Filo conduttore di questa avvincente selezione di sei racconti del periodo giovanile di Tanizaki è il genere del romanzo poliziesco. Per la strada (1920) era stato accolto da Edogawa Ranpo, il padre del mystery giapponese, come «un’opera che ha fatto epoca nel tantei shōsetsu [romanzo poliziesco] e di cui possiamo andare fieri davanti agli occidentali». Come Tanizaki stesso afferma, che in questi racconti il crimine ci sia o non ci sia è un problema secondario: «anche se fosse proprio obbligatorio far accadere un crimine, non sarebbe comunque necessario arrivare a uccidere». L’intenzionalità dell’autore non è solo sperimentare il modello classico del poliziesco o le sue varianti – il delitto, l’indagine, la scoperta del colpevole o la soluzione del caso –, ma costruire la trama del romanzo come in un effetto di trompe-l’oeil, per ingannare lo sguardo del lettore. Il romanzo deve avere una trama interessante e suscitare l’interesse del pubblico. Il metodo scientifico-deduttivo del «poliziesco logico» offre la possibilità da un lato di sperimentare quella che Tanizaki definisce la «bellezza architettonica» del romanzo, dall’altro di coinvolgere il lettore nella scoperta della verità, sapendo che a questa non si arriva d’un tratto, ma gradualmente e in modo parziale, grazie a una serie di induzioni e deduzioni che si intrecciano e che alla fine portano alla rivelazione.
Jun'ichirō Tanizaki (谷崎 潤一郎) was a Japanese author, and one of the major writers of modern Japanese literature, perhaps the most popular Japanese novelist after Natsume Sōseki.
Some of his works present a rather shocking world of sexuality and destructive erotic obsessions; others, less sensational, subtly portray the dynamics of family life in the context of the rapid changes in 20th-century Japanese society.
Frequently his stories are narrated in the context of a search for cultural identity in which constructions of "the West" and "Japanese tradition" are juxtaposed. The results are complex, ironic, demure, and provocative.
Tanizaki ha un grandissimo talento e le cose che scrive sono di molto superiori a quelle di alcuni suoi contemporanei famosi quanto lui, la sola differenza è che lui, in netto anticipo suoi suoi tempi, usava inserire dei contenuti in quella che veniva considerata una "letteratura alta" in contrapposizione a quella popolare, cioè una letteratura della forma che rifuggiva i contenuti considerandoli volgari, ma lui riesce, non solo a inserirne di interessanti mantenendo alto il livello della prosa, ma anche a citare la letteratura europea del suo tempo di cui lui era un vorace lettore
qua ci sono alcune sue storie che oggi sarebbero definite noir o thriller, famose e non, certe come la "Storia di Tomoda e Matsunaga" gustosa variante di "Lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde" a cui dichiaratamente si ispira, sono state precedentemente tradotte e altre sono alla prima traduzione italiana, sono tutte interessanti, intriganti e decisamente attuali, storie che non sono invecchiate di un solo giorno dal momento in cui sono state scritte
Nella corposa bibliografia di Jun’ichiro Tanizaki, lo scrittore giapponese famoso anche per essere stato autore del romanzo “La chiave”, esistono dei racconti assimilabili al genere poliziesco e alcuni di questi sono raccolti nel primo volume dei “Racconti del crimine” edito da Marsilio.
L’interesse di Tanizaki, in queste opere giovanili, è focalizzato più sull’esplorazione della psicologia del colpevole che sulla trama tipica del genere che ha come risultato la risoluzione dell’enigma.
Solo il primo racconto, “Storia di Tomoda e Matsunaga” presenta un’inchiesta volta a svelare un mistero, che si rifa ad uno degli archetipi classici della letteratura, quello del “doppio”, del Doppelgänger.
Questo argomento presente in tanti romanzi come “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” di Robert Louis Stevenson o in “William Wilson” di Edgar Allan Poe, scrittore che influenzò la produzione di Tanizaki. ,viene qui trattato in modo originale e intrigante.
