" Da solo tutta un'avanguardia. " - Barbara Alberti Il vizio dell’agnello è ben più subdolo di quello del lupo, cresciuto per cacciare il gregge, con i suoi denti aguzzi e il suo sguardo predatorio. L’agnello è indifeso, candido, innocente… o almeno così dovrebbe essere. Ma nella Milano di fine anni Ottanta , tra le luci abbaglianti dei cartelloni pubblicitari e gli ultimi fasti di una città che sta per affrontare la fine di un’era, può capitare che anche l’animale più docile e privo di colpa prenda il vizio di uccidere. E se c’è qualcuno in grado di guardare oltre ogni apparenza, di osservare senza pregiudizio le fortune e sfortune dell’uomo, questi è Lazzaro Santandrea . Sotto lo pseudonimo di Dottor Totem, specialista in tabù, Lazzaro riceve nel suo studio una varia umanità che lo crede cartomante, sessuologo, pranoterapeuta . Ed è qui, partendo dal caso dell’avvelenatore dei piccioni di piazza del Duomo, che ha inizio la sua nuova indagine. Ambientato in una Milano d’epoca, infestata da “compromessi, mafie, indifferenza, cani abbandonati e amici senza futuro”, teatro perfetto di trame irriverenti e ipertrofiche, Il vizio dell’agnello è la seconda meravigliosa avventura di Lazzaro Santandrea , raccontata, come sempre, dallo stile rutilante, elegante e unico di Andrea G. Pinketts. Con i contenuti speciali di Andrea G. Jackie la Squartatrice , Scerbanenco va alla guerra , Nato a teatro .
Andrea G. Pinketts nasce a Milano nel 1961 sotto il segno del leone ascendente ariete, sin da piccolo dimostra una pertinace tendenza all'insubordinazione e alle armi da fuoco, specialmente a quelle puntate contro di lui. Studi irregolari, espulsione dal liceo linguistico per avere mal-menato il preside disossandolo. A 17 anni dà prova di resistenza nella giungla urbana quando, essendo rimasto chiuso all'interno di un cinema periferico a causa di un colpo di sonno indotto da una bottiglia di whiskey tracannata durante la proiezione di "Tre contro tutti", demolisce il portone del cinema a colpi di mannaia. Dopo dodici giorni di servizio militare evade dalla caserma dei granatieri di Orvieto e, per evitare spiacevoli conseguenze, si finge psicopatico. Tra le sue attività annoveriamo: fotomodello, cacciatore di dote, istruttore di arti marziali, giornalista investigativo (premio "Una Remington per la strada" 1991). Le sue inchieste sul settimanale "Esquire" lo hanno visto di volta in volta sviluppare l'arte del trasformismo diventando negro, barbone, viado, satanista, pornodivo col nickname di "Udo Kuoio il re della frusta". Ha sempre avuto una passione sfrenata per le cattive compagnie, la letteratura, i bar equivoci, i sigari e le donne. Non necessariamente in questo ordine.
"Fatti e personaggi di questo romanzo sono puramente immaginari. I luoghi no. Ma tanto loro non si offendono."
"Ma la pioggia? Come fai ad uccidere un uomo quando piove? Non è umano. È umido. Devi essere un agnello che approfitta di un momento di debolezza del clima, per diventare lupo."
Come abbia fatto finora a stare senza Andrea G. Pinketts non ne ho idea. Se dovessi scrivere un giallo, lo farei esattamente come lui. Calembour, freddure, ironia tagliante, sigari, birre, omicidi da risolvere, una compagnia di stralunati trentenni. Cos'altro desiderare?
