Après le succès international des Souterrains de Notre-Dame , le tout nouveau roman de Barbara Frale. Paris, 1302. Le royaume de France est au bord de la faillite et son roi, Philippe Le Bel, est désespéré. Pour tenter de régler les dettes du royaume, il crée une monnaie secrète, l'Agnel, ce qui lui vaudrait l'excommunication si le Pape venait à l'apprendre, et part à l'assaut de la ville de Florence dont il tente de s'approprier les richesses. Si le Pape tente de maintenir la paix, un seul homme a réellement ce pouvoir : Arnaud de Villanova, dit le Catalan. Ce savant énigmatique, gardien de la tradition magique de l'Orient, est en effet le seul à pouvoir interpréter les symboles mystérieux inscrits dans le plus ancien sceau des Templiers, l'Abraxas. Et ceux-ci sont réputés mener au légendaire trésor perdu de l'Ordre... Cependant, il n'est pas le seul à en avoir entendu parler, et une fabuleuse partie d'échec se met alors en place pour percer les derniers secrets des Templiers. Dans cette chasse au trésor aux allures de course-poursuite, Barbara Frale tisse une toile machiavélique autour de faits réels méconnus de l'Histoire de France. Elle nous fait ainsi découvrir la face cachée du très célèbre Philippe Le Bel et nous mène dans une enquête haletante sur les pas des mystérieux Templiers.
Barbara Frale è una storica italiana, nota per gli studi sui Cavalieri templari e sulla Sindone di Torino. Nel 2001 pubblica per l'editore scientifico Viella di Roma una parte dei risultati della tesi di dottorato, svolta sui documenti del processo ai Templari (L'ultima battaglia dei Templari. Dal codice ombra d'obbedienza militare alla costruzione del processo per eresia): la sua tesi è che, nell'atto di accusa lanciato dal re di Francia Filippo IV il Bello che portò al processo a seguito del quale l'ordine fu sciolto, vi fosse una serie di fatti reali opportunamente stravolti dalla pubblicistica regia per costruire l'accusa di eresia, l'unico tipo di reato per i quali l'ordine non godesse della piena immunità. La colpa dei Templari, secondo l'autrice, non era l'eresia ma un rituale segreto d'ingresso come prova d'obbedienza militare che conteneva atti di vilipendio della religione.
Lo ammetto: odio Filippo IV detto il Bello, re di Francia. La persecuzione che egli attuò dell'ordine dei cavalieri Templari e la successiva rapida fine della sua dinastia - nel giro di un quindicennio morirono lui e i tre figli maschi succedutigli sul trono - hanno dato vita ad uno dei più resilienti miti della modernità (e creato in epoca illuministica): quello del lato esoterico dell'ordine del Tempio. A distanza di settecento anni dalla loro scomparsa, i Templari popolano infatti moltissimi media narrativi (libri, film, videogiochi). Insomma, i "poveri cavalieri di Cristo" fanno pienamente parte dell'immaginario collettivo occidentale.
Amando la Storia ed essendo, ormai, stufo dell'esoterismo templare non ho potuto non accogliere con interesse un romanzo con protagonisti proprio Filippo IV e i Templari e, soprattutto, scritto da un autorità del settore come Barbara Frale, nota storica del Medioevo con all'attivo ricerche sui Templari fra cui nel 2001 la scoperta, presso l'Archivio Segreto Vaticano, della famosa pergamena di Chinon.
Questa la lunga premessa. Passiamo al romanzo vero e proprio. La prima cosa che salta all'occhio già dopo qualche decina di pagine è l'assenza di un punto di vista centrale. La narrazione è corale nonostante il libro non sia lunghissimo: non c'è un vero e proprio protagonista. Proprio a causa di questo la trama, che si dipana tra Roma e Parigi, non è facile da seguire. Un banalissimo elenco dei personaggi avrebbe grandemente aiutato. Tuttavia, con un po' di pazienza nell'andare indietro di qualche pagina e qualche arzigogolo di troppo, la trama giunge ad una conclusione soddisfacente. I temi principali del racconto sono questi: le difficoltà economiche di Filippo IV, indebitato e costretto a ricorrere ai prestiti di banchieri italiani ed ebrei; la gelosia di sua moglie, la regina Giovanna di Navarra; le indagini di Crescenzio Caetani, parente di papa Bonifacio VIII, su un misterioso omicidio avvenuto nell'Urbe; Alfino da Narni, avvocato italiano residente a Parigi coinvolto suo malgrado in vicende più grandi da Arnaldo Catalano; infine Dante Alighieri, impegnato per conto della sua città, Firenze, in un'ambasceria a Roma.
