3,5 stelline per onestà con la fatica che ho fatto nella lettura.
Fatica legata alla lunghezza del libro e alla mia capacità di concentrazione.
Sono confusa sul genere del libro (non che sia importante trovarne uno). Pensavo fosse un saggio prima di prenderlo in mano, poco informata. Ci sono dati e numeri sì, ma c'è anche molto di personale, emotivo, passionale.
Forse la soluzione ibrida consente di arrivare a più persone. Sia a quelle che si fanno convincere dai numeri. Sia a quelle che si fanno convincere dalle emozioni.
Lascio aperta la recensione (volutamente senza punto) con una serie di citazioni che mi hanno colpito
I beiradeiros possono svegliarsi la mattina con la voglia di pescare e andare a pescare. Possono cambiare idea e, invece di pescare per un giorno, andare avanti per dieci. Possono curare il loro campo, oppure decidere di fare altro, anche di non fare nulla, e lasciare tutto per il giorno dopo. Possono abitare per anni su un’ansa del fiume e, per qualche motivo o per semplice desiderio, decidere di crearsi un casa su un’altra riva. Possono anche scegliere di prestare la propria manodopera a qualche fazendeiro, nel caso abbiano bisogno di denaro, per poi lasciare l’incarico non appena hanno raggiunto il loro obiettivo. La vita è vivere, non accumulare. Come natura nella natura, non manca loro nulla di essenziale.
(...) i tre misero a disposizione la cosa più preziosa e delicata in una vita umana, il loro tempo. (...) Diventammo una poesia, come nella Quadrilha di Carlos Drummond de Andrde. Joao che amava Teresa che amava Raimundo che amava Maria… Cambiammo soltanto il verbo “amare” con il verbo “ascoltare”. Senza mai dimenticare che ascoltare è anche una forma di amore.
Credo nei poeti, non nei martiri. La resistenza contro Belo Monte ha prodotto almeno un poeta dello Xingu. Il paesino di Santo Antonio, luogo di origine di Elio Alves da Silva è stato spazzato via. è diventato un posto fantasma e ha prodotto morti viventi. Elio si è ammalato. è diventato un pescatore senza fiume. Si è scoperto poeta ritrovandosi smarrito in brutale solitudine dopo la diaspora. Si è scoperto poeta sentendo l’urgenza di tornare sullo Xingu che aveva perduto per ascoltare il lamento dell’aramo, un uccello dal canto triste. Elio aveva bisogno di unire quella tristezza alla sua. E allora, all’improvviso, come dice lui stesso: “la storia volle manifestarsi”. E ha composto la sua prima poesia. L’ha scritta con la voce, nella sua memoria, perchè è un uomo alfabetizzato in fiumi, non in lettere.
La poesia è di quelle che affrontano l’indicibile. La violenza prodotta da Belo Monte era stata, per lui, fino allora l’indicibile. Per poterla dire, lui era diventato poeta. Eravamo sulla riva del fiume e davanti a noi si delineava il macabro paesaggio disegnato da Belo Monte. Una scena in cui gli alberi annegati muoiono lentamente e i loro rami nudi e scheletrici sporgono come dita accusatrici. Anche quando il sole amazzonico splende, onnipresente, riusciamo a vedere il grigio dietro l’azzurro del cielo. In quel paesaggio, Elio mi ha spiegato che da solo lui conta come uno e chi conta solo come uno non conta, sotto diversi aspetti. Per contare, sotto diversi aspetti, appunto, bisogna stare insieme: “Da solo, non posso fare niente. Ma se esco e chiamo un altro, saremo io più uno. E questo poi ne chiama un altro. E allora siamo io più uno più uno… più…”.
La formulazione politico-poetica io+1+ è diventata l’equazione della resistenza dei movimenti che si sono sviluppati negli anni successivi fuori dal Brasile.
Che cosa vede il vecchio Arawete? Da ignorante, io so solo ciò che vedo.
Avrei voluto che noi bianchi non lo avessimo mai accostato. Che nessun popolo originario ci avesse conosciuto. Nel film Xingu di Cao Hamburger, il personaggio dell’antropologo Claudio Villas Boas, che tenta di “salvare” gli indigeni, dice: “C’è sempre qualcosa che muore in loro ogni volta che noi li avviciniamo”. Mi viene in mente anche un’altra frase, che è il titolo di una fondamentale opera dell’antropologo Jorge Pozzobon, Voces, brancos, nao tem alma - Voi bianchi non avete anima.
Li abbiamo avvicinati. E ogni volta che li avviciniamo provochiamo sterminio. Come i peggiori alieni della fiction, siamo sbarcati e li abbiamo uccisi in vari modi. E non abbiamo imparato niente, perchè continuiamo a sterminarli.
Siamo ancora in gran parte gli stessi che provocarono il primo genocidio nel 1500. La Costituzione del 1988, che ha assicurato la protezione dei popoli originiari, viene attaccata da tutti i fronti. E subisce quotidianamente il peggiore degli attacchi, quello di non essere rispettata. I bianchi non mantengono la parola. Hanno le lettere per scrivere le leggi, ma non le rispettano.
Non so cosa vede il vecchio Arawete. So cosa vedo io. Davanti a me c’è una persona che, da sola, è un mondo. Qualcuno che non dovrebbe star lì. E tutto quello che abbiamo da offirgli sono sedie di plastica rossa e parole disincarnate.
Il vecchio Arawete prende una specie di sigaro lungo. Lo accende. Scende con difficoltà le scale del centro congressi. Scompare nella città che odora di fogna.
Esco da lì e sono un mostro.
Esiste ciò che vediamo, che è quasi nulla; esiste ciò che sappiamo che esiste perchè qualcuno l’ha cercato, che è un qualcosa in più, ma anche così è quasi nulla. Ed esiste ciò che non sappiamo che esiste, che è quasi tutto.
Guimaraes Rosa, il più immaginifico degli scrittori del canone brasiliano, ha scritto: “Lo scorrere della vita confonde tutto, la vita è così: accende e raffredda, stringe e poi allenta, calma e poi inquieta. Quello che essa vuole dalla gente è coraggio”.
Il laboratorio di estrema destra in Brasile ha sterminato perlomeno 2 miliardi di alberi, il numero di scimmie morte o ferite può essere vicino ai 4 milioni, la quantità di uccelli che hanno perso i propri nidi, i propri habitat o la propria vita può aver raggiunto quasi 90 milioni. Persone-alberi, persone-scimmie, persone-uccelli. Sono olocausti, sono grida, sangue, ossa, penne, code, tronchi, zampe, fluidi.
Mi convinco sempre più di quanto sia valida la formula io+1+ . In tante cose in cui mi sento piccola e inadatta, verbalizzare la mia difficoltà e le mie perplessità mi fa scoprire persone disposte al confronto e ad aiutarmi, senza che a volte neanche se ne accorgano.
In questo nulla cosmico che siamo come individui con la nostra vita, la possibilità e i modi di manifestarsi del +1+ (attraverso amici, persone a lavoro, famigliari, incontri casuali) è una delle principali cose che mi tiene leggera e mi fa campare