Ciudad Juárez, Mexique, État de Chihuahua, à la frontière avec les États-Unis. Depuis 1993, près de quatre cents femmes ont été assassinées et on compte, aujourd?hui encore, plus de cinq cents disparues. Pourtant, dix ans après la découverte du corps de la première victime, et malgré l?arrestation de dix-huit suspects, les autorités n?ont toujours pas identifié les responsables de ces meurtres. Pis encore, les crimes continuent au rythme infernal de deux victimes par mois, et Ciudad Juárez est aujourd?hui considérée comme la capitale mondiale du « féminicide ». Marc Fernandez et Jean-Christophe Rampal ont mené l'enquête au c½ur de cette ville qui tue, à la rencontre des principaux protagonistes de l'affaire - flics douteux, avocats téméraires, boucs émissaires torturés pour avouer des crimes qu'ils n'ont pas commis, familles de victimes et femmes d'honneur.... Ils reviennent sur les différentes pistes, des plus folles aux plus scientifiques, d'un dossier hélas loin d'être fermé. Car si aujourd'hui les criminels restent introuvables, une chose est certaine : les assassinats de Ciudad Juárez rendent compte de la perversité de cette ville-frontière, royaume de la drogue et de la corruption, véritable laboratoire de la mondialisation sauvage.
A Ciudad Juarez (chiamata dai messicani “la città delle donne morte”) dal 1993 centinaia di donne (tra i 12 e i 20 anni, ma tra loro ci sono anche bambine) sono state rapite, torturate, stuprate, uccise e sepolte nel deserto. Gli omicidi continuano ancora oggi nell’indifferenza generale di autorità e polizia. Il libro ripercorre le tappe dell’inchiesta (se così la possiamo definire). Lettura dolorosa, ma necessaria: l’indifferenza è una malattia contagiosa.
Dice lo scrittore e poeta francese Charles Péguy: C'è qualcosa di peggio che avere un'anima cattiva e anche farsi un'anima cattiva: è avere un'anima bell'e fatta. C'è qualcosa di peggio che avere un'anima perversa: è avere un'anima di tutti i giorni.
al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, dalla parte messicana vicino El Paso, c'è un luogo tristemente noto per il fatto di avere in pratica inventato il termine femminicidio, molti libri ne hanno parlato, Sergio González Rodríguez in Ossa nel deserto e Roberto Bolaño in 2666 La Parte dei delitti, praticamente ne hanno scritto in contemporanea, visto che si conoscevano è possibile che ne avessero concordato l'ottica, questo ricalca lo stile giornalistico dei precedenti e riassume quello che già abbiamo letto, purtroppo le cause rimangono ipotetiche, le Maquiladoras e il Narcotraffico, ma sicuramente la connivenza con le forze dell'ordine da parte degli assassini diviene ogni giorno più evidente, non è proprio possibile essere così inetti se non si ha un motivo per farlo non essendoci ulteriori aggiunte ai due libri più famosi questo qui ha dalla sua solo il fatto di essere un tantino più recente, ma i fatti sono gli stessi, le conclusioni anche e la fine dei reati al di là da vedersi il tono è meno ispirato, più sensazionalistico (le poverette sono sempre "brutalmente assassinate" come se, in alternativa, si potesse assassinare con dolcezza) questo è un reportage, non un'opera letteraria e come tale non aggiunge nulla a narrazioni meglio strutturate o più avvincenti, resta solo la sensazione di profonda ingiustizia per il fatto che noti assassini vadano in giro indisturbati mentre le poverette che giungono in quel posto di frontiera col miraggio di un lavoro e un pochino di soldi spariscono ogni giorno nell'indifferenza del mondo