La cultura del secondo dopoguerra ha cercato in tutti i modi di sbarazzarsi di Gabriele d'Annunzio, l'uomo che marchiò il proprio tempo e influenzò il futuro, alternando l'indifferenza alla condanna, totale e preventiva. La diffidenza ideologica verso l'interprete del superomismo, l'irritazione per il personaggio e per ciò che ha rappresentato si sono unite ai pregiudizi di una critica letteraria che, fingendo di colpire lo scrittore e il poeta, si scagliava contro il nazionalista, l'antidemocratico, il guerrafondaio, il decadente. D'Annunzio è stato visto spesso solo come precursore del fascismo, inventore dei riti di massa e di parole d'ordine sui quali si sarebbe fondato il regime. Ma a Fiume fu l'inventore di una democrazia e di una modernità che andavano oltre la destra e la sinistra, che anticipava i movimenti libertari e le costituzioni più avanzate della seconda metà del Novecento, fino a pensare addirittura un ordinamento militare che aboliva le gerarchie. Riscoprirlo significa assegnargli il posto che gli compete fra gli italiani, di cui fu un campione smisurato.
Il merito di questa biografia è trattare d'Annunzio con onestà, quindi rapportandolo ai tempi (dall'Italia borghese addormentata postunitaria a quella altrettanto sonnolenta sotto il fascismo, passando per un'infinità di rivoluzioni, crisi, avanguardie ecc.).
Questo rende d'Annunzio meno amato/odioso in modo manicheo come spesso capita. Alcune sue caratteristiche importanti (erotomania, senso di predestinazione, multiforme genio letterario che si cimentò in qualsiasi tipo di opera scritta) sono il filo conduttore della vicenda. Le figure maschili di contorno rimangono in ombra, quelle femminili occupano il giusto spazio. Il centro è d'Annunzio con la sua parabola fatta di ascese, cadute e ricadute. Il trionfo letterario-poetico, l'impegno in guerra, l'impresa di Fiume: in mezzo, un mare di debiti, alcuni capolavori, tanti figli.
Non sono un grande esperto del personaggio né di come è poi stato trattato dal mondo culturale, ma mi sembra Bruno Guerri abbia fatto opera meritoria e scritto un saggio equilibrato nei toni e fedele al personaggio.
Lo abbiamo visto dai tempi adolescenziali del collegio: Gabriele voleva superare la massa, sovrastare gli altri e se stesso in una sfida continua, da cui emergesse la sua siderale distanza dal volgo indistinto. \\ "Il gusto del pubblico riduce oggi il cinematografo a una industria più o meno grossolana in concorrenza col teatro, ma tecnicamente non v'è limite alla rappresentazione del prodigio e del sogno: il telo bianco del cinema è il luogo dell'opera totale." Era l'ennesima intuizione di un letterato libero da formule prestabilite e da modelli già affermati: disposto a mutare sempre, a gestire, più che a fiutare, la direzione del vento rimanendo al contempo se stesso, laciando invariati gli elementi e le forme più primitive della sua ispirazione.
“Una storiografia semplificatrice e - come lui - orba di un occhio, ha visto e vede in d’Annunzio solo il precursore del fascismo, l’inventore dei riti di massa e delle parole d’ordine sui quali si sarebbe fondato il regime. È vero, d’Annunzio fu anche il Giovanni Battista del fascismo. A Fiume, però, fu l’inventore di una democrazia e di una modernità che anticipava al costituzioni più avanzate della seconda metà del Novecento, oltre agli stili di vita. Se l’Italia prese di lui la componente deteriore, e se ancora oggi gli italiani riescono a vedere solo quella, forse si tratta di un limite dell’Italia e degli italiani, non di d’Annunzio.”
❝ Disprezzando la massa, forte della propria diversità, Gabriele dʼAnnunzio non scese mai a patti per lusingarla, mai barattò lʼindipendenza creativa con la scorciatoia del successo. Anzi, lʼammirazione e lʼodio di cui è stato oggetto nacquero proprio dalla sua incrollabile coerenza: sempre al centro dellʼattenzione, senza rinunciare a se stesso, alle provocazioni e alle facce mutevoli di un personaggio che vide i tempi adattarsi a lui e non il contrario. ❞
Le parole di Giordano Bruno Guerri riassumono perfettamente Gabriele dʼAnnunzio, tanto amato quanto odiato per la sua eccentricità e per la sua lungimiranza. Scrivere un commento a questo libro e alla vita di questo personaggio così esemplare nel suo impegno come poeta, romanziere, drammaturgo, militare, politico, giornalista, seduttore e inventore di parole (ringraziatelo se ora potete utilizzare una parola così soave come “tramezzino”, altrimenti stavamo ancora qua a dire “sandwich” come dei finti inglesi) sarebbe fin troppo riduttivo per tutto ciò che dʼAnnunzio ha realizzato per lʼItalia e in nome dellʼItalia. A parte riprendere Fiume, perché nemmeno lui cʼè riuscito. E comunque, no, non si è mai fatto togliere le costole. STOP MAKING FUN OF GABRY. Gli dò 4 scudetti (sì, ha inventato anche questa parola) su 5.