Alessandro Baricco, escritor y maestro de escritores, reflexiona sobre el arte de la narración. Baricco reflexiona sobre las narraciones y trata de desentrañar sus misterios. ¿Cuál es su sentido último y su mecánica interna? La narración tiene algo de jeroglífico y algo de mapa. Su alquimia surge en las esquivas y enigmáticas fronteras entre la magia y la ilusión óptica, entre el evento místico y el proceso químico. ¿Se puede enseñar a narrar? ¿Se puede aprender a hacerlo?
Alessandro Baricco is an Italian writer, born at Torino in 1958. He's the author of several works, including the novels Lands of Glass (Selezione Campiello Award and Prix Médicis Étranger), Ocean Sea (Viareggio Prize), Silk, City, Emmaus or Mr. Gwyn, among others.
He is also the author of the majestic rewrite of Homer’s Iliad, the theatrical monologue Novecento, the essays Next: On Globalization and the World to Come or The Game.
Baricco hosted the book program "Pickwick" for Rai Tre, which, according to Claudio Paglieri, "invited Italians to rediscover the pleasure of reading." In 1994, he founded a school of "writing techniques" in Turin called Holden (as a tribute to Salinger), which, under his direction, has been a resounding success. Since the publication of Silk, which has become a long-standing bestseller both in Italy and internationally, Baricco has established himself as one of the great Italian writers of the new generations.
He was awarded the Fondazione Il Campiello Prize in 2020 and the Penna d’Oro Prize in 2022 for his body of work.
Si prenda una storia, ovvero quell'entitá misteriosa intesa come spazio, campo magnetico, organizzazione di un flusso di intensità [..] che dimora, invisibile, in una mente individuale o collettiva, e da lì non può uscire. [..] Una sfera di energia e movimento che riposa su se stessa, inaccessibile. Perfino segreta.
Per far sì che tale storia sia accessibile occorre "raccontarla. Che però non è un gesto naturale né indolore. Per accedere alla forma del racconto la storia deve perdere molto di se stessa. Il racconto è bidimensionale, la storia vive su infinite dimensioni. È una sfera, deve diventare una linea. È uno spazio, deve diventare una sequenza temporale. C’è dunque una riduzione da fare. L’espediente tecnico con cui si riduce una storia al formato del racconto si chiama trama."
Si faccia, a questo punto ricorso ad una voce, ovvero allo stile. "Lo stile è di pochi. Sgorga da un’intimità altissima e misteriosa con un particolare materiale. Non si può insegnare, lo si possiede. È un evento. Accade quando il linguaggio, qualsiasi linguaggio, cessa di essere uno strumento esterno e diventa prolungamento di un corpo. Mano, non martello. Respirazione."
Unendo in forma circolare storia, trama e stile si otterrà una narrazione.
"Narrare è l’arte di lasciare andare una storia, una trama e uno stile nel flusso di un unico gesto."
“Eccezionali. Ecco una parola che detesto con tutta l’anima. È fasulla. Roba che vomiterei ogni volta che la sento.” - Holden il Giovane
no, dai… è che se cominciamo a spalmare la sacralità in giro, come se fosse robetta da niente, in un attimo finisce che gli insegnanti diventano Maestri, le scuole Templi, e la Via della narrazione un percorso divino. E questo gioco è sempre truccato. E meno male che almeno lo Stile, l’Ingrediente Alchemico che con Storia e Trama è garanzia di equilibrio perfetto, non è in vendita. E meno male, pure, che PK Dick non è qui ad ascoltarci, sennò altro che depressione e lumache sui muri. Perché lui, Dick, in quanto a stile ed equilibrio, lasciamo perdere. Lui maneggiava bene solo roba sporca, il malefico trio: sangue, sudore e lacrime. E visioni perlopiù. Roba che nelle scuole di scrittura non le fanno entrare nemmeno a piangere. Eppure a me sembra che tutto quello che lui, Dick, ha scritto sia, più o meno, un capolavoro. Forse sporcarsi le mani è cosa più feconda che annusare incenso.
retòrico (ant. o raro rettòrico) agg. e s. m. [dal lat. rhetorĭcus, gr. ῥητορικός] (pl. m. -ci).
