Grottesco romanzo su due eterni studenti alla ricerca della “verità della vita” per non invecchiare e vivere senza l’incubo del lavoro, ottimo motivo per cazzeggiare citando “Nicce e Rimbò” ad ogni piè sospinto senza concludere ovviamente nulla. Un viaggio a caccia di fantasmi nel corpo di Napoli, che si rivela una città crassa e cafona, dominata dall’eccesso e dal disordine dove contano solo i soldi e le smargiassate, il potere dei piccoli boss di umiliare i perdenti e di ostentare senza limiti al buon gusto. Mangiate pantagrueliche impossibili e affari, affari sottobanco di ogni genere, più o meno loschi se non privi di senso, come esporre i morti sigillati in un lago sotterraneo (e poi inquinare la falda acquifera…) I due studenti prendono colpi da tutte le parti, uno finisce praticamente diseredato a posteriori per condotta immorale, l’altro è costretto a dormire a casa sua nello stanzino delle scope, perché la sua stanza è riservata alla sorella e al futuro sposo, uno che lavora e farà strada. Dopo diverse disavventure finiscono per vivere in una sorta di comune insieme a un gruppo di personaggi strampalati tra cui un sedicente “Maestro” di vita, un minuscolo spiritista e la sua compagna, un enorme donnone che pensa solo a “magnà”.Lo stile ripeto è quello della commedia grottesca costantemente sopra le righe con un linguaggio infarcito di termini dialettali per aumentarne l’effetto. Divertente fino a un certo punto, finisce per stufare un po', e confesso che a tratti ho stentato a leggerlo ma riconosco l’originalità dell’idea. Tre stelle.