Fondamentalmente un'occasione sprecata: poteva essere veramente interessante. Si è persa per strada dietro a Freud...
Perché attraverso quel libro precipita dentro una storia molto più grande di lei, che riguarda non solo l’arte e la cultura, ma anche la sessualità. E addirittura l’economia, il commercio.
Il romanzo sembra nascere all’inizio del Settecento bell’e fatto. Pronto per essere consumato da un nuovo pubblico di lettori che si sarebbe nel corso del secolo allargato a macchia d’olio. Con l’invenzione del romanzo la letteratura si staccava per sempre dal cordone ombelicale della cultura alta, inoltrandosi nel turbinoso can can del commercio e dell’intrattenimento.
Perché stiamo pur sempre parlando del principe dei peccati carnali: la gola, porta dell’Inferno, dalla quale rischiano di entrare in ordinata fila tutti gli altri peccati umani. Di qui la grande paura per quella nuova, incontrollabile malattia che assediava l’Europa del Settecento: la bulimia di libri. «Non hanno ancora trangugiato l’ultima pagina di un libro – scriveva un sacerdote tedesco nel 1796 – che già si guardano intorno avidamente, dove è possibile procurarsene un altro». La voracità, l’ingordigia di questi smodati lettori che ingeriscono volumi come fossero salami è tale da buttarsi sopra qualsiasi cosa appaia «leggibile», vale a dire mangiabile: «lo afferrano e lo divorano con una sorta di bulimia».
Dalle loro prigioni dorate Ruggiero e Ulisse potrebbero uscire quando vogliono. Se non fossero incatenati alle immagini. Se non fosse stato allestito, tutto per loro, un instancabile teatrino di fantasmi erotici, che li acceca e intontisce, facendoli precipitare nella più completa passività. Chi si ferma è perduto e non è più lui, è un altro; anzi un’altra: nasce una seconda volta femmina, come insegnava Platone. Non a caso inventore del mito della caverna, dove gli uomini sono rappresentati come schiavi di ombre riflesse, drogati dalle immagini: e se anche qualcuno di loro un giorno venisse liberato, «non credi che egli si troverebbe in dubbio e che riterrebbe le cose che vedeva prima più vere di quelle che gli si mostrano ora?» - Come rimpiango la mia prof di filosofia!!!!
«la letteratura ha finito per diventare, sempre di più, un’attività femminile». Segno tutt’altro che positivo, sia chiaro. Anzi, a dir poco catastrofico: se «le gonne battono i pantaloni con un punteggio da goleada», nelle librerie, nelle conferenze, nei reading, nei dipartimenti di studi letterari, siamo messi proprio male, questo dice Vargas Llosa. Perché una società nella quale la «letteratura è stata relegata, come certi vizi inconfessabili, ai margini della vita sociale», essendo i lettori sempre meno e tra questi prevalendo nettamente le donne, si trova condannata «a imbarbarirsi sul piano spirituale», fino a mettere addirittura «a rischio la propria libertà».