Vladimir Luxuria torna con un romanzo ironico e intelligente, che con grande pudore e fermezza denuncia le umiliazioni estreme subite dagli omosessuali in uno dei momenti più bui della storia umana, ma ci ricorda anche che la vita ha in serbo sempre grandi sorprese, fosse pure per chi ha molto sofferto.
Raffaele è un anziano omosessuale, originario di Foggia ma trasferitosi a Milano da molti anni. Una sera dà un passaggio a un ragazzino che sembra intenzionato a sedurlo, ma che appena giunti in periferia estrae un coltello e lo deruba, lo picchia e gli porta via la macchina. Una disavventura simile capitata all’amico Aldo è l’occasione per riandare al passato: alla sua amicizia con Michele, un ragazzo della sua terra, ma soprattutto ai tempi che precedettero la seconda guerra mondiale, quando Raffaele si esibiva come ballerino en travesti in un locale gay di Berlino, insieme a due “sorelle”, Franz e Karl. Il destino aveva bussato alla porta ben presto: un’irruzione delle SS, l’arresto, il rimpatrio per Raffaele, e per Karl e Franz la tortura e la deportazione ad Auschwitz, verso il nulla. Ora il passato torna a far sentire tutto il suo peso, e Raffaele avrà modo di fare i conti con ciò che di tragico e inaudito è accaduto negli anni del nazismo, dell’intolleranza e dell’odio, e con la sua stessa storia. C’è ancora una speranza, ma passa attraverso una memoria personale e collettiva, scandita dai nomi di chi ha pagato a caro prezzo la propria voglia di libertà e di amore.
Iniziò la carriera artistica nella città natale, Foggia, dapprima organizzando feste ed eventi culturali, poi esibendosi con i suoi primi spettacoli dal vivo nel 1982 alla Taverna del Gufo. Nel 1985 si trasferì a Roma, dove si laureò in Lingue e Letterature Straniere con 110 e lode con una tesi sullo scrittore Joseph Conrad.
Alla fine degli anni '80 inizia il suo impegno nel movimento per i diritti della comunità GLBT (gay, lesbica, bisessuale e transgender). Entra a far parte del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, per il finanziamento del quale nel 1990 dà vita alla serata Muccassassina, della quale rimane direttrice artistica per oltre dieci anni e che si teneva inizialmente al centro sociale "Villaggio Globale". La serata diventa in quegli anni una delle più note della capitale, e arriva ad ospitare personaggi di calibro internazionale come David LaChapelle, Grace Jones, Rupert Everett, Alexander McQueen[4]. Insieme a Imma Battaglia fu organizzatrice del primo Gay Pride d'Italia, che si tenne a Roma il 2 luglio 1994 e al quale parteciparono circa diecimila persone. Sempre a Roma, iniziò contestualmente la sua carriera nel mondo dello spettacolo e del cinema. Si esibisce al Piper, e nel 1987 incide un brano scritto da lei, Der Traurige, nella compilation Hey Roma! per la Klang Records[6]. Nel 1991 ottenne la sua prima parte in un film, Cena alle nove, diretto da Paolo Breccia. In quel periodo, secondo quanto dichiarato in una intervista, si prostituì per un breve periodo, al fine di reperire i mezzi di sostentamento necessari e mantenersi nella capitale. Nel 1997 ottiene una piccola parte nel film di Carmine Amoroso Come mi vuoi, che la vede recitare al fianco di Enrico Lo Verso e Monica Bellucci. Negli anni successivi intensificò la propria attività politica e civile, collaborando con diversi quotidiani e network radiofonici, fra cui: l'Unità, Liberazione e Radio Capital. Frequenti sono state le sue presenze al Maurizio Costanzo Show su Canale 5. Dal 2004 è ospite fissa della trasmissione Markette su La7. Nella sua carriera televisiva ha anche condotto, insieme a Valeria Bilello, il programma televisivo One Shot Evolution, basato sulla rievocazione musicale e culturale degli anni ottanta del XX secolo, in onda su All Music. Contemporanea prosegue la sua attività di attrice di cinema e, a partire dagli anni 2000, di teatro. A teatro porta diversi spettacoli di cui è anche autrice. Dal 2001 al 2003 gira i teatri italiani con il musical Emozioni, diretta da Sergio Japino e in cui recita insieme a Sabrina Salerno e Ambra Angiolini. Nel 2006, su proposta di Rifondazione Comunista, si candida come indipendente alla Camera dei deputati. La campagna elettorale, raccontata nel documentario L'eletta, la porta a diventare la prima parlamentare transgender di un Parlamento europeo.
