Roma, 17 giugno 1983. Gaia, quattordici anni, esce di casa di primo mattino con lo zaino in spalla. È il giorno del suo esame di terza media. Procede spedita verso la scuola e non sa che, poche ore prima, le forze dell'ordine hanno fatto irruzione in una camera dell'Hotel Plaza e arrestato suo padre per associazione camorristica e traffico di droga.
Quando la televisione lo ritrae all'uscita del commissariato, stretto tra due carabinieri, le manette bene in vista, Gaia smette di parlare. Le immagini, invece, non si fanno il giro di tutte le prime pagine e dei telegiornali. Perché suo padre è Enzo Tortora, uno dei più famosi presentatori della televisione italiana, noto per i modi eleganti, la vasta cultura, un'integrità intellettuale esemplare. In poche ore (e per mesi) Tortora diventa l'oggetto di una violenta gogna il coro di intellettuali e giornalisti è quasi unanime, grida «colpevole».
Inizia così uno dei più clamorosi casi di malagiustizia del nostro paese, ma anche un calvario umano che durerà anni, deviando il corso delle vite di tutte le persone coinvolte.
In questo libro Gaia Tortora racconta la sua storia, nella consapevolezza che non sia solo ogni giorno tre innocenti finiscono in carcere per errore, più di mille cittadini l'anno. E i media continuano a comportarsi come fecero con suo titoloni per additare i presunti colpevoli e, quando va bene, trafiletti seppelliti nelle ultime pagine a segnalare l'assoluzione, il proscioglimento, l'errore giudiziario. Condividere il proprio intimo dolore, allora, diventa un modo per combattere contro l'ingiustizia, per impedire che tutto ciò si possa ripetere. E andare avanti, come le diceva suo padre, a testa alta.
Una donna, una figlia, una giornalista. Tre figure in una, perfettamente rappresentate in quella che non è una semplice autobiografia, ma una lettera aperta. Gaia Tortora si racconta come figlia, si mette a nudo come donna e, in quanto giornalista, critica duramente la sua categoria, sollevando saggiamente il problema della gogna mediatica e delineando chiaramente alcune delle devastanti conseguenze dei racconti di "certa informazione". Consigliatissimo
Mi ricordo bene l’arresto di Enzo Tortora, ero alle elementari, e il suo era uno dei volti più famosi della televisione italiana. Se ne parlò tantissimo all’epoca, e per molto tempo. Un caso di mala giustizia vergognoso.
Ho deciso di leggerlo per approfondire la mia conoscenza sui fatti e soprattutto perché il taglio personale e il punto di vista di chi scrive, una delle due figlie all’epoca quattordicenne, mi sembrava interessante.
Non mi sbagliavo: l’ho letto volentieri e l’ho trovato arricchente. È poco meno di 130 pagine perciò si legge velocemente. Lo consiglio.
Da tempo volevo approfondire la storia di Enzo Tortora e la storia, raccontata in prima persona dalla figlia Gaia, è sicuramente il mezzo migliore per conoscere i retroscena della vicenda Con uno stile chiaro e anche piuttosto schietto vengono ricostruiti i dettagli della vicenda, ma è anche il racconto di una ragazza costretta a crescere prima del tempo e ad affrontare il mondo, ci sono dei momenti davvero toccanti all'interno del libro
Me lo aspettavo molto più dettagliato e “palloso” in realtà è abbastanza scorrevole e emozionante. Il dolore della figlia lasciata ad accudire il resto della famiglia, la relazione padre figlia che si costruisce con delle sbarre che li ostacolano…un libro che fa riflettere non solo sui media e la loro foga nel raccogliere views ma anche un invito a autoanalizzarsi nei propri comportamenti
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La storia dell'arresto di Enzo Tortora, del suo coinvolgimento in una storia di mafia, della sua carcerazione e dei suoi processi sino all'assoluzione completa raccontata da chi quella storia l'ha vissuta in prima persona: la figlia Gaia.
Ottimo lavoro, ottimo modo di trasferire al lettore la rabbia, la frustrazione di non riuscire a fare nulla, l'incapacità dello Stato di difendere un innocente, i voltafaccia dei colleghi che sino al giorno prima gli stringevano la mano ma che da quel momento "eh non si sa mai" e la vicinanza degli amici veri, quelli leali.
Ottimo lavoro, sebbene troppo corto e in alcuni punti sbrigativo (avrei preferito alcuni approfondimenti sulla parte processuale che, a mio avviso, sono mancati).