Spiegazione di Alice Munro (lunghetto, ma non posso spiegare Munro con meno righe). Quando ho letto per la prima volta i racconti di Alice Munro - si trattava della raccolta "Il sogno di mia madre" - li lasciai andare a metà, li ripresi mesi dopo e ne finii alcuni, con una certa irritazione pensai che sì, era brava, ma niente di speciale. Credo capiti a molti lettori della Munro, pensare che sia brava ma non averne inteso quanto. Quando con il terzo tentativo lessi altri racconti di un'altra raccolta, forse erano passati tre anni. Ebbi allora la sensazione, netta, come una rivelazione, che Alice Munro è una scrittrice grandissima, forse l'unico vero grande scrittore contemporaneo. Per grande intendo originale. Quello che non c'era. Molti tra i ritenuti grandi non lo sono, sono propaggini di scrittori precedenti. Alice Munro non assomiglia a nessuno. Ho riavuto la conferma ultimamente rileggendo il primo racconto di quella raccolta, Una donna di cuore. Lunghezza 80 pagine.
Una donna di cuore è un racconto che solo Alice Munro può concepire e lo si capisce solo alle ultime pagine, il lettore, come è capitato anche a me con i primi racconti di Alice Munro, cerca di intuire dove sta andando la storia, sembra di averlo capito ma non è mai così, non è mai incredibilmente così. E a fine lettura si capiscono due cose, la prima è che Alice Munro deve aver raggiunto una perfezione, tra naturalezza e improvvisazione, che riesce a smontare tutte le possibili anticipazioni mentali del lettore, e la seconda è che ad Alice Munro interessa principalmente mostrare come una sofferenza - e spesso le sofferenze sono i nostri stessi pensieri sulle cose - può cambiare radicalmente come una pura rappresentazione di pensieri che si scontrano nella nostra testa. Il racconto Una donna di cuore è un capolavoro in questo senso.
Ora provate a far leggere questo racconto a un lettore che non ha mai letto Alice Munro, vi dirà probabilmente, brava, sì, ma niente di speciale. Ecco perché quando posso scrivo e riscrivo di Alice Munro, perché nonostante abbia vinto meritatamente il Nobel temo che molti lettori non riescano a entrare nel suo mondo come peraltro non ero riuscito io; troviamo scritto sulle quarte di copertina nomi classici da Cechov a James fino ai più recenti americani Carver e Cheever e tendiamo a fare inconsciamente confronti. Questa è una rilassatezza comprensibile della critica perché Alice Munro è ancora in pieno corso di identificazione. Cechov è grandissimo, è autore che amo, ma Alice Munro NON è Cechov e NON è Carver. Alice Munro ha intuito benissimo Citati, è una scrittrice nuova, che ha portato il racconto in un altro ambito, ne ha esteso i limiti delle possibilità, tra qualche anno si dirà, di un autore, che scrive 'alla Alice Munro' come si è detto scrive 'alla Cechov' o 'alla Kafka'.
Provo a spiegarmi sul racconto in questione. Una donna di cuore.
(Ovviamente non posso non raccontarne gli sviluppi, compreso il finale, che nel caso di Alice Munro è 'tutto' poiché illumina le 79 pagine precedenti: per cui è consigliabile andare avanti nella lettura
di queste mie impressioni, dopo aver letto il racconto in questione, se non volete sciuparvelo)
Tre ragazzini scoprono un'auto nel fiume, nell'auto trovano il cadavere di un optometrista, siamo in Canada, nel 1951. Alice Munro nelle prime trenta pagine si sofferma a parlare delle famiglie dei tre ragazzini e ci fa capire perché tutti e tre nei primi giorni non diranno nulla del fatto, fino a quando andranno a raccontarlo al commissariato. Perché trenta pagine per dirlo se poi il racconto passa a narrare la vita di una donna, Enid, che assiste in casa persone malate? Questo è già un motivo che rende Alice Munro una scrittrice rischiosa da leggere perché i nessi tra le cose sono labili. Come nella vita.
