Ammettiamolo: la realtà se ne infischia di ciò in cui crediamo. Tuttavia, le nostre convinzioni trasformano il modo in cui percepiamo il mondo. Ma dove nascono e come si diffondono le credenze? Che cosa ci porta a sostenere le idee più insolite o totalmente assurde, a scambiare per prove inossidabili semplici suggestioni, illusioni o, al massimo, ideologie e atti di fede? Perché finiamo per contraddire anche l’evidenza dei fatti? E chi coltiva le convinzioni più estreme è solo un pazzo o piuttosto una vittima della manipolazione dei social? In realtà, la tecnologia si limita ad amplificare ciò che da sempre è radicato negli esseri umani: il bisogno di dare un senso a ciò che ci circonda. Per capire come si formano le nostre convinzioni occorre allora risalire alle origini per scoprire come l’evoluzione abbia reso il cervello un sistema formidabile per la sopravvivenza della nostra specie, anche credendo a cose decisamente false. Attraverso la narrazione di alcune storie incredibili, perlustreremo le radici biologiche e psicologiche che alimentano la necessità di credere e, ricorrendo alle ricerche più recenti, scopriremo le funzioni tuttora svolte dai sistemi di credenza. Nel corso del viaggio, acquisiremo familiarità con gli strumenti dell’indagine scientifica e, imparando a valutare l’attendibilità e la veridicità delle credenze, ci abitueremo a ragionare come scienziati, diventeremo consapevoli dei nostri limiti ed errori, saremo pronti a cambiare idea di fronte a evidenze solide che ci contraddicono e a trattare con chi non vuol dare retta alla ragione. Ma, soprattutto, impareremo a coltivare l’unico vero antidoto contro il pregiudizio e la superstizione: una curiosità inesauribile.
Eccole in azione, le credenze: le troviamo in chi vede complotti ovunque o in chi compie atrocità, pensandosi nel giusto; le riconosciamo in chi cerca conforto negli extraterrestri, in medium o guru di varia origine e provenienza; le sentiamo radicate in chi crede in entità spirituali e cerca spiegazioni sovrannaturali. Perché?
Massimo Polidoro, il più celebre indagatore di misteri e smascheratore di inganni al servizio della scienza, ci conduce a esplorare uno dei bisogni più antichi dell’uomo: credere.
“Questo libro è prezioso proprio perché ci aiuta ad allenare la parte più difficile, ed esaltante, dell’imperfetta natura umana: saper dire di no alle scorciatoie mentali.” TELMO PIEVANI
“Massimo è eccellente! Riesce a capire al volo e a risolvere cose complicate, là dove gli altri solitamente falliscono.” PIERO ANGELA
“Un vero segugio. Se non siete di coloro che piangono quando gli rivelano che Babbo Natale non esiste, imparerete da Massimo Polidoro molte storie divertenti e istruttive.” UMBERTO ECO
“Massimo è riuscito a sistematizzare e a dare una direzione a un modello di pensiero, e questo non è facile. Lo ha fatto senza fronzoli. Bravo!” MARCO MALVALDI
Scrittore, giornalista e Segretario nazionale del CICAP, è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su "Focus" e numerose altre testate. È all'esordio con il suo primo thriller intitolato: "Il passato è una bestia feroce" (Piemme).
Finalmente ho finito questa lettura che per me non è stata così entusiasmante. Premetto che per me, Massimo Polidoro, è un illustrissimo scienziato pari a Piero e Alberto Angela e che il suo lavoro di divulgazioni scientifica e non sia di grande valore, ho trovato questo libro ripetitivo e un po' monotono. Ho una mente che va catturata subito, perdo facilmente la concentrazione quindi il fatto che lui, spesso, si perda nei discorsi e considerazioni non ha aiutato a farmi rimanere sempre vigile e attenta e soprattutto interessata all'argomento. Probabilmente il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che sono già abbastanza avvezza a certi argomenti e che pertanto mi è sembrato un ripasso di cose che già sapevo. Sarà, invece, un libro molto utile, seppur introduttivo, per tutti coloro che si avvicinano alle tematiche per la prima volta. Detto questo, sono d'accordo con lui sul fatto che nelle scuole andrebbe introdotta l'ora di ragionamento scientifico, di pensiero critico ecc, che permetterebbe di distinguere una notizia falsa da una vera, o più semplicemente per vivere meglio e non in balia di tutto quello che ci propinano. Quindi, lo consiglio sicuramente a chi legge per la prima volta questi argomenti, io proseguirò con le letture di Polidoro senza ombra di dubbio sperando di essere più coinvolta.
Non credo di essere l'unica persona al mondo ad aver coltivato, a lungo, questa illusione: più una persona è colta e istruita, meno sarà boccalona, credulona e potenziale vittima di truffatori, imbonitori e aizzapopolo. Già da qualche tempo questa mia idea cominciava a vacillare ma la lettura di questo libro le ha dato la mazzata finale.