La figura meglio tratteggiata è senza dubbio quella del re francese. Filippo IV emerge come una personalità complessa e dalle mille sfaccettature. Da un lato egli è un re che cerca in tutti i modi di agire da vero cristiano, seguendo così l'esempio del nonno Luigi IX, il famoso "re santo" morto durante una crociata; dall'altra è un uomo dominato da passioni carnali e da una fortissima ambizione, per la quale è pronto a scontrarsi con il papato e con l'ordine templare.
Ho apprezzato molto questa raffigurazione del re francese perché ritengo che incarni alla perfezione lo spirito più autentico dell'epoca medievale, cioè quello di una società regolata da un "senso del Vero" (che noi contemporanei non abbiamo più) ma nonostante anche molto "terrena" e "umana." Se leggo romanzi storici è soprattutto per confrontarmi con modi di ragionare di epoche lontane dalla nostra. In questo l'autrice riesce appieno e personalmente costituisce per me un grosso punto a favore dell'opera.
Parlando più in generale, il merito principale della Frale è restituire i Templari alla realtà storica senza sacrificare il lato esoterico che, ammettiamolo, ha pur sempre il suo fascino narrativo. Difatti se gli uomini di allora - come molti di oggi - credono all'esoterismo, allora esso fa parte della Storia ed è giusto che se ne parli in un romanzo. La Frale, fortunatamente, non lo giustifica e non scivola mai nel fantasy. Mantenendosi in equilibrio nel bilanciare i due aspetti, l'autrice riesce a fonderli. Da un lato la Storia, che ci racconta di un Filippo IV indebitato nei confronti di banchieri ebrei ed italiani (entrambi soggetti in diversi periodi ad espulsione dal regno), assediato da nobili riottosi a pagare le tasse ed impossibilitato ad emettere una propria moneta d'oro (il famoso Agnel d'Oro). La questione finanziaria ed economica è insomma uno dei temi fondamentali del romanzo. Filippo IV ha bisogno quindi di oro, molto oro, per rafforzare il suo potere. I Templari, scacciati dall'oriente dopo la caduta di Acri nel 1291, conservano le loro ricchezze proprio a Parigi. Come hanno fatto ad accumulare tutte queste ricchezze? I Templari avevano la propria sede a Gerusalemme nei pressi del tempio di Salomone, il biblico re d'Israele che trovò le proprie ricchezze nelle famose miniere di Ofir... è proprio la risposta alla precedente che fa da motore del romanzo.
Lo stile. La Frale ama uno stile che, a tratti, è barocco. A volte l'autrice ci regala delle belle immagini poetiche, ma a volte calca troppo la mano con gli aggettivi. Avrei preferito che certi passaggi fossero stati più "asciutti"; comunque non ci sono cambi repentini di narratore o altri errori elementari. Il narratore è spesso onnisciente ma, considerando l'autrice e la sua competenza nella materia, penso sia stata la scelta migliore.
Ho apprezzato la varietà di descrizioni. L'autrice si è impegnata nel descriverci abiti ed edifici (la Torre del Tempio, ad esempio) del periodo.
Per concludere, a chi consiglio il romanzo? Se cercate una lettura impegnativa e soddisfacente, amate il Medioevo e volete approfondire il cruciale snodo storico degli inizi del '300, allora questo romanzo fa per voi. L'avvertenza è che non si tratta di un romanzo leggero. Se siete come me, cioè persone che amano più di ogni altra cosa leggere ed imparare, allora questo romanzo è assolutamente consigliato.