Infatti in questo caso la dicotomia non è tra bene e male come nell’opera di Stevenson che è stata presa come modello, ma tra Giappone e Occidente in quanto il signor Mastunaga si trasforma lentamente nel signor Tomoda quando sente il richiamo della bella vita, degli agi e delle attrattive dell’occidente come le “tinte forti, gli stimoli viziosi, l’alcol che infiamma la lingua” per diventare nuovamente Matsunaga quando la sua anima orientale lo riporta sulla retta via. In filigrana si può leggere in questo racconto un’allusione alla storia nipponica, in bilico tra chiusure nazionalistiche ed apertura al mondo occidentale.
La confessione che chiude il racconto è il filo conduttore che cuce questi racconti, come ne “Il caso ai Bagni Yanagi” dove un uomo dalla psiche alterata confessa di aver ucciso la moglie ma l’omicidio che ha commesso è in realtà un altro.
Questo racconto contiene anche una possibile chiave di lettura dell’intera raccolta, in quanto viene narrato da uno scrittore che si reca da un famoso avvocato per “ascoltare dalle sue labbra i recenti fatti di cronaca trasformabili in un romanzo di qualche tipo”.
Qui l’autore rappresenta se stesso interessato “ai segreti di ogni sorta di criminale che il vecchio avvocato aveva per le mani” per trasformarlo in materiale utile a creare credibili universi narrativi.
Anche nel racconto “Io” i ricordi di un anziano diventano l’ammissione di colpevolezza riguardo a dei furti avvenuti in gioventù.
Solo “Per la strada” si discosta da questo schema e presenta un ragionamento deduttivo che da alcuni indizi vaghi e casuali porta un investigatore a provare la colpevolezza del sospettato.
In tutti questi lavori è centrale anche l’argomento del complesso rapporto tra i sessi, presente in tutte le declinazioni e le perversioni nell’intera produzione letteraria di Tanizaki e che qui viene esplicitato in modo particolare nell’episodio del “Bagno Yanagi” e nel racconto “Uno stralcio di un verbale” in cui il criminale svela il rapporto morboso con la moglie e che lascia intravedere anche dei riferimenti autobiografici.
La condizione psicopatologica di questi personaggi borderline è il terreno principale di osservazione di Tanizaki, che espone questi criminali ad un’analisi fredda ed impietosa che supera di molto i limiti del genere poliziesco.
Il libro è completato ed arricchito da “Il profumo del crimine” utilissimo saggio-prefazione di Luisa Bienati che spiega ed approfondisce tematiche e ambientazioni di questi racconti così esotici e particolari.
Jun’ichirō Tanizaki è una dei principali autori giapponesi del XX secolo. Sebbene non sia ricordato certo per la sua attività di scrittore di “gialli”, la crime fiction è uno dei generi in cui si è cimentato in alcuni racconti, sei dei quali vengono presentati da Marsilio ne “Racconti del Crimine – volume I“, un piccolo grande gioiello non solo per i cultori del giallo classico o del maestro giapponese.
L’estetica di Tanizaki pervade ciascuno di questi scritti, e alcune delle tematiche care all’autore sono facilmente rintracciabili (la contrapposizione Oriente/Occidente, la fascinazione erotica e l’attrazione per il “proibito”, un’ineluttabile “decadentismo”), tanto che l’indagine poliziesca è poco più di un pretesto.
I racconti sono introdotti dall’accurata analisi di Luisa Bienati, che già da sola vale la lettura, e che rende ogni altro commento superfluo.
Indicazioni editoriali Filo conduttore di questa avvincente selezione di sei racconti del periodo giovanile di Tanizaki è il genere del romanzo poliziesco. Per la strada (1920) era stato accolto da Edogawa Ranpō, il padre del mystery giapponese, come «un’opera che ha fatto epoca nel tantei shōsetsu [romanzo poliziesco] e di cui possiamo andare fieri davanti agli occidentali». Come Tanizaki stesso afferma, che in questi racconti il crimine ci sia o non ci sia è un problema secondario: «anche se fosse proprio obbligatorio far accadere un crimine, non sarebbe comunque necessario arrivare a uccidere». L’intenzionalità dell’autore non è solo sperimentare il modello classico del poliziesco o le sue varianti – il delitto, l’indagine, la scoperta del colpevole o la soluzione del caso –, ma costruire la trama del romanzo come in un effetto di trompe-l’oeil, per ingannare lo sguardo del lettore. Il romanzo deve avere una trama interessante e suscitare l’interesse del pubblico. Il metodo scientifico-deduttivo del «poliziesco logico» offre la possibilità da un lato di sperimentare quella che Tanizaki definisce la «bellezza architettonica» del romanzo, dall’altro di coinvolgere il lettore nella scoperta della verità, sapendo che a questa non si arriva d’un tratto, ma gradualmente e in modo parziale, grazie a una serie di induzioni e deduzioni che si intrecciano e che alla fine portano alla rivelazione.