Il mondo non si divide in ignoranti che si bevono tutto e intelligenti che sanno sempre selezionare le verità cristalline. Tutte e tutti noi, a prescindere dal nostro status sociale e dal nostro grado di istruzione, possiamo credere nelle più strampalate assurdità. Possiamo rifiutare la forza dei fatti, voltare le spalle al metodo scientifico e all'esperienza empirica.
Vince l'istinto, e non per caso
Questo succede per varie ragioni, a partire da quelle evoluzionistiche: per decine di migliaia di anni seguire l'istinto voleva dire sopravvivere: se senti un fruscio nel cespuglio, scagliagli contro la lancia: può essere una fiera che ti vuole sbranare (se poi è l'amico che cerca funghi, e vabè). È solo da poche centinaia di anni - cioè un battito di ciglia - che il ragionamento ha mostrato la propria forza. Il nostro cervello, i nostri geni, però, in massima parte ancora lì stanno: ad ascoltare più l'istinto che la ragione.
Purché mi facciate giocare con voi
E poi c'è un meccanismo potentissimo: quello della riprova sociale. Pur di appartenere a un gruppo, a una comunità, a una società, siamo disposti a credere quasi a qualsiasi cosa. Il condizionamento che siamo in grado di esercitare gli uni con gli altri, è straordinario. Polidoro racconta la strage di Jonestown, in cui più di novecento persone, nella Repubblica Cooperativa di Guyana si tolsero la vita, il 18 novembre del 1978, pur di non rinunciare a far parte della setta del reverendo Jones.
Le ideologie
Per decenni l'URSS ha dato ascolto a Trofyn Lisenko, un ciarlatano le cui idee sull'agricoltura erano molto in linea con la visione ideologica della realtà del partito al potere. Risultato: genetisti in Siberia e decenni di carestie, milioni di persone costrette alla fame. Si dirà: vabè, ma quella era la sottosviluppata Unione Sovietica. Forse, ma che dire degli avanzatissimi Stati Uniti, dove milioni di persone pensano, senza nessun riscontro con la realtà dei fatti, che le elezioni presidenziali del 2020 siano state una truffa? O dei ministri e delle ministre che, anche nel nostro paese, colto e istruito, hanno ricevuto un incarico di governo non per le proprie competenze - palesemente scarse - ma per l'adesione a un'ideologia, a un modo di vedere il mondo?
Perché non sono cristiano
Questo è il titolo di un libro del 1957 di Bertrand Russell in cui il filosofo e matematico sostiene senza tanti dubbi che il mondo sarebbe un posto migliore, senza le religioni (che è poi quello che più modestamente mi pare dica anche John Lennon in Imagine). Polidoro non sostiene questa tesi, ma dice che le religioni hanno avuto un ruolo davvero importante, nell'evoluzione. Sia perché colmano i vuoti, le cose che non si riescono a spiegare e però ci lasciano un po' inquieti, sia perché aiutano le persone a comportarsi bene, dal punto di vista della società. Se io credo che rubando offendo un dio che, in quanto dio, lo saprà e me la farà pagare, io non rubo, anche se ho la certezza che nessuno dei miei simili mi possa beccare. In più, la tendenza a credere a uno o più dei sembra insopprimibile, scrive Polidoro. Basti pensare a dove - di nuovo, si veda l'URSS - si è cercato di imporre l'ateismo (con il risultato che adesso a Mosca comanda un criminale che giustifica i peggiori orrori dicendo che dio è dalla sua parte).
Dannati termometri
Tra le credenze di cui si occupa Polidoro c'è anche quella che riguarda il cambiamento climatico e cioè la credenza che non esista, che non sia vero niente. La spinta a credere a cose infondate piuttosto che a quelle che si basano sui fatti, secondo l'autore, deriva dalla nostra incapacità (prima ancora che mancanza di volontà) di pensare a un modo diverso di vivere. La resistenza al cambiamento è tale da portare molte persone a rifiutare i fatti - tanti, incontrovertibili - che documentano l'esistenza di una crisi climatica e la sua causa nelle attività degli esseri umani.
Come ne usciamo?
Polidoro non ha la ricetta, ma offre tanti spunti interessanti. Verso la fine del libro c'è un elenco di cose utili da fare, quando ci si confronta con qualcuno che sostiene delle credenze un po' strampalate. Una delle più efficaci è predisporsi all'ascolto, per diverse ragioni. La prima è perché solo ascoltando si può capire come la persona con cui parliamo è arrivata a sostenere ciò che ci turba. La seconda è un banale ma cruciale principo di reciprocità: ascolta, se vuoi essere ascoltato. La terza è l'evitare come la peste un errore capitale: l'assumere il ruolo di chi vuole spiegare, di chi possiede la verità. Perché, nel caso non si fosse ancora capito, non è che da un lato ci sono gli sgamati, dall'altro i creduloni. Siamo tutti creduloni e, nel giusto contesto, siamo tutti capaci di credere nelle cose più assurde.
