Isabelle Aubry ging jarenlang gebukt onder het grote geheim dat ze met zich meedroeg: het stelselmatige misbruik door haar vader. Tot ze op een gegeven moment besloot dat ze niet langer slachtoffer wilde zijn. In haar ontroerende, aangrijpende boek durft Isabelle Aubry voor het eerst te vertellen over de beproevingen die zij moest doorstaan.
Survivante de l'inceste, a fondé l'Association Internationale des Victimes de l'Inceste (AIVI) en 2000, une association à but non lucratif animée par un groupe de survivants de l'inceste français, canadiens et belges. Sa volonté est de rassembler, d'aider et de porter la parole des survivants de l'inceste qui ont vécu ou qui vivent encore sous le poids du silence.
Grâce à Internet, et à sa volonté d'agir, le slogan de l'association "Donnons-nous enfin la parole !" se fait de plus en plus entendre grâce aux nombres actions menées sur le terrain, et le succès des congrès internationaux rassemblant victimes et professionnels chaquée année à Paris depuis 2008.
Scioccante! Ho letto altre storie di abusi subiti in famiglia, ma questa mi ha lasciata di stucco. Qui l'abuso non si consuma solo fra le pareti domestiche, ma il corpo di Isabelle viene offerto anche a degli estranei, addirittura per delle orge! E parliamo di una bambina di 12 anni!! Quando Isabelle dice di aver avuto più di 500 persone che hanno abusato di lei sono rimasta di sasso. 500!!! Non riesco nemmeno ad immaginare l'orrore di una vita simile. E lo sdegno per la totale assenza di giustizia. Il padre se l'è cavata con pochi anni di galera, mentre la figlia ha avuto la vita distrutta e ogni giorno deve resistere alla tentazione di farla finita. Isabelle ha avuto la forza di trovare uno scopo nella sua vita, cioè aiutare, con la sua associazione, la vittime di abusi familiari. Lei stessa dice che questo è ciò che la spinge ad andare avanti, per poter dare voce e sostegno a chi troppo spesso viene ignorato per vergogna. Mi ha colpita la riflessione dell'autrice sulla differenza di trattamento fra chi subisce abusi da parte di estranei e chi, invece, viene abusato in famiglia. Nel primo caso c'è molta più solidarietà e attenzione per le vittime, mentre nel secondo spesso le vittime vengono tacitate per non creare scandalo, quando addirittura non vengono accusate a loro volta di essere state provocanti. Atrocità su atrocità.
Non è possibile ovviamente dare un voto ad una storia simile quindi mi asterrò. Due riflessioni però mi sento di farle: se da un lato la scrittura in prima persona permette di leggere il dolore e le emozioni della protagonista senza filtri, dall'altra ne esce un racconto che è quasi "vomitato" un po' disomogeneo e poco approfondito dal punto di vista psicologico. Dal mio punto di vista avrei preferito un taglio più da saggio perchè ciò che mi interessa quando leggo argomenti tanto delicati è la forza umana e quello che accade nella psiche delle vittime più che le violenze subite.
Se dovessi darei 5 stelle, anche di più, volendo. Il libro ha raggiunto il suo obiettivo: quello di denunciare con coraggio ciò che accade anche in paesi molto evoluti - come la Francia - ma il più delle volte rimane celato. Ci vuole un grande coraggio a leggere questo libro, ma un coraggio mille volte maggiore è servito per scriverlo, o meglio, per avere la forza di sopravvivere a un trauma così grande.
Evidenzia in modo travolgente le conseguenze del tabù:fumo; droga; innamorarsi di un quarantenne per ricercare il padre; vedere il rapporto fisico come unica forma d'amore; abbassare la testa a casa ed essere indomabili fuori. Anche i comportamenti dei famigliari ed i vicini di casa sono analizzati: medici che non la visitano, ma ne approfittano; matrigne che lasciano fare; disinteresse della giustizia, della società. La necessità di nascondere i segni della violenza dietro "vestiti da bambina per bene". Si ruba per attirare l'attenzione, si coinvolgono i vicini, ma nessuno aiuta. Vige la cultura del silenzio anzichè affrontare il trauma parlandone. Si lascia che subiscano violenze, depressioni, bulimia, autolesionismo, perdita della fiducia, fughe, bisogno compulsivo di sedurre, incapacità di dire di no, di vivere in due, tentativi di suicidio. Aubrey spiega bene la differenza tra le vittime di un pedofilo (appoggiate da media, famiglia e società) e quelle di un incesto (abbandonate da tutti per salvare la figura della "Famiglia") e la differenza tra vittima (chi subisce e soffre legato) e sopravvissuto (chi prende in mano la sua vita).
