Quando in montagna Andrea viene travolto da un fiume di fango, nel tentativo di salvarsi non si aggrappa solo ai rami bassi degli alberi, ma anche, con la stessa forza, ai fili tesi dal ricordo di un'amicizia. Tra conflitti e occasioni di meraviglia, tra realtà quotidiana e rivelazioni, quattro ragazzi intrecciano le loro vite con tutta l'energia della giovinezza. Un ritratto commovente di quella stagione dell'anima che piú d'ogni altra si imprime in ciascuno di noi e sceglie il nostro destino.
Anna, Andrea, Cora e Valerio sono compagni di scuola. Assieme studiano, si divertono, sperperano con allegria le giornate. Il perno di queste esistenze - ancora brevi e già segnate da perdite e ferite - è il negozio di un anziano rigattiere nei vicoli di Torino, un luogo che diventa una specie di base, talvolta di rifugio. Il tempo, però, non regge la richiesta di perfezione, di assoluto, che l'adolescenza pretende. Il desiderio si insinua nel gruppo e lo logora. Andrea, che rispetto agli altri percepisce ogni cosa con intensità maggiore, a poco a poco si a fargli mancare il fiato sono tanto la bellezza impetuosa del presente, quanto il senso di minaccia che arriva dal futuro. Ma nel momento in cui si troverà in pericolo i suoi amici, quegli amici unici che solo una certa età ti regala, saranno di nuovo con lui.
Born in Turin in 1972, Fabio Geda is an Italian novelist who works with children in difficulties. He writes for several Italian magazines and newspapers, and teaches creative writing in the most famous Italian school of storytelling (Scuola Holden, in Turin). IN THE SEA THERE ARE CROCODILES is his first book to be translated into English.
Che meraviglia questi libri che ti parlano e si leggono in un pomeriggio, ma che poi durano tanto tanto tempo dentro. Non é che la cosa mi abbia sorpreso piú di tanto, perché sono quella che Stephen King chiamerebbe "un'assidua lettrice" di Fabio Geda, ma ci sono stati alti e bassi nella nostra "relazione" e questo é un picco alto, non altissimo come un paio di altri suoi libri, ma é difficile essere sempre perfetti e poi si corre il rischio di diventare noiosi. Andrea, Cora, Anna e Valerio potrebbero essere stati anche miei amici, anche se é probabile che io sarei stata una di quelle compagne invidiose che guardava questo gruppo di amici da fuori, peró molte dinamiche le conosco e le ho riconosciute, cosí come tanti sentimenti. A volte questi dieci anni in piú sui protagonisti mi hanno anche permesso di rielaborare molti dei miei ricordi sui loro racconti, in fondo quella é una Torino che ho conosciuto abbastanza bene, quindi non é stato difficile e poi mi é anche caduta la lacrimuccia sui Subsonica.
Deludente storia alla De Carlo, con tutti i difetti della fattispecie. Pare che Geda, al contrario del solito, stavolta avesse proprio poco da dire. A tratti s’impenna, ma raramente, per ripiombare nel cliché alla lunga senza rimedio.
Geda torna a raccontarci l’adolescenza, quel periodo così particolare ed unico per ognuno, in un libro, adatto ad un pubblico giovane ma consigliato anche a quello più adulto, nel quale l’amicizia è al centro della storia, insieme alla crescita, al cambiamento, alla ricerca di sé. A volte forse meno convincente che in altre sue narrazioni, l’autore, con scrittura però sempre felice, racconta quattro amici - alle prese con la scuola, con i primi amori, con situazioni familiari diverse e a volte complesse - che grazie a questa amicizia affrontano la vita che si dispiega di fronte a loro. Fra i quattro Andrea, forse il più pensoso, forse il più profondo, avverte per primo che tutto questo non basta e cerca, a tentoni, un di più, a suo modo, come sa, dentro qualcosa che aveva intravisto e gli aveva dato pace: la vita della montagna. Ma anche nel cammino più solitario e pur scomparse le farfalle, insieme a quel periodo che non torna, l’amicizia si riaffaccia, e metaforicamente o meno, può anche salvarti.