Bravo Polidoro, un attento osservatore e divulgatore dello sviluppo scientifico soprattutto nel campo dell'antropologia e della biologia evoluzionista, che è arrivata oggi a confutare determinate sensazionali ipotesi: la religione non sembra essere in realtà un "virus della mente" come aveva sostenuto Dawkins ma una necessità evolutiva (per spiegare questo concetto l'autore cita il saggio di Telmo Pievani "Nati per credere"). Anche se non è detto che sia ancora utile, ciò che è stato utile in passato alla sopravvivenza della specie non è detto che lo sia anche in futuro: sta di fatto che la tendenza alla creduloneria della nostra specie spiegata come necessità evolutiva (ingigantire automaticamente nella propria mente un pericolo o vederlo dove non esiste, per chi deve sopravvivere nella foresta, è una buona assicurazione sulla vita) interessa all'Autore perché spiega anche il successo di maghi, truffatori, imbonitori e anche dei grandi illusionisti che sono tanto bravi prestigiatori quanto grandi psicologi: conoscono questi meccanismi della mente e li sfruttano per stupire il pubblico, e talvolta fargli credere di possedere realmente poteri paranormali (Gustavo Rol e Uri Geller fra i più celebri). Fra l'altro (aggiungo io anche se non si trova nel libro) lo stesso meccanismo è spiegato in modo geniale da R.A.Heinlein in "Straniero in terra straniera": il marziano Valentine Michael Smith protagonista del romanzo possiede veramente dei poteri che sulla terra sono qualificabili come paranormali (il più divertente fare sparire gli oggetti mandandoli nella dimensione "perpendicolare" a quelle percepite dagli umani), ma quando si trova in fuga e si traveste da prestigiatore da circo non riesce a stupire il pubblico perché gli manca l'elemento fondamentale dell'illusionista: pur possedendo reali poteri, non ha il carisma! E notoriamente il carisma non esiste, è un imbroglio a cui gli uomini credono perché ci vogliono credere... fintanto che non svanisce all'improvviso (pensiamo a Mussolini o Berlusconi) chi era sugli altari finisce nella polvere e ci rivolgiamo a qualche nuovo capo o qualche nuovo imbonitore, del tutto immemori di essere stati a lungo truffati da un altra persona fino a poco tempo prima.
Trattare la tematica dei complotti, per quanto vari, bizzarri e ignoranti possano essere, non è sicuramente facile, dal momento che si registra giorno dopo giorno un fiorire di panzane in costante aumento, dalla Terra piatta ai Rettiliani, dalle scie chimiche a QAnon. Però dal segretario nazionale del CICAP ci si aspetta che affronti questa impresa nel migliore dei modi. Epperò il migliore dei modi, a mio parere, non è trasformare un saggio in un collage di citazioni di altri studiosi che hanno dibattuto sul tema. Sì, perché ciò che distingue un buon saggio da una buona tesina da studenti è che il primo dovrebbe prevalentemente mostrare ai suoi lettori il frutto delle proprie ricerche, del proprio lavoro, non il frutto del lavoro altrui. A uno studente preme dimostrare di essersi informato su un determinato tema e di avere assimilato le varie fonti autorevoli che l'hanno già sviscerato. Un autore "autorevole", invece, apporta qualcosa di nuovo su quel determinato tema, tanto da consegnare alla posterità un nuovo strumento di riflessione e dibattito. Qui, forse l'unico capitolo scritto in questo senso è l'ultimo. Un po' riduttivo per un divulgatore scientifico che ha deciso di spendere tutta la sua immagine nel culto indiscutibile del metodo scientifico, e che oltretutto cade nella trappola della religione. Allorquando si pretende di affrontare tematiche religiose ponendole sullo stesso piano delle scie chimiche, si dimostra di essere andati inevitabilmente fuori strada. La religione, qualsiasi tra quelle esistenti, non ha alcun bisogno di farsi riconoscere dal metodo scientifico: vive su un altro pianeta e si nutre di un diverso universo valoriale. Se il volume si fosse concentrato esclusivamente sui metodi scientificamente inappuntabili per sbufalare le fake news o su come affrontarle nella vita quotidiana, sarebbe stato molto meglio. E meglio ancora sarebbe stato ridurre il numero di citazioni, che non sempre conferiscono autorevolezza a un libro, soprattutto quando sono numericamente eccessive e ridondanti.
Un libro quanto mai necessario, da leggere e far leggere per capire in modo semplicissimo come funziona la nostra mente di fronte a storie, notizie, credenze, quotidianità, complotti ed evitare le trappole. Anche a chi ha letto molti dei libri citati e conosce gli argomenti, il libro offre spunti e strumenti ulteriori
Massimo Polidoro non mi delude mai e ho tanto da imparare da lui. In questo libro parte dall'evoluzione, spiegando un po' la storia delle cospirazioni. Si trovano buoni consigli su come approcciare lo zio complottista, e infine una visione interessante sul senso della vita. Consiglio questo e tutti i libri di Massimo Polidoro.
Un viaggio nella mente umana, alla ricerca di una spiegazione sul perché siamo portati a credere. Il punto di arrivo è forse la parte più interessante di tutto il libro.
Prosa tecnica tuttavia accessibile, a volte mi son sentita sopraffatta da sovrabbondanza di dati e statistiche ma le spiegazioni che li seguivano mi hanno sempre catturata con ingegno narrativo.