Questa recensione non parte dal libro, ma poi alla fine ci arriva, spero.
Diversi anni fa, era il periodo universitario, ero fuori con una ragazza e ci eravamo sistemati su una panchina, quando un senzatetto, un giovane che avrà avuto trenta/trentacinque anni, si era avvicinato e aveva attaccato bottone. Non so per quale motivo avesse scelto noi, forse perché aveva visto questa giovane coppia seduta su una panchina, ma aveva iniziato a raccontarci la sua storia. E non ricordo tutti i dettagli, anche perché in quel momento ero piuttosto impegnato a cercare un modo per chiudere velocemente la "chiacchierata" e abbandonare la panchina - non aveva una faccia molto rassicurante, questo senzatetto qui, potete starne sicuri. In effetti la sua storia, riassunta brevemente, era più o meno questa: una decina di anni prima, su in Francia, era finito in carcere dopo che aveva accoltellato un tipo che gli aveva portato via la donna. Dopo essere uscito di prigione si era ritrovato senza moglie, né casa, né lavoro ed era stato costretto a tornare qui in Italia, dove era diventato a tutti gli effetti un barbone. Di come fosse finito a Bologna non me lo ricordo, o forse neanche ce l'ha detto, anche perché il suo racconto era diventato piuttosto confuso e incentrato sul suo livore verso quella donna e su come si fosse fatta portar via da un altro.
Qui finisce l'aneddoto, ora c'è la parte del libro.
Jean-Claude Izzo io non lo conoscevo per niente, neanche mai sentito nominare proprio, e questo libro qui, "Il sole dei morenti", l'ho preso completamente a caso fra i libri usati di una libreria qui vicino, senza neppure leggere la trama. Questo libro, che solo quando l'ho chiuso mi ha fatto tornare in mente quella scena vissuta in prima persona, racconta più o meno la stessa cosa. Inizia raccontando della vita di questo senzatetto in giro per la Francia, delle sue giornate e dei suoi "compagni di strada" con cui condivide povertà, bevute e il freddo gelido del nord della Francia. Ma pian piano è la sua storia precedente, quello che è accaduto prima del suo diventare un senzatetto, che prende la scena: di come fosse sposato, con un figlio, e di come lentamente avesse visto portarsi via la propria donna e il proprio lavoro, fino a concludere la sua parabola in mezzo alla strada. Da qui la sua continua ricerca di quello che è stato, prima cercando nuovamente un rapporto con la moglie - persona che disprezza più di ogni altra, ma da cui non riesce a separarsi, in una sorta di delirio che lo segue costantemente - e con il figlio che neanche lo vuole riconoscere, quindi scavando ancora più indietro nel tempo, alla ricerca di ragazze conquistate in una sempre più lontana gioventù. Si trascina così fino al sud della Francia, giù fino a Lione e poi Marsiglia, alla ricerca di una persona che oramai è solo un ricordo, condividendo il suo viaggio e le sue permanenze nelle varie città con persone che esattamente come lui hanno perso qualcosa, e spesso anche di più di lui. Sono infatti quelle che vengono etichettate, spesso dispregiativamente da una Francia non molto dissimile dal nostro Paese, come immigrate, che siano bosniache o algerine o di altre zone "lontane", che alle spalle, più che una donna, si sono lasciate famiglie portate via dalla guerra.
Ne viene fuori una rappresentazione cruda e viscerale di un Paese non molto lontano dal nostro, in cui anche gli ultimi gradini della società, questi senzatetto che non hanno scelto questa vita ma vi sono stati costretti, rincorrono disperatamente i propri sogni e cercano continuamente nel proprio passato una possibile strada alternativa a quello che sono diventati. La scrittura di Izzo è semplice, preferisce dare spazio alle vicende piuttosto che ai pensieri, ammicca a volte fin troppo sui sentimenti, ma in definitiva racconta bene quello che vuole raccontare. Non è un libro che consiglierei a chiunque, ma non è neanche una lettura superflua: è una lettura che cerca di far capir meglio una certa parte della società, ma parla anche di integrazione e di rapporti umani. E di storie d'amore finite male: sono infatti almeno tre le storie d'amore finite male in questo romanzo (se ci limitiamo al protagonista, altrimenti diventano almeno cinque), tutte tanto importanti che sembrano le uniche ancora a smuovere dei personaggi che si sentono oramai completamente perduti e abbandonati a se stessi.