Se sei di Torino, hai fatto le superiori alla fine degli anni 90 e l'università intorno ai primi anni 2000, questo romanzo è per te. Leggilo! Fabio Geda ci regala una storia corale, l'amicizia di quattro ragazzi, Anna, Andrea, Cora e Valerio e delle loro prime avventure, disperazioni, emozioni che si fondono in un racconto di giovinezza e formazione. Andrea è l'amico, a volte il fidanzato, a volte noi stessi di quel periodo di vita: quello che percepisce tutto in modo amplificato, tormentato dal presente, incerto sul futuro. "Se l'inizio è dell'adolescenza è di natura biologica, la sua fine è culturale" scrive il narratore a quasi fine del suo romanzo, che racconta proprio come si arriva a questo passaggio di vita. Dentro questa storia troverete voi stessi ragazzi e tanto di Torino, dei locali mitici, i gruppi e i cantanti della città, i film e i libri di un'epoca, le nostre valli e le montagne ruvide. Una nota speciale e di merito per la scrittura: cesellata, curata e sapientemente montata, un film in carta e ossa. Grazie @fabiogeda per questo regalo, un tuffo nostalgico in quel momento della vita in cui tutto era ancora possibile.
Direi anche due stelle e mezzo, però non ci siamo. Sembra un romanzo appena abbozzato che riprende un po' da De Carlo, un po' da Paolo Cognetti e non si poggia su una struttura ben salda che lo faccia stare in piedi. I personaggi non hanno una grande introspezione, forse solo il protagonista Andrea è meglio riuscito. Una storia di formazione a cui manca la storia. C'è da dire che l'autore sa scrivere molto bene, lo stile è anche coinvolgente e le premesse per un bel romanzo leggendo la quarta c'erano tutte. Peccato.
Dopo la lettura delle prime pagine me era sembrato un po’ deludente e invece poi mi ha preso così tanto che l’ho terminato praticamente in un giorno e che mi ha regalato qualche ora di tenerezza e di nostalgia. Il problema l’ho poi individuato molto presto, nel senso che è il tipico romanzo che parte un po’ incasinato: una storia che si dipana su due piani temporali diversi e quattro amici protagonisti che all’inizio vengono presentatati buttando lì aneddoti e frammenti di dialoghi che solo avanzando con la lettura restituiscono un quadro più chiaro della situazione. Bisogna stare un po’ sul pezzo e non avere fretta, ma quando poi, capitolo dopo capitolo, si compongono i pezzi del puzzle e si chiariscono i rapporti tra Andrea, Cora, Anna e Valerio, i quattro protagonisti, allora la storia mette le ali e ci fa viaggiare negli anni più belli delle vite di questi ragazzi, nella loro gioventù fatta di amicizia, di innamoramenti, di famiglie più o meno serene, di baci e di litigi, di scelte, di risate e di lacrime. “La scomparsa delle farfalle” di Geda è un romanzo sulla bellezza e sulla fatica della crescita, e al tempo stesso è un’ode all’amicizia, quella vera, elettiva, che resiste alle differenze, al tempo, alle distrazioni. Andrea, Cora, Anna e Valerio, si conoscono al liceo, si scelgono e attraversano insieme questi anni di passaggio dall’adolescenza all’età adulta: sono gli anni ’90 e i quattro amici insieme studiano, si divertono, si aiutano, fanno fronte comune davanti alle difficoltà della loro quotidianità, godono del miracolo della loro amicizia. Ma crescere significa anche cambiare, scoprirsi diversi dagli altri o diversi da quello che si credeva di essere: il tempo che passa plasma percorsi di vita diversi per ciascuno di loro, ma nulla sarà in grado di cancellare il legame vero che questi quattro amici hanno stretto tra loro negli anni più intensi della loro esistenza. Ho detto all’inizio che questa storia mi ha regalato qualche ora di tenerezza e di nostalgia: a ben pensarci, aggiungerei un po’ di amarezza e un pizzico di invidia. Geda racconta in modo tenero e delicato ma assolutamente suggestivo l’energia dell’adolescenza, i brividi dei primi baci, le farfalle nello stomaco, le feste in casa: chi non prova un po’ di nostalgia al pensiero di questi anni così belli? Ma, e qui viene la nota critica, ho trovato questi quattro protagonisti un po’ troppo perfetti: animati da buoni sentimenti, generosi, sinceri, illuminati, maturi… insomma un po’ li ho invidiati perché nella mia esperienza, un’eventualità concreta del passaggio adolescenziale è anche quella della perdita, è quella della delusione cocente, della ferita che brucia, del legame che si spezza per sempre… Ma forse io sono caso un po’ disperato. Per il resto, romanzo assolutamente godibile, delicato. Una carezza. Assolutamente consigliato a un pubblico di giovani, che tanto per la disillusione c’è sempre tempo. Non indimenticabile, comunque
Andrea, Valerio, Cora e Anna sono amici di lunga data e, quando una valanga travolge il posto in cui Andrea sta lavorando, la vita e l'amicizia che lo lega agli altri tre ragazzi, trova modo di ripresentarsi nella sua mente. Così, attraverso questo escamotage, l'autore del libro ripercorre e ricostruisce la storia di amicizia di questi quattro giovani che, conosciutisi da bambini, hanno portato avanti e costruito il loro legame affettivo. Attorno a loro si sono avvicendati numerosi personaggi: il padre di Anna, un uomo violento che, attraverso una sua brutta azione, ha contribuito a rafforzare il legame di lei con i suoi amici fraterni; Azeglio, uomo burbero ma dal cuore d'oro; Juri, il padre di Andrea, poco presente e figura dai caratteri loschi e oscuri; Liza, la madre; Bea, Ustica, ecc. Questo è un libro semplice e gradevole; si legge davvero molto bene e lo stile di scrittura, lineare e scorrevole, ne rende affascinante il contenuto. Fabio Geda esalta, in questo romanzo, i temi dell'amicizia e dell'affetto indissolubile; ne coglie i risvolti naturali e li trasforma in elementi di crescita e costruzione personale. Davvero un libro piacevole, non troppo impegnativo e complicato. Consigliato!