Siamo nella Milano dei tardi anni '80, città di pazzi e di cani, al cospetto di Lazzaro Sant'Andrea, alter-ego dell'autore, un giovane attore e giornalista che, spinto dalla noia, decide di fingersi il Dottor Totem, ossia un poco accreditato esperto in tabù. Un giorno riceverà una coppia disperata a causa del cambio d'atteggiamento della loro figlioletta, Branka. Sì, come il Fernet. C'è un piccolo problema. Branka, un tempo bambina d'oro insignita di premi, di anni, in realtà, ne ha 60 e nel frattempo in città aumenta il numero di colombi e barboni morti avvelenati. Fin dove si spingerà?
Allucinante, divertente, da non poterne più fare a meno.
Pinketts ha un modo di scrivere figlio degli anni 90 neo-postmodernisti. Di lui si apprezzano le ambientazioni al limite del ragionevole e la scrittura sbaroccata. "Il Vizio dell'Agnello" è il romanzo che lo avvicina alla letteratura, dopo un primo episodio introduttivo con buoni propositi (Lazzaro vieni fuori), e ci mostra uno scrittore di talento. Il meglio verrà dopo.
Letto parecchi anni fa perché mi è stato regalato. Non sono un grande appassionato di gialli, noir e thriller e neppure questo libro mi ha fatto impazzire.
Del poco - pochissimo - che mi è rimasto, ricordo in particolare il tono piuttosto acido e irriverente della narrazione, che però non arriva mai a sfociare nel macabro o nel nero piú cupo. Probabilmente meriterebbe una seconda possibilità. Magari potete dargliela voi.
“Già, perché Branka non era né brutta ma buona, né bella ma cattiva. E neanche bella e buona, o brutta e cattiva. Branka era buona e cattiva. Come tutti noi”
Romanzo Pubblicato nel 1994, anche questo tra noir e grottesco con protagonista: Lazzaro Santandrea, alter ego dell’ autore. Il linguaggio è originale, dissacrante. Si intuisce la profonda conoscenza della lingua e letteratura italiana dell’ autore. Gli amici di Lazzaro sono personaggi bizzarri della Milano da bere, grazie ai quali porterà a termine l’indagine. Io l’ho trovato molto divertente e originale. Confermo il colpo di fulmine del primo romanzo “Lazzaro, vieni fuori”. Leggerero’ anche il successivo. Voto 9.
Un'avventura surreale con al centro un protagonista altrettanto improbabile e "sciroccato". Sebbene la trama non sia così imprevedibile il romanzo rimane godibile e nel suo esser assurdo è piacevole. Per il resto difficile scrivere una vera e propia recensione. Il testo scorre piacevolmente lasciando al lettore alzare di tanto in tanto un sopracciglio per certe divagazioni e alcune parti che non si capisce dove vogliano andare a parare. Grottesco e irriverente ricorda a tratti il primissimo Ammanniti.
Credo uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Uno sbrodolamento continuo e sconnesso fatto di frasi ad effetto e fine padronanza della lingua italiana. Il protagonista è l'ennesimo emarginato che si sente un figo, che guarda caso è l'autoritratto poco umile dell'autore. Mi torna il fatto che a na certa Andrea Pinketts sia finito a fare il giurato a La Pupa e il Secchione.
Lettura tutto sommato scorrevole, anche se talvolta non ho capito nelle sue digressioni sono volesse andare a parare, a tratti sfocia nell’assurdo. Trama abbastanza scontata. Non mi è piaciuto particolarmente.
Terzo libro della serie e finora mio preferito. La storia gialla fa da sottofondo a una scrittura particolare, ma geniale. I personaggi uno più spassoso dell'altro
"La pazza di Corso Vittorio Emanuele, certo che la conosco, è un'altra faccia di Milano la città è malata, come forse lo sono tutte le città, ci sono speculazione, prostituzione e lotte fratricide, è banale ma ci sono....e ogni volta che la vedo me ne ricordo. Come se fosse solo lei a portare addosso il peso che sta per cadere tutto"
comprato su consiglio di un amico, visto che era il periodo che mi intrippavano i gialli all'italiana e me lo sono letto. ma non pi�� preso nulla di Pinketts :)