«Avevo condotto una vita da passatore in più di un modo – ricorda Tzvetan Todorov a un certo punto di questa autobiografia intellettuale –: dopo aver attraversato io stesso le frontiere, ho cercato di facilitarne il passaggio ad altri. Prima, frontiere tra paesi, lingue, culture; poi, tra ambiti di studio e disciplinari nel campo delle scienze umane. Ma anche frontiere tra il banale e l’essenziale, tra il quotidiano e il sublime, tra la vita materiale e la vita spirituale». È questo inquieto passare, che ignora l’acquiescenza della stasi, che probabilmente ne ha fatto uno dei grandi testimoni della sua epoca di per se stessa drammaticamente capace e delle più maestose narrazioni ideologiche e delle più rovinose distruzioni: Todorov, una «memoria del secolo». Più o meno tutti i crocevia che hanno segnato la strada ai nostri tempi, lo hanno visto presente con le sue opere e tutti i maîtres à penser, fin dai tempi del suo arrivo nella Parigi di Sartre di Roland Barthes e di Lacan dalla Bulgaria del socialismo reale, lo hanno avuto interlocutore nel dibattito delle scienze umane. Tanto che lui, osserva l’intervistatrice, dà «l’impressione di un uomo che ha vissuto più vite in una». Che cosa le tiene assieme, che cosa accomuna queste identità apparentemente plurali? Forse una attitudine al vagabondaggio intellettuale appreso negli anni vissuti in un sistema «pronto a immolare gli uomini in nome dell’umanità»: «preferisco occuparmi degli individui piuttosto che delle collettività, non mi fido delle grandi parole, cerco di sapere a che prezzo le paghiamo e quali realtà dissimulano». Forse l’idea di una cultura itinerario, perché «la conoscenza non è un fine in sé ma la via d’accesso a un po’ più di saggezza. Ho l’impressione di aver sempre ricercato la risposta a un’unica domanda: come vivere?». Perciò questa autobiografia, fatta di ricordi e riflessioni stanati dalle domande estemporanee dell’intervistatrice, non mira a sostituirsi alla biografia minuziosa né a riassumere un pensiero. Cerca di abbracciare il pensiero e la vita, di rievocare il dialogo continuo tra i due: cioè l’articolarsi di un pensiero vissuto rispetto al mondo, alla storia e al suo tempo.
In Bulgarian Цветан Тодоров. Todorov was a Franco-Bulgarian historian, philosopher and literary theoretician. Among his most influential works is his theory on the fantastic, the uncanny and marvellous.
Bellissima conversazione con un maestro della critica letteraria, che nei miei anni universitari credevo trincerato come un Barthes, un Lévi-Strauss, un Eco, e che invece ho scoperto libero ed originale... capace di appassionare ed illustrare presupposti e limiti della semiologia così come del famigerato strutturalismo. "La tentazione strutturalista di studiare l'opera, e solo essa, è votata allo scacco: l'opera deborda sempre da tutti i lati. Si è obbligati ad isolare dei segmenti o delle prospettive; ma, se si reifica questa necessità pratica in un postulato teorico, essa diventa nociva". C'est tout! Utili i riferimenti bibliografici a termine del volume, nonché la breve "conversazione a distanza" in postfazione.