Nell’uso moderno, con valore spreg., ampolloso, enfatico e sostanzialmente vuoto, privo o povero di impegno intellettuale, civile o morale: un sentimentalismo, un nazionalismo r.; un discorso, un articolo politico, un gesto retorico.
Non credo che questo libro superi le 300 righe, quindi vorrei calorosamente ringraziare la biblioteca che mi ha permesso di leggerlo risparmiando soldi e rabbia.
La storia è un campo magnetico, è energia. La sua trama è solo un percorso, un viaggio che attraversa solo pochi aspetti della storia, la vive, la respira.
«El que narra, se convierte. No se limita a organizar el pasado, sino que suscita el futuro. Mientras, en apariencia, relee páginas ya escritas tiempo atrás, con la parte más animal e instintiva de su narrar está escribiendo las páginas en blanco que había dejado a sus espaldas. De este modo, al narrar, completa un largo viaje y llega a su realización. Pues si hay una meta a la que puede aspirar la conciencia, esta no puede prescindir de la capacidad de soldar lo consciente a lo inconsciente, lo escrito a lo por escribir: quien narra conoce el punto exacto de esa soldadura».
I casi sono due: o l'Io di Baricco ha definitivamente rotto gli argini (e quindi sarebbe il caso di farsi vedere), o l'uomo ha raggiunto vette di cinismo che nemmeno Fusaro. Pessimo.
Baricco propone opinioni condivisibili, ma molto idealistiche, che non possono trovare un riscontro concreto nell'attuale mercato letterario.
La dolorosa verità è che, al contrario di come sostiene l'autore, gli scrittori, per avere successo, devono scrivere prima per il pubblico che per se stessi. Il libro è un prodotto prima che un'opera d'arte. Lo strutturalismo narrativo accusato nel testo è perciò necessario da comprendere per poterlo riadattare al gusto del pubblico che si vuole raggiungere.
Texto corto. Si no hubiese ya leído varios o miles de libros de escritura, me atrevería a decir que este puede ser un preliminar o preludio a esos libros. Historia, Trama y Estilo. Las dos primeras se aprenden como cualquier cosa. El estilo... el estilo se puede corregir, pero nunca se puede educar o dar uno. El estilo es la voz, y eso se descubre, no se enseña ni aprende.
Qué buena forma de transmitir las bases de la literatura de manera simple pero captando toda su profundidad y todo lo abstracto que la rodea!! Si los caminos de la vida me llevan a ser profesora de literatura, me inspiraría en Baricco sin duda.
Trovo sia una lettura utile ed illuminante - nonostante la brevità - per chi, ad esempio come me, non ha fatto studi letterari o corsi di scrittura di qualche tipo.
Baricco es un intensito, de eso no hay duda, pero tiene ideas muy interesantes que se esfuerzan por dignificar la narración como algo más que una simple estructura.
El libro es breve, y en ningún momento intenta ser un manual o un instructivo, funciona más como un punto de vista muy personal que intenta compartir parte del entusiasmo del autor sobre el tema.
és molt curtet i no aprofundeix massa en el tema però el poc que es diu és molt potent. no deixa de sorprendre la capacitat que té baricco per condensar tanta profunditat en tan poc espai, especialment tractant-se d’un text tan accessible.
Ho letto questo libro mosso solo dalla curiosità, poiché se ne era parlato— non bene— da qualche parte sui social e in generale perché c'è sempre, attorno alla Scuola Holden, una sorta di orgoglio partitico nello schierarsi con o contro— cosa che ha divertito pure me per un po', ma ora anche basta. Alla fine il libro ha contenuti ristretti, vista la forma, ma è servito a far nascere in me una riflessione che parla poco del libro e più di un "sistema" e del mio modo di essere: preparatevi a sproloqui vari ed eventuali, non a una recensione vera e propria.
Detto questo, il testo è ottimo, inutile girarci attorno. Breve ma estremamente preciso, ma non mancante di criticità che in generale nascono da una mia visione diversa di alcune sfaccettature rispetto all'autore. C'è tutto un modo di intavolare il discorso che può risultare pesante, un po' ispirato forse a modelli di "critica" del secolo scorso col loro linguaggio intrigante e quasi "narrazione" anche all'interno del testo saggistico, o così è parso a me— la mia visione è al momento limitata, tendo a ricondurre le cose che incontro alle poche che (ri)conosco.
