Un lavoro estremamente particolare, a tratti febbrile. La storia parrebbe semplice, soprattutto nei primi capitoli, solo per complicarsi successivamente, sino a perdere completamente la comprensione di cosa sta accadendo e soprattutto di chi sia il narratore. L'autrice riesce a raccontare una storia dolce, del desiderio di una bambina di rivedere suo fratello, mantenendo sullo sfondo ed intrecciando solo alle volte temi molto importanti, come la pazzia, l'adolescenza e il razzismo. L'influsso di Stephen King è sicuramente riscontrabile soprattutto negli ultimi capitoli, dove la storia inizia a confondersi con la realtà e l'immaginazione, per concludersi lasciando estremi dubbi e confusione al lettore, in una maniera simile a quella del maestro dell'orrore.
Una buona opera che però non trasmette un messaggio mirato, in gran parte a causa della conclusione, posta come una differenza tra ciò che è reale e ciò che è immaginifico soprattutto per uno scrittore e per quello che rimarrà di esso. Un messaggio estremamente interessante e suggestivo, che però si viene a scontrare duramente con la storia principale, ovvero il desiderio di una ragazzina di poter rivedere suo fratello. Cozzano decisamente questi due momenti del libro, congedando il lettore con un gusto amaro, che non gli fa comprendere interamente cosa dev'essere accaduto realmente. Scenari e momenti della vita adolescenziale riprodotti con grande maestria, così come le ambientazioni e le situazioni di razzismo che avvengono durante il libro, frutto di una conoscenza importante dell'argomento. In definitiva una buona opera, che però manca di un messaggio diretto, che lasci davvero qualcosa a chi sta leggendo in quanto, in questo modo, quello che resta è solo confusione e non mistero.