Nel maggio del 2007 pubblica il suo primo libro, Chi ha paura della Muccassassina, edito da Bompiani, nel quale racconta il suo percorso di vita da Foggia a Montecitorio. Nel 2008 ha partecipato al reality show di Rai 2 L'isola dei famosi, uscendone vincitrice. Liberazione pubblicò un articolo in cui sottolineava l'importanza della sua vittoria, paragonando provocatoriamente Luxuria al presidente appena eletto degli Stati Uniti Barack Obama. Nel 2009 pubblica Le favole non dette, edito da Bompiani. Si dedica anche alla radio, conducendo due trasmissioni su Radio Capital, Luxuria si sveglia a mezzanotte e Cuore e Luxuria, e una su R101, Siamo donne! assieme a Laura Basile. Partecipa come madrina al Sicilia pride di Palermo del 2010 e poi al Campania pride di Napoli del 2011, dove sfila al fianco del sindaco neoeletto Luigi de Magistris. Nello stesso anno, assieme ad Alba Parietti, è opinionista fissa dell'ottava stagione del reality show di Raidue L'isola dei famosi, condotto da Simona Ventura.
Sempre nel 2011, le viene assegnato il Gay Village Award come il personaggio LGBT più amato, avendo ricevuto il 25% delle preferenze in un sond
"Eldorado" è un libro che si legge volentieri e in poco tempo. Luxuria sceglie di trattare un tema molto delicato, quello dell'omosessualità nella Berlino nazista. Lo fa per vie traverse, tramite il personaggio di Raffaele. Lui è un anziano attore di teatro e televisione, omosessuale, che vive nella Milano degli anni '80. A causa di un furto si trova a dover fare i conti con un passato che credeva di aver rimosso, ma che tornerà a bussare prepotentemente alla sua porta. Negli anni '30, Raffaele viveva a Berlino e lavorava all'Eldorado, famoso locale in cui si esibiva en travesti insieme a due "sorelle", Karl e Franz. Poté così assistere all'orrore delle deportazioni naziste, che riguardarono purtroppo anche i suoi due amici. Nel presente, grazie a una lettera ricevuta da un sopravvissuto di Auschwitz, Raffaele riesce a riannodare le fila del proprio passato e a scoprire il destino di Karl e Franz, le orgogliose e dolci "sorelle" di Berlino, rimaste sempre umane anche in mezzo alla bestialità. All'orrore del campo di concentramento sono dedicati direttamente, va detto, soltanto due o tre capitoli. L'intento dell'autrice non è infatti quello di scrivere un racconto "di genere". Vuole toccare certi temi, in modo da spingere il lettore alla riflessione, ma vuole farlo attraverso la parabola tutta interiore del protagonista. Raffaele, ormai anziano, è convinto che la vita non abbia più molto da offrirgli. Riesce in qualche modo a sfogare le proprie preoccupazioni sul palco, quando "diventa" il riuscitissimo personaggio di Nonna Wanda, grazie a battute sagaci e a volte esilaranti. Riuscire finalmente - e non senza dolore - a riscoprire quel passato che aveva tentato di mettere da parte, lo renderà in grado di scoprire anche il futuro. Il bello del romanzo, dei capitoli finali in particolare, è proprio la grande speranza che trasmette. Mai arrendersi finché si è vivi, perché qualcosa di bello è sempre dietro l'angolo. C'è il rischio che gli errori si ripetano, sia nella storia che nell'umana esistenza, ma bisogna sempre lottare affinché ciò non avvenga. Mai arrendersi, perché la felicità è proprio nelle piccole cose. Sta a noi trovarla, scoprirla, in questa piccola caccia al tesoro che è la vita. Bel messaggio di fondo, insomma, questo di Vladimir Luxuria. Lo stile è efficace, scorre fluido, tuttavia devo ammettere di aver trovato la narrazione un po' distaccata rispetto al tema trattato (un tema comunque di grande intensità emotiva). Mi è mancata, in sostanza, l'empatia che quasi naturalmente avrebbe dovuto andare a crearsi viste le premesse. Il romanzo mi è piaciuto ma ne sono rimasta tutto sommato distaccata. Detto ciò, è comunque un pregevole "primo tentativo": Vladimir scrive bene e ha la giusta sensibilità. Soprattutto, questo romanzo è praticamente un film già scritto e ci sarebbe da sperare che qualche produttore ci faccia un pensierino.
Vladimir Luxuria non lascia indifferente, puoi odiarla, bistrattarla o amarla e ammirarla, ma sarà sempre al centro dell’attenzione, è stata parlamentare europea, è una artista ed anche un ottima scrittrice, inoltre si è sempre battuta per i diritti dei più deboli.