E' il mio primo Geda e sinceramente non so se ho voglia di assagiarne altri (...voi che dite?)
Lo stile è senz'altro tra i punti di forza, evocativo e cristallino, la storia un po' l'ennesima operazione nostalgia del romanzo corale coi ggggiovani 'anni 90 che si perdono e si ritrovano e si innamorano e si disamorano nei lustri e in fasi diverse di travagli personali.
Insomma un mix tra il buon Bianchini di "Nessuno sa di noi" e "Le otto montagne" di Cognetta, in virtù dei (limitati) passaggi in cui uno dei protagonisti, Andrea, l'unico peraltro caratterizzato a tutto tondo, si ritira tra le remote e impervie valli da cui son fuggite pure le farfalle.
Ripeto: un dubbioso MAH, ma mi farebbe piacere sapere di qualche altro titolo che possa aiutarmi ad accostarmi all'autore, peraltro torinese come me.
Giudizio tecnico finale: una farfalla non fa primavera.
Valerio, Cora, Anna e Andrea sono quattro adolescenti che stringono tra loro un patto di amicizia che, negli anni spensierati delle superiori, sembra essere inscindibile e viscerale. Il ritrovarsi insieme ogni giorno, spesso nella bottega del signor d’Azeglio, rappresenta per i giovani un momento di evasione dalla vita familiare, di condivisione e di crescita. Con il passare degli anni il legame che unisce il gruppo riuscirà a resistere nonostante le diverse strade intraprese o il fluire del tempo sancirà la rottura di un’amicizia importante? Fabio Genda, con una narrazione coinvolgente che vede intrecciarsi quattro storie, tiene il lettore incollato alla pagina. Impossibile smettere di leggere senza prima aver saputo come si evolverà la storia e aver scoperto se è vero che sradicarsi è il modo migliore per ritrovarsi.
Devo ammetterlo, dalla sinossi mi aspettavo un libro che non mi sarebbe piaciuto, ma quanto (fortunatamente) mi sbagliavo.
Geda è un maestro della parola, in grado di rievocare perfettamente paesaggi, momenti, vite e stati d'animo singolari, ma al contempo renderli universali. La meravigliosa spensieratezza dell'adolescenza, le avventure con i propri amici, attimi immortali, il perdersi per poi inevitabilmente ritrovarsi, costantemente attratti, atomi nel mondo che si scontrano tra di loro ma che sono, per forze maggiori, destinati sempre a riavvicinarsi, ad orbitare uno intorno all'altro.
L'impegno nel desiderio di far parte uno della vita dell'altro, anche da lontani o separati dalle forze della vita, per sentire sempre vive in noi quelle emozioni infrarosse.
Allora giudizio mio sul libro "La scomparsa delle farfalle" di Fabio Geda: Libro scritto bene e avvincente come tutti i libri di Geda. È un romanzo di formazione, storia di una amicizia tra quattro adolescenti che attraversano adolescenza e giovinezza insieme, rafforzando via via il loro rapporto. La montagna, in realtà, è solo uno scenario marginale (in apertura e in chiusura della vicenda: la parte centrale è costituita da flashback che, messi in ordine, raccontano la storia di questa amicizia) ed è una montagna molto stereotipizzata. L'ho letto volentieri e mi è piaciuto, ma forse mi aspettavo qualcosa di diverso.
