Studies in Power and powerlessness. A collective attack on the anti-female culture created by a patriarchal society. Writings by 31 women scholars and activists.
Mi sono avvicinata al femminismo con quello americano degli anni '70 perché erano i libri che trovavo in biblioteca e sono rimasta particolarmente legata ai primi che ho letto. Questo faceva parte del quartetto dei miei vent'anni ed ero emozionata di ritrovarlo, ma l'effetto è stato diverso: quello che ho letto e imparato nel frattempo e l'esperienza della quarta ondata lo hanno reso piuttosto sorpassato. Kate Millett è forse la più celebre e titolata delle autrici e con il suo saggio sulla prostituzione ne dà una visione d'insieme potente, offrendo il punto di vista della sex worker, dell'avvocata e della militante per i diritti civili, ma è anche un punto di vista figlio del suo tempo, che vede la prostituta solo in termini di sfruttamento maschile e degrado. Gli interventi sull'educazione e sulla socializzazione femminile sono studi infarciti di sondaggi che mi hanno annoiata a morte, senza contare che nessuna meglio di Gianini Belotti ha affrontato l'argomento nello stesso periodo. L'attualità della raccolta sta tuttavia in un paio di saggi ancora coerenti con le istanze del femminismo contemporaneo, in particolare quello che si interroga sul perché non ci siano state grandi artiste nella storia e decostruisce il mito del pittore emerso dal nulla grazie al suo talento, mostrandone invece tutti i privilegi maschili. Ho trovato interessanti anche quelli sulle condizioni dell'occupazione femminile, sul lavoro di cura e sul lesbismo: nonostante molto sia cambiato da allora, a livello sistemico le lotte di noi femministe odierne non sono cambiate, se dobbiamo dichiarare di voler o non volere figli a un colloquio, siamo costrette a occuparci di prole e familiari in larga parte da sole e i diritti delle persone LGBTQI+ sono sempre sotto attacco.