Il testo traccia un percorso della narrazione e passa per tutti quei punti cari come i concetti di storia, trama, struttura, stile. Va anche a parlare di "personaggi" con un discorso che mi intriga per quanto io sia ancora indeciso su che sentimento provare. C'è una sorta, mi pare di notare, ritorno alla "storia" come forza primaria, forza motrice. Che ci sta, lo posso capire e in parte supportare: è un'idea forse un po' troppo romantica per i miei gusti, ma riesco a intuire da dove proviene il ragionamento e lo reputo meno "dannoso" di altre romanticherie legate alla scrittura, addirittura supportabile.
La sezione "intervallo" dedicata a una critica al "Viaggio dell'eroe" di Vogler— ma sotto sotto a tutti i sistemi analoghi, dai "tre atti" in poi— è forse la parte da me preferita, una sezione che mette su carta ciò che io non sono capace ancora di formulare con esattezza per mancanza di nozioni, di esperienza, di studi e "vissuto letterario". Una critica all'insegnamento dogmatico, alle strutture inculcate nella testa delle nuove leve per produrre contenuti "fotocopia" e l'allontamento dalla "materia prima"; noto anche un minimo di critica al concetto di "personaggio", al volerlo far scendere dal piedistallo su cui è stato posto nel tempo sino a renderlo, oggi, una figura osannata: comprensibile, ma dovrò rifletterci un po' per trovare una mia risposta. Se poi aggiungiamo riflessioni sull'individualismo, la "necessità" di eroi e narrazioni eroiche, e in generale ai modelli di narrazione occidentali, diventa chiaro perché questa sezione mi sia piaciuta così tanto, soprattutto in un periodo in cui ricerco nuove forme di narrazione, di struttura dei testi, di fuga dai modelli "di successo".
Per chiudere, questo libro fa giustamente innervosire parecchi, e capisco pure perché. Per carità, ci sono delle criticità, ma già la recensione è lunga, quindi...
Percepisco, forse in errore, nella popolazione scrivente (della mia bolla e area) un generale allontanamento dallo studio della teoria letteraria, una disciplina che a sentir parlare in giro e leggere online non sembra star proponendo modelli nuovi e resta un po' a studiare "dal passato". Posso vedere come chi fa discorsi teorici del genere, discorsi un po' "accademici" venga sempre un po' trattato come se volesse elevarsi dalla massa, se avesse qualcosa in più. Entrare in chat e gruppi di scrittura e dire di studiare teoria e critica letteraria, di essere affascinati da quel mondo di studi "pallosi" non è proprio la miglior strategia per farsi tutti amici, specie in contesti esordienti. È bizzarro, se non triste, che lo studio serio e appassionato di quelle discipline, che poi sono la base per i corsi che la gente paga millemila euro, vengano presi per il culo da chi si accontenta di applicare modelli e schemini fotocopia a qualsiasi propria produzione.
Baricco en este texto, que fue primero una plática de apertura a un curso de escritura, habla de lo que significan las narraciones —una esfera magnética, dice— que existen en las cabezas de las personas, una esfera que tiene que volverse una línea una vez que se ha de contar. Para ello son necesarias la historia (los acontecimientos a narrar), la trama (la forma en la que se hilvanan), a estas dos se une el estilo (la voz de quien narra, que a diferencia de la historia y de la trama, no se puede enseñar, pero se puede pulir y mejor). La escritura, propone Baricco puede ser un camino, como otros, de descubrimiento de sí mismo, una Vía, como hay otras.
Menuda CURSILADA de ensayo, si es que a esto se le puede llamar así. Lo que contiene este libro breve de la colección Anagrama es una clase magistral del señor Baricco y, mira, yo lo siento muchísimo por los estudiantes de literatura y narrativa que asistieron creyéndose que les iba a contar cómo escribir mejor o alguna técnica o truco o lo que fuese y tremendísima chapa que se encontraron sobre la historia y el relato visto como cosas geométricas y frases pomposas que no entendía ni él mismo. Un horror.
Segundo libro de Baricco que leo de los tres que tengo que leer en estos días. Una belleza para entender en profundidad conceptos simples pero poderosos como son la historia, la trama y el estilo. Hay que mencionar también como desarrolla una crítica muy inteligente a esa enseñanza mecanizada del camino del héroe.