"Racconti del crimine Vol 1" di Tanizaki invece non mi ha convinto a pieno. Ho già letto un altro suo libro mystey, "Nero su bianco", che mi ha lasciato un ricordo vago... ecco, questa raccolta di racconti mi ha sortito lo stesso effetto, se non fosse per il primo racconto, "La storia di Tomoda e Matsunaga", che per me vale, da solo, l'acquisto del libro. Infatti, questo racconto è un po' la versione giapponese de "Lo strano caso del Dr Jeckyll e Mr Hyde" di Stevenson e incarna alla perfezione una dicotomia autodistruttiva, dettata dall'ambiguità dell'epoca, dove valori del Giappone tradizionale e spinta all'occidentalizzazione confondono i contemporanei di Tanizaki.
Tanizaki, sebbene non sia famoso per il genere giallo, scrisse diversi racconti con una struttura giallistica e fu considerato da Ranpo uno dei precursori del genere del romanzo di investigazione giapponese (Tantei shōsetsu 探偵小説). Tanizaki si rifaceva alle “Tales of ratiocination” di Poe a cui univa il suo caratteristico interesse per le perversioni, i feticismi e la psiche contorta dei personaggi.
I racconti che compongono la raccolta sono: •Storia di Tomoda e Matsunaga: ricorda molto la storia del Dr. Jekyll e Mr. Hyde solo che qua non abbiamo l’opposizione tra bene e male ma quella tra Occidente e Oriente, tipica di tutta la produzione di Tanikazi. Nella storia si intrecciano più voci narranti e Tanizaki usa l’espediente di più lettere-confessioni per mantenere vivo l’interesse fino all’ultima pagina.
•Il caso ai bagni Yanagi: tutto gira intorno alla psiche malata di un uomo che, accusato di un omicidio, ne confessa un altro che però sembra essere solo frutto di un’allucinazione…
•Per la strada: qui l’importante non è il delitto ma il COME questo è stato commesso. Abbiamo l’analisi minuziosa del detective di tutte le azioni svolte dal colpevole fino ad arrivare all’accusa basata sull’oggettività dei fatti.
•Io: il racconto dove Tanikazi è meglio riuscito a usare la manipolazione narratoriale ingannando il lettore fino alla fine e mostrando un punto di vista “diverso”.
•Uno stralcio di un verbale – Dialogo: un interrogatorio botta e risposta, un criminale che ha accettato le sue deviazioni, tutti i suoi pensieri malati che ci vengono presentati senza alcun segno di pentimento. Agghiacciante e malato.
•Il movente di un delitto: avete presente quando alla fine di un episodio di Detective Conan il più insospettabile confessa tutto e ti fa pure pena? Ecco, l’ho immaginato più o meno così.
Tanizaki si riconferma uno dei miei scrittori preferiti, la sua genialità sta nell’ironia, nella finzione e nella menzogna. Magistrale.
In questa raccolta di racconti, sei per la precisione, compare l’esordio di Tanizaki nelle storie del crimine: Il caso ai bagni Yanagi. Nel racconto, uno scrittore - figura che ricorre spesso nella sua narrativa - è alla ricerca di ogni sorta di crimine presso lo studio di un noto avvocato e altro non è che la sua presentazione ai lettori amanti del genere criminale.
La particolarità di queste brevi narrazioni è di raccogliere i temi più comuni della letteratura di Tanizaki; troviamo infatti il conflitto Oriente/Occidente in Storia di Tomoda e Matsunaga, che allude in modo esplicito a Lo strano caso del Dr. Jekill e Mr. Hide. Qui, però, il focus è la doppia identità culturale, Tanizaki non si addentra in considerazioni mediche. Anche se si deve tenere presente l’abilità dell’analisi psicologica dei personaggi che commettono i crimini. In alcuni brani (Io, Uno stralcio di verbale- Dialogo) l’attenzione non è sul delitto o sul crimine commesso, quanto piuttosto sui risvolti psicologici collegati all’azione svolta. Spesso è la confessione dei sentimenti del colpevole - talvolta sentimenti morbosi, coi quali T. sa giocare abilmente- a catturare l’attenzione del lettore, più che lo svelamento del caso in se stesso.
