Quanto mi turba questo libro. Un opera teatrale, o un manifesto giornalistico? Non risponde a nessuna verità, fa soltanto vedere al lettore quello che potrebbe essere un sogno malinconico del passato.
L’intrigante è la sua forma. È un libro iper-cosciente della sua propria esistenza fittizia. E quindi lascia una sensazione traballante, tra dubbio distruggente e complicità vera. L’autore essendo un personaggio, rinforza questo svelare il velo.
Il personaggio di Daniele è una guida teatrale, comunica col pubblico. Si pone allora la domanda dell’innovazione teatrale e artistica: cosa vuol dire, per l’Arte, il fatto di creare un esperienza dinamica tra pubblico e attore, tra individuo e storia raccontata ?
La pièce raggiunge allora lo stato di “performance” artistica. Ed è questo che la rende così affascinante, avvicinandosi al genio.
Questa forma, purtroppo, sembra più uno scheletro, un manichino bastardo del teatro contemporaneo (futuro). Si intravede una nuova forma artistica, non del tutto completa. Si ha fame di sapere. Intrigare non basta, bisogna nutrire l’anima affamata dello spettatore in cerca di verità misteriosa nell’esistenza.