Muy buen libro que me ofreció un nuevo punto de vista, o mejor dicho, una imagen nueva sobre los diferentes aspectos de la narración; donde no hay que confundir Historia, Trama, Estilo y Voz y sobre los esquemas que consideramos universales pero que en realidad no lo son, sino son esquemas culturales dominantes con un significado para la cultura dominante por supuesto: 1. La historia es como una esfera, La trama es un orden identificable dentro de esa esfera que me permite ir pasando de A B C, una línea en el interior de la esfera que me permite dilucidar parte de ella, pero no la esfera por completo. Por ejemplo: la historia de Godzilla es una, pero adentro hay diferentes tramas que nos cuentan PARTE de la historia desde sus perspectivas y solo de esa perspectiva. 2. El estilo es la forma en que presentamos la trama, pero la voz es el elemento de ese estilo que indica que fui yo quien la hizo.
Si escribir fuera una pintura tal vez seria esto: 1. El pintor ve todo el paisaje: esa es la historia; 2. Pinta en su lienzo solo una parte de ese paisaje y desde un punto de vista: esa es la trama; 3. Sigue alguno de los estilos conocidos: puntillismo, retrato, impresionismo, cubismo...: ese es el estilo. 4. Su técnica, la forma de sus trazos, la forma en como golpea el lienzo, todas esas partes de la técnica que hacen inidentificable al autor seria la voz.
3. También explica como la idea del camino del Héroe que expone Vogler en su libro sobre el tema no es en realidad una estructura arquetípica valida para todos y para siempre, sino que es realmente una estructura que actualmente representa los valores dominantes en nuestra sociedad. Y es cierto si lo pienso bien.
El arte de la narración es que mientras se escribe, no se escribe solo lo que se sabe sino que es también una especie de construcción de uno mismo. Uno se responde cosas así mismo sobre los problemas internos y las contradicciones socioculturales que nos aquejan por medio de la narración. Esto no viene en el libro como tal, sino es una reflexión que resulta de haberlo leído. Uno no escribe solo para los demás, sino también para uno mismo. Por ejemplo, Philip K Dick se daba respuestas a sí mismo en sus novelas que en la realidad el se negaba a aceptar. Se decía así mismo "Mira, Phil, las cosas son así y parte de nuestra responsabilidad es aceptarlo y apoquinar con las consecuencias".
Muy interesante el libro que posteriormente necesitará una relectura.
"La historia por sí sola es poco más que una sensación. La trama por sí sola es un gesto infantil. El estilo por sí solo es poesía." Poco tengo que decir de este libro, porque no excede las 50 páginas, pero en su poca extensión, tiene una cantidad inmensa de contenido que procesar y que resulta claro como el agua.
Este libro me lo regalaron de pronto, no estaba muy interesado en realidad, pero lo terminé por leer ya que justo estaba de vacaciones y había viajado con solo 4 libros que leer. Lo leí en dos noches, es un libro que se puede leer en una sentada, pero a mi me gusta tomarme mi tiempo.
Baricco habla de todo lo necesario para escribir un libro, sin decirte que te está enseñando a hacerlo. Habla de ritmo, de estilo, de teoría y de critica, se enfoca mucho en la pedagogía, pero siento que su idea de pedagogía remite a la idea de la Paideia, siendo una tradición más oral que él vincula con la narración como un arte, como un estudio, como algo en expansión.
Lo que más me gustó era la forma en la que describía los mecanismos de construcción de estructuras para las obras, expone cuatro: el agujero negro, la reparación, el remolino y la deserción. Yo los entiendo desde la construcción de personajes, pero es un sistema que se puede aplicar para casi todo lo que sea narrativa. Son arquetipos nuevos, pero claros y ya consolidados en la tradición literaria, él solo hace la tarea entonces de darles un nuevo nombre, de darles forma y usar ejemplos para explicarlos.
Y así hace con todo. El texto es muy conciso, es acotado, pero dice todo lo que uno necesita leer. Al inicio del libro ya te explican un poco el por qué de esto, pues es una transcripción de una clase. Por ello también hay que reconocer que lo que más hace es recurrir a otros autores, Lacan destaca entre ellos.
