Ormai non mi capita più molto spesso di leggere un libro senza saperne assolutamente niente, trovandomi semplicemente attratta dal titolo o dalla copertina: di solito mi ritrovo a scegliere fra la mia TBR infinita, o scelgo autori che ho già amato in passato, o mi informo su una tematica in particolare e scelgo la mia lettura di conseguenza. Quindi mi ritrovo quasi sempre a leggere libri che sì, magari non conosco bene, ma di cui quantomeno ho sentito parlare, che mi sono stati consigliati da qualcuno con gusti simili ai miei, o di cui per lo meno so qualcosa dell'autore.
In questo caso, invece, non sapevo assolutamente nulla: i colori della copertina mi sono saltati subito all'occhio fra le altre novità, il titolo mi ha messo simpatia, il libro è venuto a casa con me. Non mi sono informata sull'autrice, non ho nemmeno letto la quarta di copertina, ho solo iniziato a leggere: ammetto che il primo impatto è stato decisamente straniante, perché copertina e titolo, non so perché, mi avevano creato in testa l'idea di aver tra le mani un libro estremamente comico.
In realtà, "Quella volta che mia moglie ha cucinato i peperoni" è una storia delicatissima, che parla di lutto in un modo molto leggero (dove "leggero" non significa sicocco o superficiale, ma solo lieve, senza calcare la mano sul dolore o sugli aspetti più strazianti della situazione). Il lutto c'è, il dolore pure, ma la prospettiva del racconto fa in modo che ci sia sempre un filtro, un'accettazione serena di qualcosa di naturale che sì, fa male, ma in qualche modo è anche una chiusura di un cerchio, un puzzle che si completa nell'unico, inevitabile modo possibile.
La struttura del romanzo è molto interessante, il continuo rimbalzare quasi istintivo tra presente e passato funziona molto bene, soprattutto perché non è mai didascalico pur essendo sempre molto chiaro, ho trovato davvero questa idea molto ben riuscita.
la seconda parte del romanzo invece è secondo me un po' più debole, perché l'originalità della struttura non basta più a reggere tutta la narrazione e l'interesse un po' si perde. E allora Mortelliti imbastisce un "mistero" che va a complicare, esasperare e rendere a mio parere un po' irrealistico e poco interessante tutto: una storia che poteva essere una piccola chicca nella sua semplicità diventa un po' un polpettone di intrecci inutilmente amplificati, e questo secondo me è un po' un peccato.
Ciò non toglie che sia stata una lettura estremamente piacevole, soprattutto trattandosi di un esordio.