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Pierre-Jules Renard or Jules Renard (February 22, 1864- May 22, 1910) was a French author and member of the Académie Goncourt, most famous for the works Poil de Carotte (Carrot hair) (1894) and Les Histoires Naturelles (Natural Histories) (1896). Among his other works are Le Plaisir de rompre (The Pleasure of Breaking) (1898) and Huit jours à la campagne (Eight Days in the Countryside) (1906).
Bouvard e Pecuchet hanno compiuto poco più di dieci anni, quando Renard appare con il suo scroccone. E impostore, e parassita, e profittatore. E anche abietto, lucido, pusillanime, inetto, come suggerisce Alfredo Giuliani nella postfazione. Flaubert è di nuovo presente nel personaggio di Madame Vernet, che echeggia la sua madame ben più celebre. E sempre Giuliani indica agganci con Queneau. Io aggiungerei Alberto Arbasino, che sono sicuro è un fan di questo Renard. Insomma, s’è delineata una famiglia letteraria di tutto rispetto, con la quale mi sento proprio a casa. E se “Bouvard e Pecuchet” è un capolavoro, questo Scroccone, tutto scritto al presente indicativo, con dialoghi esilaranti, diviso in cinquantacinque agili capitoletti (per meno di duecento pagine), è un gran bel libro, un vero spasso.
Henri de Toulouse-Lautrec, Gita in campagna, 1897, litografia. Copertina della prima edizioni Adelphi.
Henri, il narratore, si spaccia per letterato. Vorrebbe esserlo, forse in qualche modo lo è quando sul momento inventa poesie: ma comunque, fa credere di essere molto più di quanto in verità sia. È un mitomane per scelta e ragionamento: inventa conoscenze, frequentazioni, citazioni, situazioni mondane, articoli e opere che non ha mai scritto, per far credere alle sue vittime di essere molto più importante, e colto, e letterato, di quanto in realtà sia. Perché lo fa? Presto detto: per scroccare. Scroccare pasti, vacanze, alloggio, sostentamento. Forse anche calore umano, ma in questo caso ho qualche dubbio. È un professionista dello scrocco: vivere a ufo è la sua specialità, e abilità, è la sua professione. Lo faceva prima di conoscere i Vernet, medio borghesi che sa magnificamente abbindolare, e lo fa dopo averli abbandonati prima che nascano problemi sgradevoli (ha tentato di stuprare la giovane Vernet, dopo aver sedotto la di lei madre).
Édouard Vuillard: L’atelier o Il pretendente, 1893. Smith College Museum of Art, Northampton (MA). Copertina della seconda edizione Adelphi.
Epperò, questo Henri di letteratura vive: già un recensore dell’epoca, Marcel Schwob (aggiunto all’edizione), scrisse: Lo Scroccone è un giovane dal cervello popolato di letteratura… Può guardare il mare quanto vuole, non sarà mai al livello del mare. Se ama, si ricorda degli amori letterari. Se stupra, si stupisce di non stuprare come nella letteratura. La sua testa è piena di fantasmi.
Henri è anche un uomo senza opinioni, men che meno qualità: ma con ferme intenzioni, e abbondanza di parole. Le sue opinioni sono opinioni altrui, è pronto a cambiarle in qualsiasi momento per evitare problemi e attriti, per andare incontro a quella più corrente e più vincente, più accreditata. Con ragguardevole opportunismo, modella la sua opinione a seconda delle persone con cui sta parlando, per poter essere d’accordo con tutti (ma soprattutto con quelli che contano), e non essere in disaccordo con nessuno (ma soprattutto con quelli che contano).
George Grosz: Ecce homo.
E, comunque, le menzogne di Henri non sono forse quintessenza di letteratura, essendo la finzione alla base di ogni narrazione? E, comunque, non è forse apprezzabile abilità quella di saper mentire continuando a mentire, ricordandosi le proprie menzogne senza contraddirsi e correre il rischio d’essere sbugiardato? Se non altro, segno di memoria di ferro. E comunque, l’abilità di Henri non fa forse di lui un seduttore, figura letteraria tra le più affascinanti?
