All'inizio, solo dal titolo, pensavo che in questo libro Annalena Benini parlasse solo di sé.
In realtà, non parla solo di sé ma anche della sua omonima Annalena Tonelli, sua lontana parente.
Il 5 ottobre ricorreranno i trent'anni dalla morte. Annalena Tonelli, missionaria italiana cattolica, consacrò tutta la sua vita al servizio degli ultimi in Kenya e Somalia. Fuena trucidata da un commando nel 2003.
“Annalena avrebbe voluto lasciare l’università prima della laurea: desiderava partire per l’India, innamorata degli ultimi della terra, che ha chiamato sempre «i brandelli di umanità ferita». I poveri, i malati, i disabili, i bambini che nessuno vuole, che nessuno ha mai tenuto in braccio e accarezzato.”
Emerge il profilo di una donna che con la forza dell'amore è riuscita a dare un senso alla Storia piena di orrori, così come lo ha fatto Simone Weil, Etty Hillesum
“Simone Weil e Etty Hillesum sono morte entrambe nel 1943: l’anno in cui è nata Annalena. Simone Weil è morta a trentaquattro anni, ad agosto, nel sanatorio di Ashford in Inghilterra, per le conseguenze della tubercolosi e delle privazioni che si imponeva. Etty Hillesum è morta in autunno, ad Auschwitz, a ventinove anni, dopo essere stata caricata con i suoi genitori e uno dei fratelli sul treno che ogni settimana dal campo di transito di Westerbork, in Olanda, partiva per la Polonia e per lo sterminio. Lo stesso treno di Anne Frank. Da quel treno Etty Hillesum gridò, sforzandosi di sembrare allegra: mi aspetterete? Era l’inizio di settembre. Nella primavera di quell’anno mostruoso nella storia del Novecento è nata Annalena, a Forlí.”
Destini incrociati nel tempo, una testimonianza sempre viva per noi che abbiamo ancora bisogno di testimoni per ravvivare la nostra fede (per chi crede, come me) o per recuperare la nostra umanità (per chi non crede):
“Lei scriveva lettere con il fuoco, e non riusciva a capacitarsi che di quel fuoco restassero solo le braci.
C’è la frustrazione di non essere capita, il sospetto che anche le persone piú amate non riescano ad avere a che fare troppo da vicino con il senso di sparizione dall’esistenza in nome degli ultimi. Ma soprattutto, con il suo senso del lavoro.”
Una lettura che fa riflettere e che spinge a rivedere le priorità della propria vita
“Annalena ha sopportato pesi giganteschi, ma mai nemmeno un minuto di una vita per lei insopportabile. Per farlo, ripeteva spesso, si è liberata di sé stessa. Ha speso sé stessa fino a liberarsene. E in quel preciso momento ha affermato sé stessa in un modo assoluto che nessuno ha potuto scalfire.
Una parola è morta
quando è pronunciata,
cosí dice qualcuno.
Io dico invece
che incomincia a vivere
proprio quel giorno.”