In questa raccolta, quasi forse più che in altri suoi gialli (meraviglioso è il racconto lungo Morbose fantasie) appare chiaro che la finalità del lavoro di scrittura è, per Tanizaki, creare mondi immaginari, indipendentemente che il crimine avvenga o meno. E in questo mondi immaginari si viaggia dalla parte del criminale.
La versatilità di generi e di scrittura è condensata in questa raccolta, che trovo molto utile per chi volesse fare la conoscenza con questo - per me - maestro della letteratura giapponese.
Il suo stile di scrittura non mi è affatto dispiaciuto, ma molte delle storie le ho trovate un po' noiose o prevedibili. Per me nessuna suspense o climax. Ha riportato semplicemente alcuni avvenimenti senza dare al lettore il modo di "entrare" nella storia e sentirsi parte di essa. Il modo in cui i casi sono risolti non è mai in modo attivo, ma passivo, attraverso un papiro di spiegazioni esplicato da uno dei personaggi e non attraverso una ricerca intensa. La parte più interessante forse l'aspetto psicologico di alcuni criminali, ma essendo dei racconti brevi non c'è molto tempo per descriverli, il che è un peccato.
In questa raccolta sono presenti questi racconti: > Storia di Tomoda e Matsunaga > Il caso ai bagni Yanagi 👀 > Per la strada > Io 👀 > Uno stralcio di verbale – Dialogo > Il movente di un delitto
Non sono un'amante di racconti, ma devo ammettere di aver trovato questa raccolta molto interessante. In ogni racconto entriamo nella mente di un uomo che prima di essere un criminale è una persona affetta da gravi problematiche psicologiche e andiamo ad indagare le dinamiche e i processi mentali che hanno portato il protagonista a commettere un crimine. Insomma, per chi ama la psicologia criminale questo libro è un vero gioellino! (Consiglio di leggere l'introduzione del libro solo alla fine perchè contiene vari spoiler)
Diciamo che è 4 stelle sono frutto di una media tra i diversi racconti racchiusi in questo libro. In particolare, vorrei sottolinearne due: uno che fa riflettere su come spesso la frustrazione eccessiva è causa di reati pur senza un movente specifico è un altro che analizza la psicologia del criminale che spinge la sua vittima a commettere azioni pericolose per sé al fine di ucciderlo senza tuttavia agire direttamente. Gli altri racconti non mi hanno lasciato, invece, granché.
Di solito i racconti non mi fanno impazzire, ma essendo Tanizaki ho detto "perché no?". Piacevoli, alcuni sull'orlo dell'osceno (tipo "Dialogo"), altri leggermente noiosi (il primo). L'ultimo racconto richiama molto lo stile di Dostoevskij e infatti mi è piaciuto davvero molto, peccato che tra tutti sia stato il più breve.
Racconti del crimine in cui si mescolano nefandezza, violenza, morte, azioni compiute senza rimorsi o rimpianti. Dal marito con la doppia vita che cambia ogni quattro anni, all'uomo che uccide la prima moglie poco alla volta, da quello che ha ucciso due donne e picchia la moglie, passando per lo studente che uccide il maestro.
Racconti del Crimine comprende 6 racconti, il primo un po’ più lungo e l’unico diviso in capitoli e gli altri 5 molto brevi. Lo stile è un po’ da mazzata sullo stomaco perché ci sono veramente pochi dialoghi ed è più un “ti racconto tutta la storia senza dialoghi”. Non mi sono piaciuti molto. Sono datati eh! Però l’unica cosa che ho capito è che le donne erano trattate malissimo anche in Giappone e che gli uomini erano tutti maiali. Non credo che scriverò una recensione intera perché non ho nulla da dire su questo libro a parte le due cose che ho già detto. Molto probabile che non sia un libro fatto per me e che quindi non abbia capito nulla della sua bellezza.