Cosa resta di uno scrittore una volta che ha scritto tutto ciò che voleva? Solo le vite dei personaggi dei suoi romanzi e una vita, la propria, a cui ha rinunciato per scrivere. E quindi un senso di vuoto, di fine, di inutilità. Ma può un’ossessione salvare una vita? Confidandosi con la sua migliore amica, quello stesso scrittore si immerge nella vita della star dei Queen, Freddie Mercury, che lo ha folgorato fin dall’infanzia, prima di dedicarsi alla scrittura. Il successo planetario della sua adorata rock star, il talento, il carisma, l’assenza di ideologie, la vitalità di Mercury gli sembrano immediatamente molto più importanti di qualsiasi invenzione letteraria. Così, lo scrittore medita di comporre un ultimo romanzo, incoraggiato dal suo editore. Più si addentra nel mondo di Mercury, più la personalità del cantante continua a sfuggirgli, più si documenta su di lui e più gli sembra irraggiungibile; ma lo scrittore ora è disposto a anche a trasformarsi completamente nell’oggetto dei suoi desideri. Tra equivoci e incontri con sgangherati personaggi, Volevo essere Freddie Mercury è un romanzo tragico ed esilarante al tempo stesso, con un protagonista che inventa un modo unico per trovare un senso alla propria diventare, nel mondo reale, il romanzo di se stesso.
Massimiliano Parente (Grosseto, 1970) è uno scrittore italiano. Si è laureato a Roma in storia dell’arte contemporanea con una tesi su Marcel Duchamp. Ha collaborato con quotidiani e riviste, dal settembre 2009 collabora in esclusiva per Il Giornale. Ha pubblicato i romanzi: Incantata o no che fosse (1998), Mamma (2000), Canto della caduta (2003). In seguito ha iniziato la scrittura di una monumentale trilogia, diventata per molti lettori un libro di culto, formata dai romanzi La macinatrice (2005), Contronatura (2008), L’inumano (2012), e raccolta e pubblicata da La nave di Teseo in un volume unico con il titolo Trilogia dell’inumano (2017). Ha scritto i romanzi Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler (2014), L’amore ai tempi di Batman (2016), il saggio sulla Recherche di Marcel Proust L’evidenza della cosa terribile (2010), i pamphlet La casta dei radical chic (2010) e, insieme a Vittorio Feltri, Il vero cafone (2017). Ad aprile del 2018 ha pubblicato il provocatorio saggio Scemocrazia – come difenderci dal pensiero comune. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo Parente di Vasco e nel 2020 la raccolta Tre incredibili racconti erotici per ragazzi.
Ad un certo punto l’autore vuole delegare il completamento e la vera e propria scrittura del suo ultimo romanzo alla sua amica, chimica inorganica e novella scrittrice, Giulia. La donna di scienza deve come sobbarcarsi l’ultimo vagito esistenziale dello scrittore, in risposta ormai più che altro a delle esigenze meramente economiche, senza che vi sia alcuna velleità letteraria o umanista che renda ancora tale lo scrittore. Emerge la ricerca della soppressione di qualsiasi personalità propria, di qualsiasi ricordo che lega alla vita e che è perciò stesso causa di sofferenza; non senza un certo timore, il sentimento terrificante di quei pochi secondi che precedono l’annullamento, e l’anonimato. È forse questo sentimento tragico che causa la mitizzazione della iper-personalità si Freddie (profonda superficialità), senza però che si riesca mai ad inquadrarla davvero. Centrale è la dialettica tra una forma esasperata (o che si cerca in ogni modo di esasperare per renderla più vera) di essenzialismo “pop” e l’orrore della vita, della memoria, della materia.
“Il mondo o è un'illusione, o è qualcosa di troppo materiale, troppo mortifero, per poterci vivere serenamente. E un campo di concentramento naturale che dura da centinaia di milioni di anni, finché come specie non siamo arrivati noi, gli illusi. Ma almeno, come ho detto a Anita, la mia ultima illusio-ne, che è anche la prima, cioè Freddie, è esistita davvero, non è frutto delle metafisiche idiote degli umanisti.” “Quello che vorrei è non essere più io, essere Freddie, ma se fossi lui, non mi accorgerei neppure dei vantaggi di non essere più me, e non potrei essere lui.”