Het verhaal dat vier sterren verdient puur om de heftigheid. Wat een ellende dat iemand die je eigenlijk zou moeten beschermen dit met je doet. Ik heb het niet droog gehouden met het lezen van dit boek. Chapeau voor deze schrijfster dat ze haar slachtoffer rol heeft afgelegd.
de eerste driekwart van het boek krijgt van mij 5 sterren. Zeker een aanrader. een heftig verhaal dat de ogen opent. de laatste 50 pagina's hebben het boek in mijn ogen echter verpest. de schrijfster bezit een eigenschap die daarin naar voren komt, waar ik een grote hekel aan heb: tunnelvisie en geen kleine overwinningen kunnen vieren. alles moet meer. En dat moet het ook zeker in de praktijk. Maar ook de kleine vooruitgangen en meningen van anderen doen ertoe. Heel jammer, dat laatste gedeelte. verder vraag ik me af hoe die cijfers die ze als feiten naar voren brengt eigenlijk berekend zijn (buiten het feit dat ieder misbruikt kind er 1 teveel is natuurlijk). Ik denk dat ze nog veel meer zou kunnen bereiken met haar organisatie als ze wat opener zou staan naar anderen, zich objectiever op probeert te stellen en zich meer inleeft. hetgeen zij ook vraagt van mensen. Maar ook die karaktereigenschap zal waarschijnlijk te wijten zijn aan de incest.
"Ik was nog maar een kind" volgt het aangrijpelijke verhaal van Isabelle Aubry, die misbruikt werd door haar eigen vader. De gruwelen en geheimen die dit met zich meebrachten, zijn op een vlotte manier geschreven.
Toch vond ik het moeilijk om het te lezen. Na elke pagina vraag je je af als lezer waarom het zo lang had kunnen doorgaan, waarom de moeder zo emotioneel afstandelijk was en waarom het franse (gerechts-)systeem zo hard heeft gefaald.
Een aanrader voor iedereen om te lezen, maar zeker voor mensen die geloven in de "heilige band" tussen ouder en kind.
Un témoignage poignant, difficile à lire car ça vous trou le cœur, pourtant impossible de le lâcher. Il est facile de se mettre dans la peau d'Isabelle car c'est très bien écrit, mais il est difficile de digérer certaines scènes... car nous savons que ce qui est raconté n'est pas une simple histoire, c'est son histoire
ciò che più mi ha colpito del libro è che il tema trattato pur essendo scabroso e delicato insieme viene trattato dalla scrittrice con molta scioltezza e a volte anche ironia come se stesse raccontando una storia che non la riguarda. lei che ha avuto una vita sconvolta e distrutta rovinata da chi avrebbe dovuto proteggerla e amarla ha il coraggio di combattere per quelli che coraggio non ne hanno o sono ancora troppo piccoli per farlo da sè. lo consiglio perchè di queste cose è giusto sapere e parlare per non dover affrontare mai quello che Isabelle Aubry ha subito.
Non sono in grado di votare questo libro, perchè non saprei proprio come classificarlo. Parliamoci chiaro, non è una bella storia. È faticoso leggere quelle cose, immaginarsele. Tutto provoca dentro di te una rabbia di dimensioni inimmaginabili, vorresti fare a pezzi quell'uomo. Nessuna donna o bambina che sia dovrebbe vivere anche solo una di quelle esperienze. Ci vuole grande coraggio per scriverlo, leggerlo, ripensarlo. Struggente, nient'altro da aggiungere.
E' difficile ammettere di aver subito una violenza da un padre e la maggior parte degli abusati non lo dirà mai, per vergogna o forse per la paura di non essere creduti. Storie vere che toccano il nostro più profondo intimo.
Indrukwekkend, weerzinwekkend en noodzakelijk. De strijd om gehoord te worden als overlever van incest vormt de rode draad in dit boek. De machteloosheid druipt tussen de woorden uit... Het boek heeft een enorme indruk op me gemaakt.