Lo rescato como un libro que todos deberían leer, porque ayuda a comprender muy fácil varios términos y posicionamientos de la teoría literaria. Sirve para comprender a autores muy complejos y pesados como el mismísimo Lacan que ya mencionamos, además, sirve como una buena entrada o invitación a leer más teoría, que nunca viene mal.
4/5, excelente y un must read para cualquier escritor. Si le pongo un 4/5 es porque tampoco quiero exagerar.
Questo è un libro che mi è stato indicato, perché di mio non credo che lo avrei letto, dato che mi portavo dietro un'antipatia viscerale nei confronti del fondatore della scuola Holden e che è nata, l'antipatia, proprio per un precetto di quella scuola relativo all'età, argomento che trovo inadatto a tantissimi ambiti, più che mai relativamente alla scrittura. Fatta questa precisazione, ho letto col dovuto scetticismo critico le parole di questo libro, piccolo ma denso di contenuti. Mi ha restituito la fiducia in me come lettrice, perché a suo tempo avevo letto libri di Baricco e mi erano piaciuti, quindi lui come scrittore mi garbava, e mi ha rallegrato vedere che posso ancora confidare nella mia capacità di scelta. Ho trovato particolarmente bella la parte definita "intervallo", soprattutto in merito alle considerazioni sulla libertà (tema che mi è quanto mai caro). Trattandosi , inoltre, e non lo sapevo, di considerazioni, non solo nella parte appena citata, ma in tutto il libro, relative all'insegnamento, sono rimasta affascinata dai concetti espressi ma allo stesso tempo ho trovato che cozzano con l'idea di libertà che esprimono. La libertà dovrebbe riguardare tutto inclusa la possibilità di accesso a una scuola, a prescindere dall'età. Resta comunque, nonostante questa grossa contraddizione, un volumetto di gradevole lettura, apparentemente semplice ma pieno di concetti importanti, utili e anche profondi.
Se su questo libro ci fosse sopra il mio nome, me ne vergognerei e chiederei all'editore di rimuoverlo.
In cinquanta pagine azzecca forse mezzo concetto: il rifiuto della dominazione culturale americana.
Per il resto questo libro non è che un'accozzaglia di misticismo ammantato di finto rigore geometrico. Si parla di intento educativo, ma mi chiedo come si possa educare quando ogni definizione è fumosa e mal formulata, comprensibile solo a chi risiede nei meandri delle meningi di Baricco. Sembra volersi infilare nella critica metatestuale a tanti testi di narratologia, senza avere la voglia di dare qualcosa di utile al lettore.
Ciliegina sulla torta, esprime l'opinione elitaria (e intimamente antipatica) che lo "stile" non si possa insegnare. Una sorta di talento innato che o si ha, o non si ha, rendendo quindi ancora più inutile l'isegnamento della scrittura già azzoppato dalla vaghezza nozionistica precedente.
Il tutto è reso ancora più imbarazzante visto che è Baricco a scriverlo, di certo non l'ultimo scappato di casa. Posso solo immaginare su che tipi di contenuti viaggia la "scuola" di scrittura Holden se questo deve esserne un esempio.
A forza di destreggiarsi tra volute di fumo si finisce col prenderne la consistenza.
Un libro conciso que desmenuza de forma poética y argumental lo que Baricco comprende como narración y literatura. También explora las condiciones de emergencia para una buena historia, una ecuación donde entran en juego distintos factores, al menos 3, ninguno suficiente por sí solo. El libro es magnético, sus aforismos y páginas convocan a más de una lectura, a detenerse, pensar. Me resultaron especialmente atractivas y apasionantes las ideas que el autor esboza en relación a la capacidad que todas las personas tenemos para escribir (y lo milagroso de la voz o del estilo, a través del cual algunos escritores y escritoras son capaces de conjurar nuevas reglas incluso) y, también, la crítica que extiende hacia el mito del "viaje del héroe", popularizado por Joseph Campbell, al erigirse como marco principal para entender la narración en desmedro de la articulación de otras formas menos individualizantes de las mismas. Esa última discusión me recordó mucho otro ensayo que recomiendo de sobremanera, "La teoría de la bolsa de transporte de la ficción" de Ursula K. Le Guin.