Mi sono imbattuta nel suo libro per caso, una donna che ammiro molto, ha pubblicato una piccola recensione su un gruppo che seguo il 27 gennaio, conosciamo tutti questa data è il giorno della memoria, la commemorazione d tutte le vittime dell’Olocausto e catturata dalle sue parole e dalla copertina ho voluto leggerlo subito e non me ne sono pentita. Non è certamente un libro leggero, è doloroso, un libro che ti da un pugno allo stomaco, ma che deve essere letto, sopratutto in questo periodo storico dove chi era la nostra memoria, se ne sta andando e sempre di più si sente parlare, di gente che non crede che l^Olocausto, i campi e i forni sono solo fantasia, che niente è accaduto.
Sono stata a Berlino, e ho visitato il museo della memoria, è stato un dolore immenso ma bisogna conoscere, perché tutto questo non si ripeta, purtroppo la paura è che l’essere umano, l’uomo ha la memoria corta, altrimenti perché ha fatto due guerre mondiali? Ancora si uccide in nome di dio, ma poi dio ha mai detto di versare sangue innocente?
Il libro è scritto in maniera scorrevole e ironico, Raffaele che non smette mai di recitare, neanche nei momenti più critici, Raffaele ormai è anziano ma continua ad esibirsi nei locali vestito o meglio travestito da nonna Wanda Una sera viene picchiato e derubato della macchina e i fantasmi del passato vengono a fargli compagnia, i fantasmi della sua infanzia a Foggia della sua amicizia con Michele e Berlino, dove un giovane Raffaele si esibiva come ballerino in un locale gay insieme a Karl e Franz, e dove ha conosciuto il terrore delle SS, lui rimpatriato e i suoi amici? Purtroppo per loro la deportazione, la razza ariana non poteva accettare due gay.
Raffaele è solo, anziano e vive a Milano e i fantasmi arrivano, e lui deve accoglierli per poter ricevere il dono dalla vita, perché la vita malgrado tutto ha sempre in serbo delle sorprese
E’ un libro che consiglio assolutamente da leggere, fa sorridere ma sopratutto fa riflettere perché è una denuncia delle umiliazioni e le torture che hanno subito tutti coloro che “erano diversi”. Diversi da chi poi?
Il rischio di cadere nella retorica quando si parla di vittime dell’Olocausto, anche in un romanzo coerente ma senza pretese di ricostruzione storica - è sempre grande. In questo libro si scopre invece una Vladimir inedita e per niente banale, nonostante si tratti del suo primo vero e proprio esperimento narrativo. Vladimir, con la coraggiosa scelta di fare di un anziano il protagonista di un romanzo LGBT in un mondo gay che sembra ancora oggi non aver fatto proprio il tema della vecchiaia, fa tesoro della sua memoria storica di militante inserendo fatti ed elementi realmente accaduti anche nella storia recentissima della comunità LGBT italiana. In Eldorado non ci sono infatti solo frammenti dell’orrore e della pazzia nazista ma anche riferimenti a persone e fatti più recenti come l’incendio del camper del Circolo “Mario Mieli”, la storia degli amici di Raffaele, Manuel e Francesco, una citazione chiara per chi è vicino al movimento LGBT a Manuel Incorvaia e Francesco Zanardi, la coppia di Savona che ha iniziato a Gennaio del 2010 in piazza Montecitorio uno sciopero della fame per portare l’attenzione del Parlamento sul tema del matrimonio fra persone dello stesso sesso . Il libro si lascia leggere piacevolmente nonostante alcuni passaggi temporali forse un po’ troppo bruschi e nonostante si percepisca chiaramente che è un libro che tenta di raccontare la storia di pochi - con gli usi, le abitudini, gli slang, le paure, i punti di vista e le inquietudini, specie relative a solitudine e alla vecchiaia - della minoranza LGBT a tutti e questo appare in maniera evidente ed un po’ fastidiosa se il lettore è una persona LGBT che vede quasi spiegarsi didascalicamente cose per lei o per lui del tutto ovvie. Purtroppo due cose lasciano un po’ l’amaro in bocca: alcuni personaggi che in alcuni momenti sembrano dover avere un ruolo di primo piano vengono liquidati in poche righe; inoltre l’ambientazione anni ‘80, giustamente necessaria a giustificare il salto temporale negli anni ‘30 dell’anziano protagonista, sembra per il resto del tutto marginale, non viene affatto raccontata ed indagata nonostante abbia significato molto per l’evoluzione del movimento LGBT italiano, tanto che a volte si ha l’impressione che la storia si sarebbe tranquillamente potuta svolgere 20 e 30 anni dopo. Peccato: da quel punto di vista un’occasione sprecata.