Ormai di thriller e affini ne ho letti così tanti che riconosco subito quando quello che ho fra le mani si rivelerà l'ennesimo mediocre da tre stelline oppure "quel thriller" che ti afferra, che ti entra dentro, che ti lascia qualcosa, che ti divora e che si fa divorare. E da cosa lo riconosco? Da tanti aspetti, dall'abilità dello scrittore nello scavare nell'animo e nella psicologia dei personaggi che crea, dai temi esplorati, dal fascino della scrittura, abile nel farti vedere, sentire, respirare ambienti, e dal fatto che la storia è raramente fine a se stessa, va oltre, oltre quello che è un corpo martoriato, un pazzo che lo fa a pezzi, un poliziotto dal passato oscuro e un'indagine. Perchè il thriller, quello vero, è un signor genere, e dice tanto sul mondo che ci circonda. L'esplorazione e il fascino del male per capire, noi e gli altri.
Ebbene, "Fiori sopra l'inferno" appartiene a questa seconda categoria di thriller. L'ho intuito subito, scottava fra le mani, insisteva per essere letto subto e le pagine sparivano velocemente una dopo l'altra, come caramelle.
C'è la bellezza di un'ambientazione suggestiva, un paesino sulle montagne friulane, chiuso in se stesso e imbiancato dalla neve e del quale la Tuti descrive, con una maestria notevole, sfumature, movimenti, elementi naturali. Tanta bellezza.
C'è una vicenda macabra, legata a un misterioso fatto del passato e a dei personaggi bambini, un po' vittime e un po' testimoni. Rosso di sangue sul bianco della neve.
C'è un assassino fra i personaggi, come piace a me. Peccato l'abbia scoperto troppo presto, perchè la Tuti commette l'errore di concedergli un po' troppa "attenzione" quando compare per la prima volta sulla scena (lo stesso errore che commise Faletti nel seppur meraviglioso "Io uccido"): insomma, ci si chiede perchè, e la risposta è che si vogliono accendere inconsciamente i riflettori su di lui, perché è lui il colpevole.
Ma c'è anche un secondo colpevole, colui che ci mette l'azione e non la mente, ma che a sua volta è vittima, della follia, dell'abbandono, dell'indifferenza.
E poi c'è lei, Teresa. Un personaggio stereotipato per certi aspetti (la detective col passato oscuro e doloroso), antipatico per altri (per la freddezza e la superiorità con la quale tratta Marini, suo collega), ma che nonostante tutto, fa breccia nel cuore del lettore. Perchè nonostante tutto è umana, perspicace, bisognosa di tanto affetto. Sa capire gli altri con una facilità disarmante, ma lei è difficilissima da capire, e solo qualche frase lascia intuire al lettore le sofferenze attraverso le quali è passata e attraverso le quali sta passando. Ti viene voglia di abbracciarla ma sai già che lei ti lancerebbe uno sguardo torvo. Insomma, la si immagina, la si pensa, la si ama. E si spera di rivederla in una seconda avventura.
Suspense, buona alternanza fra parti dialogate e descrittive, e penna magnetica fanno il resto, rendendo il romanzo un ottimo thriller che non si dimentica di certo.
Mi auguro di leggere altro di questo livello della Tuti, sperando che "Fiori sopra l'inferno" non sia stato, come spesso accade, un primo (e unico) colpo di genio.