Infatti i ragazzini scompaiono dalla storia, e badate bene, non ricompaiono. Adesso si parla di Enid e dell'assistenza a una donna di 27 anni, la signora Queen, che è gravemente malata di reni e si sa che morirà. Enid è la 'donna di cuore' del titolo, una donna che non si è sposata e che come tanti personaggi di Alice Munro vive nella certezza della propria libertà interiore. Il marito della signora Queen, Rupert, è andato a scuola con Enid per cui il lettore si sposta mentalmente sul rapporto tra Enid e Rupert: quando morirà la signora Queen che cosa accadrà tra lei e Rupert? Sì, ma il morto iniziale che c'entra. Nel frattempo Alice Munro descrive la vita di Enid, una donna curiosa in un mondo un po' ottuso, e il lettore si chiede 'ma se questa donna è una donna di cuore dove sta il cuore?' La signora Queen straparla, fa insinuazioni sul marito, e lei amorevolmente sopporta.
- Ogni sera lui esce di casa e va a cercarsi una donna, giusto?
- Per quanto ne so io, va da sua sorella
- Per quanto ne sai tu. Ma non ne sai granché.
Alice Munro va avanti, la signora Queen confessa che un giorno l'optometrista, il signor Willens, è andato a visitarla, non si sa bene se sapesse tenere le mani a posto, il fatto è che mentre sta visitandola entra suo marito, si allarma e lo colpisce in testa. L'uomo morirà e marito e moglie insceneranno la morte del signor Willens, nel fiume con l'auto. A questo punto il lettore pensa che sì la donna è stata complice, il marito è stato brutale e cattivo e lei Enid che cosa dovrebbe fare ora che è morta la signora Queen? Dovrebbe costringere il marito a confessare, e come potrebbe farlo? E poi lui andrà in prigione e lei dovrà rinunciare a questo possibile uomo, per sé. Vuole invitarlo ad accompagnarla a una gita in barca e confessandogli di non saper nuotare fargli domande scomode, lui non avrà il coraggio di gettarla in acqua proprio perché lei lo sta mettendo davanti a una cosa troppo facile e in questo modo vuole suscitare la sua confessione, approfittando anche del fatto che sono stati vecchi amici e stanno vivendo insieme un momento importante delle loro rispettive vite.
Il lettore immagina la scena, loro due nella barca e lei che cerca le parole per dire, Rupert tua moglie mi ha confessato... a questo punto siamo ancora nella testa di Enid, e come Enid iniziamo a essere stanchi, ECCO giungere e affiorare la grandezza di Alice Munro; siamo entrati nei pensieri di Enid che ricorda come da bambina avesse detto una bugia a sua madre, aveva visto suo padre in casa insieme a un'altra, quando aveva 4 anni, e sua madre non le aveva creduto. I seni di quella donna erano come coni di gelato. I coni di gelato erano un'immagine della bambina che non sapeva cosa fossero i seni di una donna e la scena era frutto di un sogno. Di quei sogni strani che sanno inventare solo i bambini. La signora Queen ha inventato tutto in fin di vita per il solo gusto di gettare scompiglio tra le cose, per pura cattiveria. Tutta diavoleria. È questa la cosa che sta pensando ora Enid, un'intuizione che la farà commuovere e piangere (un po') e porterà Rupert, ignaro dei pensieri di lei, a dirle consolandola "non ha avuto fortuna nella vita". E ora la avrà?
Sono righe bellissime in cui non importa più capire se Ingrid se la sta raccontando affinché la sua vita possa prendere una piega nuova o se una donna di cuore voglia poter dire, per Alice Munro, la consapevolezza banale che prende corpo nella mente di Enid: "Quanti benefici potevano sbocciare dal suo silenzio. Benefici per gli altri, come per se stessa. Era questo che la maggior parte delle persone sapeva. Una cosa banale che lei aveva impiegato così tanto tempo a capire. Era in quel modo che si manteneva abitabile il mondo".
Ho cercato di ricostruire in sintesi un racconto magistrale di Alice Munro. Nello stesso volume c'è un racconto dal titolo "Le bambine restano". È una magnifica storia di adulterio, ma non ve la racconto :) Ciao