Era da tanto che non leggevo un super classico così toccante!
“Essere amato da una fanciulla casta, rivelarle per primo lo strano mistero
dell’amore, è certo una grande felicità, ma è la cosa più semplice del mondo.
Impadronirsi di un cuore non abituato agli assedi, è come entrare in una città aperta
e senza difese.
Ma essere veramente amati da una cortigiana, è una vittoria ben diversamente
difficile. In loro il corpo ha logorato l’anima, i sensi hanno bruciato il cuore, il vizio
ha corazzato i sentimenti. Le parole che si rivolgono loro, esse le conoscono da un
pezzo, conoscono i mezzi che si adoperano, e l’amore stesso che ispirano, esse
l’hanno venduto. Amano per mestiere, non per slancio. Sono protette dai loro calcoli
meglio di quanto una vergine non sia protetta da sua madre e dalle mura del
convento; e così hanno inventato la parola “Capriccio” per definire quegli amori non venali che si concedono di tanto in tanto come riposo, come scusa, o come consolazione: simili in questo a quegli usurai che strozzano mille persone e che credono di riscattarsi prestando una volta mille franchi a qualche povero diavolo che muore di fame, senza pretendere interessi e senza chiedere la ricevuta.
E’ il narratore che in prima persona ci racconta la storia della signora delle camelie, così come casualmente ne venne a conoscenza e come lasciò un’impronta sulla sua esistenza.
“Marguerite era bella, ma se così tanto scalpore suscita la vita stravagante di quelle donne, altrettanto poco ne suscita la loro morte. Sono stelle che tramontano così come sorsero, senza fulgore”.
Il racconto segue il filo dei ricordi del giovane Armand Duval, dopo la morte della donna, descrivendo il sentimento forte, febbrile che si impossessò di lui, dal momento in cui la vide per la prima volta, fino al momento della sua morte.
Quella della cortigiana non è una vita facile. La si sceglie per svariati motivi, come se non se ne potesse fare a meno ma logora il fisico come il cuore, ne è ben cosciente Marguerite: “ Sono stanca, insomma, di veder sempre gente che viene a chiedermi la stessa cosa, che mi offre denaro e con questo crede di essere a posto. Se quelle che intraprendono il nostro vergognoso mestiere sapessero di che cosa si tratta, preferirebbero diventare cameriere. Ma no; l’ambizione di avere vestiti, carrozze, gioielli, ci travolge; si crede a quello che si sente dire, perché la prostituzione ha una sua fede, e a poco a poco ci si logora il cuore, il corpo, la bellezza; si è irritate come bestie feroci, disprezzate come paria, circondate solo da gente che prende sempre più di quanto non dia, e un bel giorno si crepa come cani, dopo aver rovinato gli altri e se stesse”.
E Duval è per Marguerite il riscatto da una vita spenta, anche se trascorsa sotto i riflettori dei migliori teatri di Parigi, fra vestiti, pizzi, trine, carrozze e feste. Duval è per lei quel briciolo di amore che nessuno le ha mai concesso per se stessa, per la donna che rimane quando tutte le luci sono spente, per quegli occhi scintillanti di febbre, per quelle labbra che stillano gocce di sangue come fossero il prezzo da pagare per questi sprazzi d’amore rubati alla vita.
E lei stessa sa di non potersi più salvare, ma ha ancora una speranza di salvare chi ama. Sacrificarsi per il suo Amore è l’unica cosa certa e giusta che può fare. E la fa.
La sua vita dissoluta è un tendersi verso l’unico atto d’amore cosciente che la aspetta, e la salva.
Marguerite è il simbolo della bellezza, della caducità delle cose del mondo, del fiorire e dello sfiorire al tempo stesso, del Tempo che passa, della Morte che incombe. Marguerite è Vita e Morte insieme, è Bene e Male!
Il libro è un memento, alla condizione della donna, tanto spesso schiacciata dalle convenzioni sociali , dall’amor proprio, dal potere; un grido di compassione verso i reietti della società, tanto spesso lucenti in vita quanto bui un secondo dopo che abbiano chiuso gli occhi e dimenticati per sempre, una corruzione dell’animo che si espande come la peste, senza nessuna pietà per chi soffre da solo.
Struggenti le parole d’amore che l’autore riserva alla protagonista. E ancora più belle quelle rivolte a Lei, quella che tutto guarda e che sempre rimane impassibile, crogiolandosi nella sua meravigliosa Bellezza dalle mille forme: Parigi!