Alla presentazione del libro di David Quammen, Senza Respiro, Adelphi Edizioni, che si è tenuto il 24 novembre 2022 al Teatro Troisi di Roma, Chiara Valerio ha menzionato questo libro, La tribù degli alberi di Stefano Mancuso.
In modo allegorico, Stefano Mancuso ci presenta il mondo degli alberi, che sono minacciati dall’uomo e dai cambiamenti climatici.
Con estrema delicatezza e sensibilità, Mancuso traduce con emozioni umane il dolore degli alberi, invitando il lettore alla compartecipazione
“Pino aveva trascorso una notte insonne, e la fatica accumulata nel viaggio e nella terribile esperienza dell’incendio stavano in qualche maniera chiedendo il conto, facendolo sragionare.
«Forse hai ragione, Laurin, non so cosa mi sta accadendo. Dico cose senza senso. Scusami, non mi sento ehmm… in forma».
«Hai bisogno di riposare per recuperare le forze e la lucidità. Non c’è nulla di cui preoccuparsi».
Lo speravo davvero. Nell’incendio, Pino aveva perso molti dei suoi amici. Li aveva visti bruciare senza che potesse fare nulla per aiutarli. Mi chiedevo come ci si potesse sentire dopo un evento del genere, quindi unii le mie radici alle sue per capire cosa provasse. Si trattava di una forma di partecipazione, possibile ma raramente praticata tranne da pochi compagni addestrati a questi compiti.”
Se solo anche noi provassimo a immergerci nel sentire universale di tutti gli esseri viventi, non faremmo più alcun atto contro la Vita:
“Nel momento stesso in cui le mie radici si unirono a quelle di Pino, tutto il suo dolore, le immagini di ciò che aveva vissuto, il suo senso di colpa per quello che avrebbe potuto fare e per il semplice fatto di essere sopravvissuto, mi colpirono con una potenza tale che dovetti ricorrere a ogni mia particella di forza per sopportarlo. Provare per intero l’intensità di un dolore non tuo – condividerlo – è roba da santi. E io non lo ero. Resistetti per pochi secondi, poi ritirai le radici.
Pino mi sorrise: «Grazie amico mio. Ora capisci?»
Lo accarezzai dolcemente e mi allontanai, incapace di rivolgergli una sola parola.”
Quello che l’uomo ancora fatica a capire è che a non sopravvivere alle catastrofi naturali sarà solo il genere umano:
“I millenni passeranno, la catastrofe climatica farà le sue vittime e finalmente tutto si stabilizzerà su un nuovo equilibrio, diverso da quello attuale. Gli esseri dannosi saranno diventati un’altra cosa e noi compagni saremo sempre qui. Questo è ciò che accadrà, e che io dia o non dia il consenso ad avere centinaia di nuovi vicini, non cambierà di uno iota la storia che vi ho raccontato.”