«Come possiamo combinare le parole vecchie in nuove sequenze, così che esse sopravvivano, che creino bellezza, che dicano la verità?» Era questo, per Virginia Woolf, «il problema» del linguaggio letterario. Problema alla cui soluzione si dedicò con la sua riflessione teorica e con la pratica narrativa, alla ricerca di una frase elastica e flessibile, una frase femminile . E allo studio dell'esperienza letteraria femminile Virginia si dedicò fin da giovane quando, poco più che ventenne, iniziò a collaborare con il «Times Literary Supplement», affermandosi presto come una delle voci più importanti della critica anglosassone. Le sue recensioni coprono un ampio spettro di generi, dal romanzo alla poesia, dagli epistolari alla memorialistica ai libri per l'infanzia, contribuendo a infrangere i confini tra fiction e non-fiction . Ne è testimonianza l'antologia di testi costruita da Oriana Palusci: dalle scrittrici del Seicento, reali o immaginarie (emblema di queste ultime è Judith, l'ipotetica e «meravigliosamente dotata» sorella di William Shakespeare), fino alle "consorelle" sue contemporanee Katherine Mansfield e Vita Sackville-West, Woolf va componendo una vera e propria storia della letteratura inglese scritta da donne, e anche una storia della coscienza femminile che si batte per affrancarsi. Culmine di questo percorso è l'opera della stessa Virginia, nella quale si intravede un'Inghilterra utopica in cui le scrittrici saranno grandi perché avranno ottenuto "una stanza tutta per sé".
(Adeline) Virginia Woolf was an English novelist and essayist regarded as one of the foremost modernist literary figures of the twentieth century.
During the interwar period, Woolf was a significant figure in London literary society and a member of the Bloomsbury Group. Her most famous works include the novels Mrs. Dalloway (1925), To the Lighthouse (1927), and Orlando (1928), and the book-length essay A Room of One's Own (1929) with its famous dictum, "a woman must have money and a room of her own if she is to write fiction."
recensioni fatte da Woolf di autrici a lei contemporanee o meno (e anche, in una prima parte, immaginarie), con l’intento di "ricostruire l'esperienza letteraria femminile": libro giusto al momento giusto
Una donna - Virginia Woolf - che parla/scrive di altre donne. "La sorella di Shakespeare e altri ritratti di scrittrici" si potrebbe riassumere semplicemente così: una raccolta di saggi in cui Virginia Woolf mette a fuoco con lucidità la condizione femminile nella storia della letteratura. Ma c’è anche molto altro: l’ammirazione sincera per il talento e la tenacia delle scrittrici che hanno saputo imporsi in contesti ostili; ma anche la critica - mai distruttiva, sempre rigorosa - che analizza i limiti, le esitazioni e le (talvolta) inevitabili costrizioni derivanti dal contesto storico e sociale.
L’immagine della sorella di Shakespeare riassume in modo esemplare la condizione delle donne “escluse”, ma Woolf non si limita a denunciare: prova a immaginare e anche a restituire dignità a chi è rimasta ai margini, a chi non è stata compresa del tutto. Nel farlo non “regala” nulla, mantiene una posizione critica per tutte le autrici citate, riconoscendo però nel loro lavoro sia la bravura sia la sottrazione dovuta a certi vincoli (come quello familiare delle sorelle Brontë).
Queste sono le parti che ho adorato di più: Judith Shakespeare; Aphra Behn; Mary Wollstonecraft; Jane Austen (quest’anno si festeggiano i 250 anni dalla sua nascita); Charlotte e Emily Brontë; George Eliot; Christina Rossetti; Katherine Mansfield; Vita Sackville-West (sua anima affine).
Una raccolta interessante di recensioni e brevi saggi su scrittrici inglesi dal XVI al XX secolo dalla penna arguta di Virginia Woolf. Questi "ritratti", essendo stati scritti e pubblicati nell'arco di oltre 30 anni, variano in stile e lunghezza, ma sono tutti distintamente woolfiani, seppure non tutti abbiano suscitato il mio interesse.