Un livre avec beaucoup de détails historiques qui m’ont donné envie d’en apprendre plus sur l’histoire des Templiers et le règne de Philippe Le Bel. J’ai cependant trouvé l’intrigue difficile à suivre. L’histoire s’est finalement révélée un peu décevante par rapport à ce que le récit laissait présager au début.
Il contesto storico di questo bel romanzo di Barbara Frale è quello di inizio 1300. Dopo il fallimento delle crociate, l'avamposto templare ad Oriente era quello di Cipro che svolgeva essenzialmente attività diplomatiche con i governi cristiani al fine di studiare nuove strategie per la riconquista della Terrasanta. In Occidente l'ordine svolgeva invece un ruolo di banca utilizzata dai papi e da diversi re il cui quartier generale era a Parigi nella maestosa torre che da il titolo a questo romanzo, contenente tutte le ricchezze accumulate. A dispetto del titolo però la questione templare rimane un po' sullo sfondo delle vicende narrate. Si tratta di un romanzo corale in cui compaiono una moltitudine di personaggi, tra cui anche Dante Alighieri, diversamente coinvolti nelle trame misteriose e delittuose della storia che alla fine poi si incastrano alla perfezione. Se proprio si vuole cercare un protagonista principale, lo si può certamente individuare nella figura controversa di Filippo IV che una quindicina di anni dopo rispetto ai fatti qui narrati causò la distruzione dell'ordine dei Templari. Figura molto ben delineata, così come quelle degli altri personaggi. Impeccabile la ricostruzione storica, come ci si aspettava da una cosí autorevole scrittrice.
Bourré de détails historiques comme je n’en avais encore jamais vu, l’auteur nous enivre dans une aventure des plus intrigantes dans le monde des Templiers. C’est probablement le récit le plus réaliste que j’ai lu non seulement sur les templiers, mais sur l’époque elle-même. Je lève mon chapeau à Barbara Frale. Cependant, si vous n’êtes pas amateur de détails, vous pourriez trouver certains passages un peu long. Sinon, l’intrigue vous gardera essoufflé jusqu’à la fin.
English Version
Packed with historical details the like of which I had never seen before, the author intoxicates us in a most intriguing adventure in the world of the Templars. This is probably the most realistic account I have read of not only the Templars, but of the era itself. I raise my hat to Barbara Frale. However, if you are not fond of details, you might find some passages a bit long. Otherwise, the plot will keep you breathless until the end.
Difficile da seguire, i personaggi sono buttati tra le pagine alla rinfusa, come coriandoli a Carnevale, il che rende difficile seguire una potenziale trama (non pervenuta a dire il vero) perchè si è troppo impegnati a seguire chi è o fa cosa e che relazione ha con gli altri protagonisti. Ogni capitolo sembra una storia individuale, non ho colto l'intreccio. Mollato alla metà, e mi sono dovuta impegnare ad arrivare a quel punto, non ce l'ho proprio fatta a proseguire.
Pensavo di poter leggere un romanzo storico più vicino alla realtà storica dato che l'autrice è una nota storica specializzata sui Templari. Il romanzo scorre abbastanza agevolmente ma non convince la trama.
Siamo a Parigi nel 1300, alla corte di Filippo IV in piena crisi finanziaria. Le casse statali sono allo stremo, e bisogna decidere se chiedere aiuto ai templari o invadere firenze per razziare i suoi numerosi tesori. Bonifacio chiede l’ aiuto del Vaticano e del Catalano. I templari da sempre sono sinonimo di fascino, segreti, misteri e tesori nascosti, ho voluto leggere questo libro proprio per vivere gli intrighi di Roma e Parigi ma devo dire che mi sono un po’ persa nella trama,ci sono molti personaggi che creano confusione. Si capisce molto bene che la scrittrice sa bene di cio’ che parla, che e’ un esperta di medioevo. Di solito ogni minuto che ho libero lo dedico alla lettura ma questa volta mi sono molto sforzata.
Sono poche le volte che, basandomi su titolo e grafica della copertina, il libro scelto mi è risultato poco piacevole dopo la lettura.. Ho faticato a leggerlo nonostante i libri con fatti storici siano tra i miei preferiti. A volte la ridondanza di particolari altre la confusione che mi ha reso difficile seguire i personaggi sono tra le mie motivazioni..