Con delicatezza, precisione e sensibilità, il libro ci racconta chi fu Lorenzo, dove nacque, come si trovò a lavorare a millequattrocentododici chilometri da casa, proprio sulle soglie di Auschwitz, di quell’orrore che facciamo fatica a esprimere con le parole, e come incontrò e aiutò Primo Levi.
Lorenzo, da Auschwitz, “Suiss” come lo chiama lui, in qualche modo, non uscirà mai. Resterà un sommerso, anche e soprattutto dopo, quando il rientro e il ritorno alla vita di prima risultano impossibili. La vicenda del “Tacca” – stranome affibbiato a Lorenzo e forse ad altri della sua famiglia prima di lui – racconta di miserie e grandezze, e, intrecciandosi mirabilmente con le riflessioni di Levi, ci impone la riflessione sulla natura umana e sulle possibilità che l’uomo si trova di fronte, oggi come ieri.
«Si è al mondo per fare del bene, non per vantarsene», dirà Lorenzo a Primo, una volta tornati a casa. E il bene lui l’ha fatto. Soprattutto, ha saputo spezzare la catena di contagio del male, dando aiuto a Primo Levi, all’inseparabile Alberto e probabilmente ad altri Häftlinge. Un aiuto che ebbe un ruolo innegabilmente materiale, ma che rivestì un significato altrettanto grande sul piano spirituale e morale, offrendo la prova che la luce, per quanto piccola, squarcia anche il buio più nero.
È difficile riassumere un libro che è molto più della vicenda biografica di Lorenzo, un uomo di poche parole, che mai perse la sua umanità e che, con semplicità e naturalezza, seppe rivoltarsi contro la macchina di annientamento, offrendo ogni giorno – ogni giorno – quanto poteva offrire agli schiavi degli schiavi. Interrogandosi e cercando di ricostruire la figura del muratore di Fossano, Greppi, levianamente, si interroga anche e soprattutto sulla natura umana e sulle sue possibilità di bene e di male.
Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo è un libro rigoroso e toccante, che rende giustizia all’immensa figura di Lorenzo Perrone, e che indaga il ruolo della memoria della Shoah, «un grido incessante e allo stesso tempo un pesante silenzio», come rammenta all’autore Piotr M. A. Cywiński, direttore del Museo di Auschwitz-Birkenau. «L’umanità avrebbe dovuto avere centinaia di migliaia di “Lorenzi”, per non lasciare spazio a questo grido e a questo silenzio, ma non ci sono stati, e va riaffermato; anche per questo la sua storia, così concreta e così simbolica, deve risuonare costantemente. È un monito perenne, che non può scivolare nell’oblio», commenta l’autore.
Noi non possiamo che far nostre queste parole, e leggere la storia di Lorenzo, un Giusto di poche parole.