Poi, volendo, si potrebbe dire che Henri non è nulla di tutto ciò, che in fondo fa bene, che i Vernet sono così ignoranti e tontoloni da meritarsi che lui approfitti di quella che è più corretto definire imbecillità che generosità, in quanto fatta di vuota, ridicola, pedante, credulona, salottiera, falsa, ipocrita, stolta voglia di essere, ma anche solo sentirsi, migliori di quel che sono (classico esempio di wishful thinking).
Felice Casorati: Il sogno del melograno,1912.
Ma direi che i divertentissimi strali di Renard colpiscono (e affondano) sia i Vernet che Renard, una satira sociale sferzante feroce e crudele.
Renard costruisce la sua parodia impregnata d’umor tagliente su un gioco vertiginoso di rimandi, citazioni e riferimenti letterari di tutto rispetto: Balzac, Stendhal, Flaubert, Zola, e altri a men poco noti.
Un momento del film “Madame Bovary” di Sophie Bartes, 2014. Mia Wasikowska è la protagonista.
O Pendura, de Jules Renard [L'écornifleur (1892)]. Tradução de Aníbal Fernandes.
Henri, alter ego de Renard, é um parasita, e sabe-o. A Monsieur Vernet suga-lhe dinheiro, cama, comida, férias à beira-mar. Não se ficando por aí, ainda lhe seduz a esposa, arrastando-a para jogos de um «amor grisalho» não rematados, e inicia-lhe a sobrinha nos prazeres carnais.
Narrada em capítulos curtos, com uma prosa lacónica, «O Pendura» é uma obra plena de humor, ironia e cinismo. Excelentemente escrita por Renard, brilhantemente traduzida e apresentada por Aníbal Fernandes.
«Os meus amigos deram-me o que tinham de melhor. Estão na boa altura de eu os meter em memórias.»
«Se me dão respostas parvas é porque eu talvez faça perguntas parvas.»
«Madame Vernet: Que coisa tonta chorar assim, sem saber porquê. Henri: Sabendo porquê ainda mais tonta seria.»
---- Apparently, this brilliant novel by Jules Renard was translated into English as "The Sponger" a few decades ago. You should try to check it out.
Un affabulatore irresistibile, che si traveste con l’illusione dell’artista tormentato per celare la propria pigrizia, trasforma la vita in arte per sedurre e farsi mantenere da una famiglia borghese
Une écriture magnifique, soignée, stylée, d'une grande poésie . J'ai encore préféré le deuxième récit Les Cloportes à l'Ecornifleur , une fable terrible sur la condition paysanne et les préjugés bourgeois dans nos arrières pays d'il n'y a pas un siècle. Et quelles symphonies pastorales pendant que la dure vie des femmes et des hommes non-rentiers s'écoule !
"Een uitvreter" ("L'écornifleur") is een parel voor de boekenkast van de liefhebber van de Franse literatuur uit tweede helft van de negentiende eeuw. En dan te bedenken dat Jules Renard bij het schrijven ervan pas 26 jaar oud was...
"The Sponger" foregrounds the sort of character that has often slunk through the pages of greater and more ambitious novels, a character type that, to my knowledge, has not previously been awarded his own sustained spotlight anywhere else in the world of quality books. Henri, the titular parasite, sets out to take advantage of the bourgeois sympathy towards and incomprehension of poetic types. The novel is his account, peppered with irritating crocodile tears, of his total infiltration of the Vernet household.
Often, "The Sponger" tickles with strange, dry descriptions such as, "His cigarette keeps going out. He relights it. It dies again. It is a struggle, and he appears to be eating matches." Or, "M. Vernet spoke of his cellar. Since there was wine in it, I considered that natural." Renard's prose is crisp and efficient without being frivolous or hasty.
But the story is uni-polar and Henri gets a bit tiresome, especially with his stalling and hand-wringing. His "scruples" were probably meant to give him depth; but they were so forced that they have almost the opposite effect.
This was a singular portrait and a decent read. I'll enjoy holding this character in my memory to serve as an extra in the background of other novels and plays from the period.
Renard's thoroughly enjoyable satire on bohemians and the bourgeoisie is written with wit, economy and a few happy nods to Madame Bovary. Still, jolly predictability with which the eponymous "sponger" continually takes advantage of his friends is often marred by self-loathing and quickly-forgotten remorse, which ruins the fun a bit. With enjoyable illustrations and passages like "Her complexion is of the kind peculiar to certain very constipated young girls," we want to be enjoying ourselves, not feeling the protagonist's moral shame.