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Mannaggia, mi sarebbe piaciuto dare qualche stella in più ma devo riconoscere che non ho trovato tra queste pagine il miglior Geda. Resta un autore a cui si vuol bene, con uno stile immediatamente riconoscibile. Ho trovato macchinoso l'inizio e più di una volta, sorridendo, ho pensato che nel libro mi sembrava di scorgere un'atmosfera da libro Cuore. Dei personaggi quello più a fuoco mi è parso essere Azeglio, degli altri mi restano pennellate poco definite, con l'impressione che l'adolescenza sia emersa meglio in altri libri di Geda. Alla fine del romanzo si è comunque pervasi dalla sensazione di essere stati in compagnia di presenze assai piacevoli.
Questo libro mi ha sorpresa in positivo, è stato un viaggio di emozioni, il titolo è azzeccato, come si può immaginare, la scomparsa delle farfalle coincide con uno dei periodi più importanti della crescita ma anche con un fenomeno che si ripresenta innumerevoli volte nel corso della vita.
Anna, Andrea, Cora e Valerio ci raccontano le loro storie, le loro famiglie e le dinamiche che intrecciano le loro vite. Durante il finale ho trattenuto il fiato, avevo paura che potesse concludersi in maniera negativa, invece è stato un bellissimo lieto fine, dove i nostri protagonisti sono cresciuti ed ognuno ha trovato la sua strada!
Un libro veloce e che ti prende. Leggendo delle vicende di questo gruppo di amici, ho sentito la nostalgia degli anni dell’adolescenza con i suoi piccoli grandi problemi, la vita da liceale, le uscite tra amici e l’inevitabile passaggio all’età adulta con l’inizio dell’Università. Seppur breve, l’ultimo capitolo mi ha lasciato dentro un senso di malinconia: forse perché anche io mi sto accorgendo di come le cose cambiano con il passare degli anni, di come nulla è statico ma in continua evoluzione.
Un inno un po' nostalgico all'adolescenza della generazione degli ultimi nativi analogici, cresciuti con i Nirvana nello stereo, i numeri di casa degli amici mandati a memoria, i film noleggiati da blockbuster. Si sorride, si piange, si ricorda, ci si commuove. Le ultime pagine sono bellissime e riconciliano con il tempo che passa, con le cose che cambiano, dentro e intorno, mentre quel nodo di affetti resiste a tutto.
Ci troviamo a Torino alla fine degli anni novanta. Non ci sono cellulari e per darsi appuntamento si diceva: "ci troviamo da Azeglio alle 18.00. Ci troviamo davanti al cinema alle 19.00". Quelli erano gli anni in cui tutto si sentiva di più, dove si doveva mettere la faccia per dire le cose senza nascondersi dietro ad uno schermo e la vita veniva raccontata dalle poche foto scattate quando si ricordava di farle nei momenti felici.
Andrea, Valerio, Anna e Cora sono quattro ragazzi adolescenti che frequentano la stessa classe. Il loro gruppo nasce quando Andrea, da Padova, si trasferisce a Torino e viene inserito nella loro sezione. L’amalgamarsi delle loro vite è spontaneo, come se si aspettassero da sempre. Sono uniti. Il loro è un rapporto quasi fraterno. Passano tanto tempo insieme dopo scuola. Vanno a casa di Andrea spesso vuota poiché la mamma è fuori per lavoro o da Azeglio, un rigattiere conosciuto per caso.
Con questo romanzo si cresce pagina dopo pagina insieme ai protagonisti, alle loro storie così imperfette e bellissime. Una celebrazione dell’amicizia, vissuta in tutte le sue sfumature, vissuta come ancora di salvezza quando si è a un passo dalla morte. Tutto si muove, tutti cambiano, l’importante è restare.
Perché ci sono solo cinque stelle sennò avrei dato anche di più. Libro spettacolare! Dall’inizio alla fine rimani incollato alla storia di questi quattro ragazzi che crescono insieme sotto tutti i punti di vista. Peccato averlo divorato in un giorno intero! 🫶🏼
Non so se è perchè è un periodo in cui nonostante abbia finito il liceo da qualche annetto, mi sento un po’ come Andrea, Anna, Cora e Valerio, ma questo libro mi ha catturata ed emozionata parecchio. È stata una piacevole lettura estiva!
Una recensione complicata per un libro a tratti meraviglioso a tratti scadente… complessivamente una piacevole lettura ma il ritmo troppo spesso spezzato non merita 5 stelle