Non c'è oggi cronista o opinionista che non si senta obbligato a parlare di nichilismo appena qualcosa di increscioso avviene. Ma che cosa sta all'origine di questa parola, ma l'intelligencija russa fece dilagare nell'Europa di fine Ottocento? Nietzsche la definiva un «ospite inquietante», ma che ormai è impossibile mettere alla porta. E al tempo stesso osava affermare di essere «il primo perfetto nichilista d'Europa, che però ha già vissuto in sé fino in fondo il nichilismo stesso - che lo ha dentro di sé, sotto di sé, fuori di sé». Chi ha saputo raccogliere la sfida di Nietzsche è stato innanzitutto Heidegger. Dalla metà degli anni Trenta, nel lungo periodo in cui elaborò il suo imponente Nietzsche, Heidegger individuò nel nichilismo il tratto peculiare dell'Occidente, quello che domina la sua storia non già dai sussulti rivoluzionari ottocenteschi, ma fin dalle origini greche. Interpretazione che sconvolge le carte della storia del pensiero e si condensa in questo corso del 1940, che Heidegger stesso volle estrapolare dal Nietzsche (1961) e pubblicare come testo a sé stante (1967).
Martin Heidegger (1889-1976) was a German philosopher whose work is perhaps most readily associated with phenomenology and existentialism, although his thinking should be identified as part of such philosophical movements only with extreme care and qualification. His ideas have exerted a seminal influence on the development of contemporary European philosophy. They have also had an impact far beyond philosophy, for example in architectural theory (see e.g., Sharr 2007), literary criticism (see e.g., Ziarek 1989), theology (see e.g., Caputo 1993), psychotherapy (see e.g., Binswanger 1943/1964, Guignon 1993) and cognitive science (see e.g., Dreyfus 1992, 2008; Wheeler 2005; Kiverstein and Wheeler forthcoming).
“L’essere è logoro, eppure al tempo stesso ogni volta, in ogni attimo, impensato nel suo avvento. L’essere è ciò che è più affidabile, che non ci inquieta mai fino al dubbio.”
“Il richiamo a idee e valori e la loro postulazione sono l’armamentario più corrente e comprensibile dell’interpretazione del mondo e della guida della vita. Questa indifferenza rispetto all’essere in mezzo alla suprema passione per l’ente testimonia il carattere interamente metafisico dell’epoca.”
“L’evo (Weltalter) del compimento della metafisica – scorto pensando radicalmente i tratti fondamentali della metafisica di Nietzsche – ci fa pensare in che misura noi dobbiamo dapprima trovarci nella storia dell’essere e, prima ancora, esperire la storia come lo sprigionamento dell’essere nella macchinazione (Machenschaft), la quale destina l’essere stesso affinché la sua verità diventi essenziale per l’uomo in base all’appartenenza di quest’ultimo a essa.”