Esordio più che convincente per Mignon Good Eberhart, prolifica autrice statunitense, specializzata in quello che al giorno d'oggi definiremmo "thriller".
La stanza n° 18 è il primo dei romanzi con protagonisti Sarah Keate, una infermiera di mezz'età dal carattere deciso, in grado di far fronte a qualsiasi situazione senza perdersi d'animo, e Lance O' Leary, giovane detective dai modi e dal vestiario impeccabili, molto più che promettente.
È una delle tante serate organizzate a casa del dottor Letheny, primario al St. Ann's Hospital, da sua cugina Carole; l'uomo è celibe, ed è la donna ad occuparsi dell'amministrazione di casa. È ancora piuttosto giovane, e ha un suo certo fascino; i suoi modi, però, non sono dei più raffinati: senza troppi peli sulla lingua, a volte non è proprio la compagnia più auspicabile; le piace mettersi in mostra, e sicuramente vorrebbe concedersi molto di più di quanto le venga permesso dall'austero cugino.
Gli ospiti di quella cena sono due colleghi, il dottor Balman e il dottor Hajek, le infermiere, l'affidabile Sarah Keate e la giovane e bella Maida Day, e un amico di vecchia data, l'ingegnere Jim Gainsay.
Il discorso finisce per cadere su uno degli ultimi acquisti dell'amministrazione del St. Ann, un grammo di radio, costato ben settantacinquemila dollari; per i medici è una spesa eccessiva: tutto quel denaro avrebbe potuto essere impiegato in altro, come gli studi portati avanti da Letheny e Balman che rischiano di dover essere interrotti prima di raggiungere un risultato, ma ciascuno dei commensali non nasconde che una cifra del genere cambierebbe loro la vita, e molti ammettono che sarebbero disposti a spingersi anche oltre il lecito per assicurarsi una simile ricchezza.
Dopo la cena, che non si rivela delle più piacevoli, date le tensioni che si creano presto tra gli ospiti, Letheny, Sarah e Maida tornano in ospedale per il turno di notte.
Un improvviso temporale e un black-out permettono a qualcuno di uccidere e far scomparire il prezioso radio, ma è solo l'inizio della scia di sangue della stanza numero 18....
Una lettura piacevole, che sa intrattenere per la suspence che la Good Eberhart riesce a creare in alcune scene clou (ad esempio, nella notte del primo - e secondo - omicidio), ma che non è esente da difetti per un pubblico smaliziato e che si muove agevolmente nei territori del giallo: laddove i sospettati pullulano, il colpevole non può che essere chi (almeno apparentemente) sembra al di sopra di ogni sospetto, per cui non è molto difficile fare due più due. Anche i risvolti sentimentali della vicenda sono piuttosto scontati (per non dire superflui), oltre che costituire un problema per i diretti interessati che si ritrovano immancabilmente in cima alla lista dei sospettati nel tentativo di proteggersi l'un l'altra.
Il detective O' Leary, in fin dei conti, non ha nulla che lo distingua in maniera caratteristica nella pletora dei grandi investigatori dei classici della narrativa poliziesca; più interessante il personaggio di Sarah Keate, voce narrante del romanzo: non giovanissima e con uno sguardo piuttosto disincantato, è probabilmente uno dei punti di forza del romanzo.
The Patient in Room 18, inoltre, può essere ricordato per essere uno degli antesignani del medical thriller, e già questo è un motivo più che sufficiente per la lettura.